AttualitàUova scadute, con muffa e topi: l’indagine shock di ReportReport svela le presunte irregolarità nello stabilimento Eurovo di Occhiobello: uova con muffa sgusciate lo stesso, etichette cambiate su prodotti scaduti e topi nel liquido d’uovo destinato a ristoranti e pasticcerie. L’azienda nega tutto e parla di sabotaggi.Giorgio Loda • 26 Maggio 2026, 12:30Una delle inchieste più dirompenti della stagione televisiva ha acceso i riflettori su uno scenario che difficilmente può lasciare indifferenti i consumatori italiani: la trasmissione Report di Rai Tre, nella puntata del 24 maggio 2026, ha mandato in onda un servizio dal titolo “Liquido magico / La frittata”, firmato dalla giornalista Giulia Innocenzi con la collaborazione di Greta Orsi, che ha portato all’attenzione del grande pubblico quanto accadrebbe tra le mura dello stabilimento di Eurovo a Occhiobello, in provincia di Rovigo, al confine con il Ferrarese.Al centro del servizio vi è il cosiddetto “liquido magico”, ovvero il liquido d’uovo pastorizzato che viene prodotto industrialmente e venduto a pasticcerie, ristoranti e laboratori alimentari in tutta Italia, e che secondo le testimonianze e i documenti acquisiti in esclusiva dalla redazione condotta da Sigfrido Ranucci, potrebbe essere tutt’altro che sicuro. Il nome evocativo con cui era informalmente noto all’interno dello stabilimento sintetizza il valore commerciale e la centralità produttiva di questo derivato dell’uovo sgusciato, destinato a diventare il protagonista involontario di un caso che ha fatto rapidamente il giro dei media nazionali.La denuncia dei 58 lavoratoriL’inchiesta di Report trae origine da una denuncia depositata al Tribunale di Rovigo da 58 lavoratori dello stabilimento, con il sindacalista Cobas Fulvio Di Giorgio come capofila. Un documento che, stando a quanto riferito dalla giornalista Innocenzi, descrive un quadro di sistematiche violazioni igienico-sanitarie all’interno dell’impianto di lavorazione delle uova. Nella denuncia, si legge che sarebbe stata impiegata acqua non potabile, sporca e maleodorante per la produzione e la trasformazione dei prodotti, una circostanza di per sé sufficiente a configurare una grave irregolarità rispetto alle normative europee in materia di sicurezza alimentare.Un ex operaio dello stabilimento, intervistato a volto coperto, ha descritto con precisione le pratiche quotidiane a cui avrebbe assistito e partecipato: uova sporche di deiezioni di galline e addirittura di sangue venivano sgusciate lo stesso, senza alcuno scarto, con la giustificazione implicita che il processo di pastorizzazione avrebbe “sanato” ogni contaminazione. “Quando viene pastorizzato, tutto diventa buono”, avrebbe risposto con un riso amaro, rievocando l’atmosfera all’interno dello stabilimento. Un’affermazione che tradisce una cultura aziendale di tolleranza verso l’abbassamento degli standard igienici, mascherata dalla fiducia nella tecnologia del trattamento termico.Etichette cambiate ogni giornoForse la testimonianza più agghiacciante, dal punto di vista della frode al consumatore, riguarda la prassi del cambio delle etichette sui prodotti scaduti. Alla domanda diretta della giornalista, l’ex operaio ha risposto senza esitare: “Succedeva tutti i giorni”. La procedura descritta era apparentemente routinaria: con un apposito attrezzo termico veniva staccata l’etichetta originale, sulla quale ne veniva applicata una nuova recante una data di scadenza posticipata. Prodotti con cinque giorni di ritardo rispetto alla scadenza reale sarebbero stati regolarmente rimessi in circolo attraverso questo meccanismo, continuando a raggiungere pasticcerie e ristoratori come se nulla fosse. Un sistema che, se confermato in sede giudiziaria, configurerebbe ipotesi di reato di una certa gravità sotto il profilo del diritto alimentare e della tutela del consumatore.Analoga sorte sarebbe toccata al liquido d’uovo contenuto nelle sacche industriali, denominate bag: secondo quanto emerge dalla denuncia, il “liquido d’uovo scaduto” contenuto in queste sacche veniva svuotato e travasato in una grande cisterna, dove veniva mischiato con il prodotto ancora in corso di validità, diluendo così la contaminazione e rendendo più difficile la tracciabilità. Il processo di taglio delle sacche, effettuato con taglierini manuali, avrebbe inoltre portato alla contaminazione fisica del prodotto con frammenti di guanti in gomma, finiti accidentalmente nella cisterna durante le operazioni di svuotamento.La carcassa e il topo nel liquidoIl momento più sconcertante dell’intera inchiesta è tuttavia rappresentato dalle immagini esclusive ottenute dalla redazione di Report, nelle quali si vede emergere dal liquido d’uova all’interno della cisterna industriale un topo morto. La giornalista Innocenzi, commentando le immagini, ha ipotizzato che il roditore fosse stato attratto dall’odore del prodotto, fosse caduto nella cisterna e vi fosse morto soffocato. Nelle stesse immagini risulterebbe visibile anche quella che appare come una carcassa di gallina, anch’essa immersa nel liquido destinato alla commercializzazione. Alla domanda su come fosse possibile la presenza di roditori nello stabilimento, l’ex operaio ha spiegato che esisteva un servizio di derattizzazione, ma la vicinanza a un mangimificio rendeva praticamente impossibile tenere lontani i topi: “Era come invitarli al ristorante”, ha detto.Eurovo nega e parla di sabotaggiEurovo – azienda nata negli anni Cinquanta come impresa a gestione familiare e oggi leader nazionale del settore con un fatturato di 1,2 miliardi di euro all’anno – ha respinto con fermezza l’intera ricostruzione proposta da Report. Attraverso una nota diffusa in risposta alle richieste della trasmissione, l’azienda ha dichiarato di mettere in dubbio la veridicità della documentazione acquisita dalla giornalista Innocenzi, sostenendo che le uova non conformi vengano sistematicamente scartate e che l’acqua utilizzata nella produzione venga potabilizzata internamente e sottoposta ad analisi periodiche. Sulla questione delle etichette, Eurovo non ha escluso l’ipotesi di un errore umano occasionale, sottolineando però che si tratta di pratiche “ovviamente non ammesse” all’interno dei processi aziendali ufficiali.La risposta più netta è arrivata sul tema della contaminazione fisica del liquido: la presenza di plastica, roditori o volatili nelle cisterne sarebbe, secondo l’azienda, “quasi certamente da imputare a sabotaggi volontari volti a danneggiare l’azienda e il marchio”.Il caso Fattorie MeneselloIl servizio di Report ha inoltre riallacciato i fili con una precedente inchiesta della stessa trasmissione, risalente al febbraio 2026, che aveva già scosso l’opinione pubblica: quella sulle Fattorie Menesello, allevamento intensivo in provincia di Padova il cui titolare, Simone Menesello, ricopre la carica di presidente degli avicoltori per Confagricoltura. In quel contesto erano emerse immagini di carcasse lasciate nelle gabbie, animali morti abbandonati nei corridoi e uova sporche di sangue e feci. La connessione con il caso attuale è diretta: Fattorie Menesello risulta essere un fornitore di Eurovo, il che ha spinto l’azienda a dichiarare di aver effettuato un’ispezione interna all’allevamento il giorno successivo alla messa in onda del servizio, a seguito della quale sarebbero state “riscontrate alcune irregolarità” immediatamente formalizzate.Parallelamente, l’inchiesta ha toccato anche la questione dell’espansione degli allevamenti intensivi sul territorio nazionale. A Lozzo Atestino, sempre in provincia di Padova, cittadini e amministrazione comunale si stanno opponendo al progetto di ampliamento delle stesse Fattorie Menesello, che secondo i piani presentati potrebbe arrivare a ospitare fino a 1.300.000 galline, pari a oltre 600 capi per abitante del comune. Un dato che restituisce la scala industriale del fenomeno e la portata degli interessi in gioco, in un comparto che in Italia genera miliardi di euro l’anno e che per la prima volta si trova sotto il fuoco incrociato dell’inchiesta giornalistica e dell’azione sindacale organizzata.Le ricadute sul settoreL’inchiesta di Report arriva in un momento in cui il tema della sicurezza alimentare nella filiera delle uova era già sotto attenzione, dopo che all’inizio del 2026 il Ministero della Salute aveva disposto il ritiro precauzionale di lotti di uova fresche dell’azienda Avicola Serroni per sospetta presenza di Salmonella enteritidis. Il caso Eurovo si inserisce dunque in un contesto di crescente preoccupazione sull’intera catena di approvvigionamento delle uova in Italia, evidenziando la necessità di controlli più stringenti lungo tutta la filiera, dagli allevamenti fino agli impianti di trasformazione industriale. Le autorità competenti non hanno ancora comunicato l’avvio di verifiche ufficiali nello stabilimento di Occhiobello, ma la pressione mediatica e la denuncia giudiziaria pendente al Tribunale di Rovigo rendono improbabile che il caso possa essere archiviato senza ulteriori sviluppi istituzionali.