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Richiamo salsicce per Escherichia coli STEC e zucca sott’olio per solfiti non dichiarati

Il Ministero della Salute richiama un lotto di salsicce Carni Celin per Escherichia coli STEC e la zucca sott’olio La Favola Antica – Ferri per solfiti non dichiarati.
• 29 Ottobre 2026, 14:28
Richiamo salsicce per Escherichia coli STEC e zucca sott’olio per solfiti non dichiarati

Il Ministero della Salute ha pubblicato nelle ultime ore due nuovi avvisi di sicurezza alimentare che riguardano categorie di prodotti molto diverse tra loro ma accomunate dalla natura precauzionale del provvedimento: da un lato il richiamo di un lotto di salsiccia Napoli dolce a marchio Bottega del Gusto, per la presenza di Escherichia coli produttore di Shiga-tossina (STEC), esteso in via cautelativa allo stesso lotto di salsiccia piccante a marchio Salumeria del Corso, e dall’altro un ulteriore ritiro di verdure sott’olio a marchio La Favola Antica – Ferri, questa volta relativo alla zucca a filetti piccanti e alla zucca grigliata, per la presenza di solfiti non dichiarati in etichetta.

Le salsicce richiamate per la presenza di STEC

Secondo quanto riportato nell’avviso ministeriale relativo alla salsiccia Napoli dolce, il prodotto interessato dal provvedimento è commercializzato in confezioni sottovuoto da 320 grammi, contrassegnate dal numero di lotto 26383 e dai termini minimi di conservazione (TMC) del 07/12/2026 e dell’08/12/2026, mentre per la salsiccia piccante a marchio Salumeria del Corso, richiamata a scopo precauzionale in quanto appartenente al medesimo lotto, i termini minimi di conservazione indicati sono il 13/12/2026, il 20/12/2026 e il 21/12/2026, sempre in confezioni sottovuoto dello stesso formato.

A produrre le salsicce oggetto del richiamo è l’azienda Carni Celin Srl, il cui stabilimento di produzione si trova in via Stazione 119/I, a Mirano, nella città metropolitana di Venezia, ed è identificato dal marchio IT UE 2361 P, il codice ovale che, in base alla normativa europea sull’igiene dei prodotti di origine animale, consente di risalire in modo univoco all’impianto riconosciuto in cui l’alimento è stato lavorato o confezionato.

L’azienda, a scopo precauzionale, raccomanda di non consumare le salsicce che riportano il numero di lotto e i termini minimi di conservazione indicati, precisando che le consumatrici e i consumatori eventualmente in possesso dei prodotti richiamati possono restituirli al punto vendita in cui sono stati acquistati, secondo la procedura ordinariamente prevista in questi casi dalla grande distribuzione e dagli esercizi commerciali al dettaglio.

Cosa sono gli Escherichia coli STEC

Gli Escherichia coli produttori di Shiga-tossina, indicati con l’acronimo STEC e talvolta designati anche come VTEC, ossia produttori di verocitotossina, costituiscono un gruppo di ceppi batterici in grado di sintetizzare tossine capaci di danneggiare le cellule dell’endotelio vascolare, in particolare a livello intestinale e renale, e sono considerati dalle autorità sanitarie europee tra i patogeni di origine alimentare di maggiore rilevanza, anche in ragione della bassa dose infettante necessaria a provocare la malattia.

Il serbatoio principale di questi microrganismi è rappresentato dai ruminanti, e la contaminazione delle carni può avvenire durante le fasi di macellazione e di lavorazione, con un rischio particolarmente elevato per i prodotti a base di carne macinata, come appunto le salsicce, nei quali i batteri eventualmente presenti in superficie vengono distribuiti all’interno dell’impasto, rendendo determinante, ai fini della loro inattivazione, il raggiungimento di temperature adeguate anche al cuore del prodotto durante la cottura.

L’infezione da STEC può manifestarsi con sintomi gastrointestinali di intensità variabile, che comprendono crampi addominali e diarrea, in alcuni casi di tipo emorragico, e può evolvere, soprattutto nei bambini piccoli e nelle persone anziane, nella sindrome emolitico-uremica (SEU), una complicanza grave caratterizzata da anemia emolitica, riduzione delle piastrine e insufficienza renale acuta, che in Italia è oggetto di uno specifico sistema di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

La zucca sott’olio richiamata per solfiti non dichiarati

Prosegue intanto la serie di richiami che interessa le conserve vegetali a marchio La Favola Antica – Ferri, con il Ministero della Salute che ha segnalato il ritiro della zucca a filetti piccanti e della zucca grigliata sott’olio a causa della presenza, nell’aceto di vino impiegato come ingrediente, di solfiti non dichiarati in etichetta, una circostanza che rende i prodotti potenzialmente pericolosi esclusivamente per le persone allergiche o intolleranti a queste sostanze.

Per quanto riguarda la zucca a filetti piccanti sott’olio, il richiamo coinvolge i vasi da 900 grammi con il numero di lotto 06/05/26 e il termine minimo di conservazione del 28/11/2027, oltre ai vasetti da 250 grammi con il numero di lotto 23/01/26 e il TMC del 28/07/2027, mentre per la zucca grigliata sott’olio sono interessati i vasi da 900 grammi con il numero di lotto 26/11/25 e il TMC del 28/05/2027 e i vasetti da 300 grammi con il numero di lotto 04/02/26 e il TMC del 28/08/2027.

Anche in questo caso la produzione è riconducibile all’azienda Ferri Sas di Ferri Pietro, con stabilimento in viale Europa 126/F, a Spoltore, in provincia di Pescara, identificato dal codice AA000657041PEIT, il medesimo riportato negli avvisi diffusi nelle settimane precedenti per le altre referenze della stessa linea di conserve.

I precedenti richiami della linea La Favola Antica

Il provvedimento si inserisce in una sequenza di avvisi che, prima della pubblicazione odierna, aveva già interessato altri undici prodotti tra verdure e funghi sott’olio commercializzati con lo stesso marchio, tutti richiamati per la medesima ragione, ossia la presenza di solfiti non indicati in etichetta, e la zucca rappresenta dunque l’ultima referenza in ordine di tempo a essere coinvolta in un ritiro che, nel complesso, riguarda ormai un’ampia parte del catalogo dell’azienda abruzzese.

Un elemento che caratterizza questa serie di richiami riguarda le modalità di pubblicazione da parte del Ministero della Salute: pur risultando tutti gli avvisi datati 22/10/2026, i documenti sono stati resi disponibili sul portale istituzionale in momenti distinti, e quella relativa alla zucca sott’olio costituisce la quarta pubblicazione separata riconducibile alla stessa vicenda, senza che siano state fornite indicazioni sulle ragioni di questa diffusione scaglionata.

I solfiti e l’obbligo di dichiarazione in etichetta

L’anidride solforosa e i solfiti, identificati come additivi con le sigle comprese tra E220 ed E228, rientrano nell’elenco delle quattordici sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze previsto dal Regolamento (UE) n. 1169/2011, il quale impone di evidenziarne la presenza nell’elenco degli ingredienti quando la loro concentrazione supera i 10 milligrammi per chilogrammo o per litro, espressi come anidride solforosa, anche nel caso in cui siano veicolati da un ingrediente composto come l’aceto di vino.

Nei soggetti sensibili, l’assunzione di solfiti può provocare reazioni di diversa entità, che vanno da manifestazioni cutanee e gastrointestinali fino a episodi di broncospasmo, con un rischio considerato più elevato per le persone affette da asma, ed è per questa ragione che la mancata indicazione in etichetta costituisce, sotto il profilo normativo, un motivo sufficiente a disporre il ritiro e il richiamo dei prodotti dal mercato.

A scopo precauzionale, l’azienda raccomanda alle persone allergiche ai solfiti di non consumare la zucca sott’olio con i numeri di lotto e i termini minimi di conservazione indicati, specificando che le consumatrici e i consumatori eventualmente in possesso dei prodotti richiamati possono restituirli al punto vendita d’acquisto, mentre gli stessi prodotti possono essere consumati senza problemi da chi non presenta allergie o intolleranze ai solfiti, dal momento che il richiamo è legato esclusivamente a un difetto di etichettatura e non a una contaminazione dell’alimento.