AttualitàDieta Dopo i 60 Anni, Vietato Mettere Nel Piatto Queste CoseDopo i 60 anni il metabolismo rallenta, la massa muscolare diminuisce e il rischio di carenze aumenta: serve una dieta più mirata, ricca di proteine di qualità, calcio, fibre e idratazione adeguata, seguendo i modelli mediterraneo o DASH.Giorgio Loda • 21 Maggio 2026, 11:47Invecchiare bene passa anche dalla tavola, ma farlo nel modo giusto richiede di rivedere abitudini consolidate e adattare il proprio regime alimentare a una fisiologia in continua trasformazione. Superata la soglia dei sessant’anni, il corpo cambia in modo profondo e progressivo: il metabolismo basale rallenta, la massa muscolare tende a ridursi, la percezione del gusto e della sete si affievolisce, e il rischio di carenze nutrizionali — nonostante un apporto calorico apparentemente adeguato — aumenta sensibilmente. Non si tratta dunque semplicemente di “mangiare meno”, ma di mangiare in modo diverso, più mirato e consapevole.Il metabolismo cambia, e con lui il fabbisogno caloricoUno dei mutamenti più rilevanti dopo i sessant’anni è la progressiva riduzione del dispendio energetico. Tra i 60 e i 90 anni il metabolismo basale cala mediamente dell’otto percento, cui si aggiunge una tendenza alla sedentarietà spesso più marcata rispetto alle fasce di età precedenti. Il fabbisogno calorico giornaliero raccomandato per un uomo tra i 60 e i 74 anni si attesta tra le 1.900 e le 2.250 chilocalorie, mentre per una donna della stessa fascia il riferimento scende tra le 1.600 e le 1.900 chilocalorie, con una ulteriore riduzione dopo i 74 anni in entrambi i sessi. Questo non significa che si possa o si debba rinunciare alla qualità nutrizionale, al contrario: meno calorie in entrata richiedono che ogni alimento contribuisca in modo più efficiente all’apporto di nutrienti essenziali.Le proteine: un fronte critico e spesso sottovalutatoContro ogni intuizione, il fabbisogno proteico non diminuisce con l’età, anzi. Per contrastare la sarcopenia — cioè la perdita progressiva di massa muscolare tipica della terza età — si raccomanda un apporto di 1-1,1 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno, con almeno il cinquanta percento di origine animale. La carne bianca, e in particolare il petto di pollo, è considerata particolarmente adatta in questa fase della vita: ogni cento grammi apporta circa 23,3 grammi di proteine con appena lo 0,8 percento di grassi totali e sole 100 chilocalorie, abbinando dunque un elevato valore biologico a una facile digeribilità e a un’ottima biodisponibilità degli aminoacidi essenziali. Il pesce, raccomandato almeno tre volte a settimana, contribuisce non solo all’apporto proteico ma anche a quello di omega-3 e vitamina B12, quest’ultima sempre meno assorbita dall’organismo invecchiante.Calcio, vitamina D e la partita contro l’osteoporosiL’osteoporosi rappresenta una delle principali minacce alla qualità di vita nella terza età, e la prevenzione alimentare gioca un ruolo non trascurabile. Il calcio, presente prevalentemente nel latte e nei suoi derivati, deve essere garantito quotidianamente senza tuttavia eccedere con formaggi stagionati e grassi. La raccomandazione è di consumare latticini magri circa tre volte a settimana, alternandoli con fonti vegetali di calcio come legumi, frutta a guscio e verdure a foglia verde. La vitamina D, fondamentale per il corretto assorbimento del calcio, può risultare carente negli anziani che trascorrono poco tempo all’aperto, ed è per questo che la sua integrazione viene spesso presa in considerazione in accordo con il medico curante. Non è infrequente che in questa fase della vita si renda necessaria una valutazione nutrizionale approfondita, dato che il solo indice di massa corporea risulta poco indicativo dello stato nutrizionale reale in età avanzata.Fibre, idratazione e la lotta alla stipsi cronicaLa stipsi è uno dei disturbi più comuni tra gli over 60, alimentata da una riduzione della motilità intestinale, dalla sedentarietà e spesso da un’assunzione insufficiente di acqua e fibre. Cereali integrali, legumi consumati due-quattro volte a settimana, frutta e verdura di stagione — anche sotto forma di passati, vellutate o mousse in caso di difficoltà di masticazione — devono diventare la spina dorsale della dieta quotidiana. Il fabbisogno idrico non si riduce con l’età, ma il meccanismo della sete si fa meno reattivo, aumentando il rischio di disidratazione anche in assenza di sintomi evidenti: bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno rimane una prescrizione fondamentale, da rispettare indipendentemente dalla percezione di sete. Le bevande gassate e zuccherate sono da evitare, così come il consumo abituale di alcol, da limitare a non più di una volta a settimana.I modelli dietetici consigliati dalla scienzaLe evidenze scientifiche convergono nell’indicare la dieta mediterranea e il modello DASH — sviluppato originariamente per il controllo dell’ipertensione — come gli approcci più adeguati dopo i sessant’anni. Entrambi privilegiano olio extravergine di oliva, cereali non raffinati, legumi, frutta, verdura, pesce e carni bianche, riducendo al minimo carne rossa, insaccati, zuccheri aggiunti, alimenti fritti e prodotti ultra-processati. L’olio extravergine è preferito a burro, margarina e strutto, sia per il profilo lipidico sia per le proprietà antiossidanti dei polifenoli in esso contenuti. Anche le uova trovano spazio nella dieta settimanale, con una frequenza di una o due volte a settimana, mentre le erbe aromatiche vengono raccomandate come strumento per contrastare l’inappetenza e ridurre l’uso del sale senza penalizzare il gusto.I rischi della malnutrizione silenziosaUno degli aspetti meno discussi ma più insidiosi dell’alimentazione in età avanzata è il rischio di malnutrizione non da eccesso, ma da difetto: un fenomeno che può presentarsi anche in soggetti normopeso o sovrappeso. L’inappetenza — favorita da alterazioni della percezione gustativa, solitudine, stati depressivi, terapie farmacologiche multiple o difficoltà di masticazione e deglutizione — porta spesso a ridurre eccessivamente la varietà e la quantità dei pasti, seguendo schemi alimentari monotoni e poveri di micronutrienti. Per contrastare questa tendenza, si raccomanda di frazionare i pasti in cinque o sei momenti nella giornata, con porzioni ridotte ma nutrienti, e di variare sistematicamente le scelte alimentari, evitando la ripetizione degli stessi piatti. La valutazione periodica dello stato nutrizionale da parte di un medico o di un dietologo rappresenta, in questa fase, un presidio clinico e non un semplice optional.Alimentazione e patologie croniche: un equilibrio da costruire insieme al medicoLa maggior parte degli over 60 convive con almeno una patologia cronica — ipertensione, diabete di tipo 2, insufficienza renale, cardiopatia ischemica, artrosi — che può imporre modifiche specifiche alla dieta, escludendo determinati alimenti o richiedendo integrazioni mirate. Affettati e cibi troppo salati vanno limitati in presenza di ipertensione; gli zuccheri semplici e i prodotti ad alto indice glicemico devono essere ridotti in caso di diabete o prediabete; i grassi saturi e il colesterolo alimentare richiedono attenzione in chi soffre di patologie cardiovascolari. Per questo la personalizzazione del regime alimentare — in dialogo con il medico di base o con uno specialista in nutrizione — non è un dettaglio accessorio ma una necessità clinica concreta, soprattutto in un’età in cui le interazioni tra alimentazione, farmaci e condizioni di salute diventano sempre più strette e rilevanti.