Vai al contenuto

Tiroide e sale: il problema non è solo quanto ne usi

Ridurre il sodio non significa eliminare lo iodio: la chiave è usare poco sale, ma iodato. Un equilibrio essenziale per la salute della tiroide e del sistema cardiovascolare.
28 Maggio 2026, 14:35
Tiroide e sale: il problema non è solo quanto ne usi

Esiste un paradosso alimentare che riguarda milioni di italiani: consumano troppo sale, e quindi troppo sodio, ma allo stesso tempo assumono quantità insufficienti di iodio. Una contraddizione apparente che rivela quanto il problema non sia semplicemente “mangiare meno sale”, ma piuttosto mangiare il sale giusto, nella quantità giusta, tenendo sempre presente il ruolo cruciale che la tiroide svolge nel metabolismo e nel benessere generale dell’organismo.

Un micronutriente essenziale, spesso trascurato

Lo iodio è un micronutriente indispensabile per il corretto funzionamento della tiroide, poiché costituisce un componente strutturale degli ormoni tiroidei triiodotironina (fT3) e tetraiodotironina (fT4), che regolano il metabolismo basale, la crescita e lo sviluppo cognitivo. Un deficit anche moderato di iodio aumenta il rischio di sviluppare il gozzo tiroideo e di andare incontro all’ipotiroidismo, mentre un eccesso di iodio è associato a un maggiore rischio di tiroidite autoimmune e di altre disfunzioni tiroidee. La dose giornaliera raccomandata per un adulto è di 150 microgrammi, valore che deve essere aumentato nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento, fasi in cui la carenza può causare gravi alterazioni nello sviluppo corporeo e cognitivo del nascituro.

L’Italia è classificata come area iodio-carente: i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (Osnami) dimostrano che, senza l’utilizzo del sale iodato, l’assunzione alimentare di iodio si attesta intorno al 55-60 per cento del fabbisogno giornaliero. Gli alimenti naturalmente più ricchi di questo elemento sono i pesci di mare, i crostacei, le uova e il latte; nella carne, nei vegetali e nella frutta il contenuto di iodio è invece sensibilmente inferiore. Le alghe, pur essendo fonti concentrate di iodio, richiedono attenzione: varietà come la kelp e la spirulina possono contenere quantità eccessive, risultando potenzialmente dannose se assunte con regolarità.

Il sodio, il vero nemico

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un consumo giornaliero di sale non superiore ai cinque grammi, equivalenti a circa due grammi di sodio, una soglia ampiamente superata dalla popolazione italiana. Dati epidemiologici evidenziano che quasi tutti gli uomini (il 96 per cento) e la grande maggioranza delle donne (l₇86 per cento) tra i 35 e i 79 anni consumano sale in eccesso, con medie rispettivamente di 11 e 8 grammi al giorno. Un apporto eccessivo di sodio è correlato a gravi conseguenze cardiovascolari — prima tra tutte l’ipertensione arteriosa — ma anche a un aumentato rischio di tumori gastrici e di osteoporosi.

Un errore frequente è quello di identificare il problema esclusivamente con l’uso della saliera a tavola, trascurando che il sodio è abbondantemente presente in numerosi alimenti processati: piatti pronti, insaccati, formaggi stagionati, pane industriale, biscotti e dolci confezionati sono tra le fonti più rilevanti di sodio nascosto. La riduzione dell’apporto di sodio richiede dunque una lettura attenta delle etichette nutrizionali e una scelta consapevole delle materie prime, oltre a una progressiva rieducazione del palato verso sapori meno intensamente salati.

La soluzione: poco sale, ma iodato

La risposta al doppio problema — eccesso di sodio e carenza di iodio — si sintetizza nello slogan promosso dall’Istituto Superiore di Sanità: “meno sale ma iodato”. Il sale iodato è comune sale da cucina arricchito artificialmente con ioduro o iodato di potassio, nella quantità standardizzata di 30 mg di iodio per chilogrammo: ciò significa che un solo grammo di sale iodato fornisce fino a 30 microgrammi di iodio aggiuntivo, pari a un quinto del fabbisogno giornaliero di un adulto. Il sale iodato non altera il sapore, l’odore né l’aspetto degli alimenti, ed è visivamente indistinguibile dal comune sale alimentare.

Un falso mito da sfatare riguarda l’utilizzo del sale iodato da parte di chi soffre di patologie tiroidee. Gli esperti endocrinologi precisano che tutte le persone, comprese quelle affette da disfunzioni tiroidee, possono utilizzare il sale iodato senza alcun rischio per la salute, poiché le quantità di iodio aggiunte sono fisiologiche e non farmacologiche. Le uniche rare eccezioni riguardano situazioni cliniche specifiche, legate non alle quantità introdotte con il sale da cucina, bensì a farmaci o composti ad alto dosaggio di iodio. Analogamente, il sale iodato viene sconsigliato nelle settimane precedenti a una scintigrafia tiroidea o a un trattamento con radioiodio, periodo in cui il protocollo medico prevede una dieta specificamente a basso contenuto di iodio per rendere le cellule tiroidee “avide” del tracciante.

Il quadro normativo italiano

In risposta alla diffusa carenza di iodio nella popolazione, l’Italia ha adottato nel 2005 la legge 55/2005, che ha dato avvio a un programma nazionale di iodoprofilassi. La norma garantisce la disponibilità del sale iodato in tutti i punti vendita — dai supermercati alle tabaccherie — e ne impone l’utilizzo nella ristorazione collettiva, come le mense scolastiche e aziendali, nonché nella preparazione e conservazione degli alimenti nell’industria alimentare. Grazie a questa legislazione, negli anni successivi alla sua entrata in vigore è stata registrata una riduzione dell’incidenza di gozzo semplice, noduli tiroidei e ipotiroidismo. A ciò si è aggiunto l’accordo del 2009 tra il Ministero della Salute e le associazioni di panificatori per ridurre del 15 per cento il contenuto di sale nel pane in un quadriennio, a testimonianza di un approccio integrato alla riduzione del sodio nella dieta italiana.

Alternative al sale tradizionale: iposodico, spezie e aromi

Per chi ha esigenze di ulteriore riduzione del sodio — come nei soggetti ipertesi o con insufficienza renale — il mercato offre oggi sale iposodico iodato, un prodotto che riduce la quota di cloruro di sodio sostituendola parzialmente con cloruro di potassio, mantenendo allo stesso tempo una adeguata concentrazione di iodio. Questa soluzione consente di non rinunciare al sapore dei cibi pur controllando l’apporto di sodio, sebbene il gusto leggermente diverso richieda un periodo di adattamento. È tuttavia fondamentale ricordare che il cloruro di potassio non è indicato in tutti i casi: soggetti con compromissione renale o in terapia con determinati farmaci devono consultare il proprio medico prima di passare al sale iposodico.

Parallela e complementare alla scelta del tipo di sale è la strategia di arricchire i piatti con spezie ed erbe aromatiche in sostituzione parziale del sale. Aglio, rosmarino, origano, timo, pepe, curcuma, zenzero, prezzemolo e basilico sono solo alcune delle possibilità che la tradizione culinaria italiana offre per mantenere elevata la palatabilità degli alimenti senza incrementare il carico di sodio. Gli acidi — come il succo di limone o l’aceto — sono anch’essi efficaci amplificatori del gusto, capaci di esaltare la sappidità percepita riducendo contestualmente la necessità di aggiungere sale. Una rieducazione graduale del palato, che tenda verso sapori meno salati, si è dimostrata efficace nel lungo periodo per stabilizzare nuove abitudini alimentari.

La prevenzione comincia dalla tavola

Il messaggio che emerge dal quadro scientifico e normativo è univoco: il corretto apporto di iodio, associato a una riduzione del sodio, rappresenta uno strumento di prevenzione primaria di patologie tiroidee, cardiovascolari e metaboliche. Eliminare il sale dalla dieta senza garantire apporti adeguati di iodio attraverso altre fonti alimentari — pesce di mare, uova, latticini — rischia di sostituire un problema con un altro, peggiorando la funzione tiroidea in soggetti già predisposti. L’obiettivo non è azzerare il sale, ma modularne l’uso con consapevolezza, privilegiando la versione iodata e affiancando alla sua riduzione una dieta varia ed equilibrata, capace di coprire il fabbisogno di micronutrienti essenziali.

La salute della tiroide, organo spesso sottovalutato eppure centrale nella regolazione di quasi tutte le funzioni corporee, passa anche — e non in misura trascurabile — attraverso scelte quotidiane apparentemente banali come la scelta del tipo di sale da tenere in cucina. Una piccola decisione che, moltiplicata per milioni di individui e per anni di abitudini alimentari, può fare una differenza concreta nella salute pubblica del Paese.