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Che Poesia il Sentiero dei Larici, l’itinerario del foliage da fare in Autunno

Il Tru di Lersc collega San Cassiano al maso Rudiferia tra lariceti, masi e mulini, ai margini del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies.
• 30 Settembre 2026, 11:49
Che Poesia il Sentiero dei Larici, l’itinerario del foliage da fare in Autunno

Con l’arrivo dell’autunno i boschi dell’Alta Badia cambiano progressivamente fisionomia e uno dei percorsi che meglio documentano questa trasformazione è il Sentiero dei Larici, chiamato in lingua ladina «Tru di Lersc», un itinerario naturalistico e didattico che si sviluppa nei dintorni di San Cassiano, in provincia di Bolzano, ai margini del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies. Tra la fine di settembre e il mese di ottobre, quando gli aghi dei larici virano dal verde al giallo oro fino alle tonalità arancioni e ruggine, il tracciato diventa una delle mete escursionistiche più frequentate della valle, grazie a una combinazione di accessibilità, dislivello contenuto e panorama sulle Dolomiti orientali di Badia.

Un percorso didattico ai margini del parco naturale

Il sentiero è stato realizzato dall’Ufficio Parchi Naturali della Provincia autonoma di Bolzano con l’obiettivo di valorizzare il paesaggio culturale originario della zona, costituito da prati da sfalcio, boschi radi di conifere e insediamenti rurali sparsi. Lungo il tracciato sono collocati pannelli informativi che illustrano le caratteristiche della flora, della fauna e della geologia locale, in un contesto che fa parte del più ampio sistema delle Dolomiti riconosciute nel 2009 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Accanto agli elementi naturali, il percorso consente di osservare manufatti tipici dell’architettura rurale alpina, come gli steccati in legno che delimitano i fondi agricoli, i muretti a secco e un mulino ad acqua restaurato, testimonianza delle attività che per secoli hanno scandito l’economia dei masi ladini.

Itinerario, distanze e dislivello

Secondo i dati diffusi dall’ente turistico dell’Alta Badia, l’escursione prende avvio dal centro di San Cassiano, situato a circa 1.537 metri di quota, e raggiunge il maso Lüch Rudiferia, a 1.740 metri, per una lunghezza complessiva di circa 5,3 chilometri tra andata e ritorno, un dislivello di poco superiore ai 200 metri in salita e altrettanti in discesa e un tempo di percorrenza stimato in circa un’ora e quarantacinque minuti. Altre piattaforme di pianificazione escursionistica riportano valori leggermente differenti, con distanze prossime ai sei chilometri e dislivelli intorno ai 250 metri, variazioni riconducibili al punto di partenza considerato e alle eventuali deviazioni. Il tracciato segue inizialmente il segnavia numero 15 in direzione del maso Larjëi, per poi imboccare il sentiero 15A fino alla piccola frazione di Rü; da qui, superati due steccati, inizia il percorso tematico vero e proprio, contrassegnato dal simbolo del ramo di larice, che attraversa i prati fino a Rudiferia. Il rientro avviene generalmente lungo lo stesso itinerario dell’andata.

La difficoltà è classificata come facile e il fondo alterna tratti asfaltati, strade sterrate e segmenti di sentiero naturale, caratteristiche che rendono il percorso adatto anche a famiglie con bambini e a escursionisti non allenati. Le fonti locali segnalano che i parcheggi nelle immediate vicinanze dell’imbocco sono limitati e tendono a esaurirsi nei periodi di maggiore afflusso, motivo per cui una parte dei visitatori lascia l’automobile nell’area della chiesa di San Cassiano, raggiungendo l’inizio del sentiero a piedi in una quindicina di minuti, oppure parte direttamente dal maso Rudiferia percorrendo il tracciato in senso inverso.

Il larice, la conifera che perde gli aghi

L’interesse del percorso nei mesi autunnali è legato alla biologia del larice europeo (Larix decidua), specie che rappresenta un’eccezione tra le conifere alpine in quanto caducifoglia: a differenza dell’abete rosso, dell’abete bianco e del pino cembro, che mantengono gli aghi durante tutto l’anno, il larice li perde prima dell’inverno. Il fenomeno è preceduto dalla degradazione della clorofilla, che lascia emergere i pigmenti carotenoidi responsabili della colorazione gialla e dorata, mentre in primavera la ripresa vegetativa produce aghi di un verde particolarmente chiaro. Si tratta di una strategia adattativa che consente alla pianta di ridurre le perdite d’acqua e i danni da gelo durante la stagione fredda, contribuendo alla sua capacità di colonizzare suoli poveri e rocciosi e di spingersi fino al limite superiore del bosco, oltre i duemila metri di altitudine. Nei lariceti dell’Alta Badia la struttura rada del soprassuolo favorisce inoltre lo sviluppo del prato sottostante, storicamente utilizzato per il pascolo e lo sfalcio, secondo un modello di gestione tradizionale noto come lariceto pascolato.

Il periodo del foliage e le condizioni stagionali

La finestra temporale indicata come più favorevole per osservare il cambio di colore coincide generalmente con il mese di ottobre, con variazioni legate all’andamento meteorologico della stagione, alle temperature notturne e all’esposizione dei versanti. Le stesse fonti turistiche altoatesine evidenziano come nel tardo autunno le quote più elevate possano essere interessate dalle prime nevicate, circostanza che orienta una parte dell’escursionismo verso itinerari di fondovalle come quello di San Cassiano. Il percorso resta comunque accessibile durante tutto l’anno e in inverno, con i masi e i prati coperti di neve, assume una configurazione paesaggistica differente. In primavera e nei periodi successivi a precipitazioni il terreno può risultare fangoso, mentre lungo il tracciato non sono segnalate fontane per l’approvvigionamento d’acqua; nelle mezze stagioni le temperature, specie nelle ore del mattino e del tardo pomeriggio, possono scendere sensibilmente rispetto a quelle del fondovalle.

Il mulino di Rudiferia e il contesto culturale ladino

Il punto di arrivo dell’escursione è rappresentato dal complesso di Rudiferia, dove si trova un mulino ad acqua tradizionale che nei mesi estivi è oggetto di visite guidate organizzate settimanalmente dall’associazione turistica locale. La presenza di questi manufatti si inserisce nel più ampio patrimonio culturale ladino della valle, documentato anche dalle strutture museali del territorio, tra cui il museo di San Cassiano dedicato all’orso delle caverne ladino e alla geologia delle Dolomiti e il Museum Ladin Ćiastel de Tor a San Martino in Badia, dedicato alla lingua, alla storia e alle tradizioni della comunità ladina. Il Sentiero dei Larici si colloca così all’interno di un’offerta che integra la dimensione naturalistica con quella storico-culturale, in una valle in cui la lingua ladina continua a essere parlata e tutelata.

Un itinerario nel sistema escursionistico dolomitico

Il Tru di Lersc non è l’unico tracciato dedicato ai larici nell’arco alpino italiano, dove percorsi omonimi sono presenti, tra gli altri, in Val Martello e in Valsugana, ma quello di San Cassiano risulta tra i più documentati dalle fonti turistiche per l’osservazione del foliage in ambiente dolomitico. La sua collocazione ai piedi del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, uno dei parchi più estesi dell’Alto Adige, lo rende inoltre un possibile punto di partenza per ulteriori escursioni nell’area protetta, che nelle quote superiori presenta itinerari di maggiore impegno tecnico e fisico. Per le informazioni aggiornate sulla percorribilità dei sentieri, sulle condizioni meteorologiche e sulle eventuali chiusure, le fonti di riferimento restano l’associazione turistica dell’Alta Badia e l’Ufficio Parchi Naturali della Provincia autonoma di Bolzano.