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Festa della Mamma, perché l’8 maggio non è più la data ufficiale in Italia

Dal 2001 la Festa della Mamma in Italia si celebra la seconda domenica di maggio e non più l’8 maggio: un cambiamento dettato da ragioni pratiche e dall’allineamento alla tradizione internazionale.
8 Maggio 2026, 14:46
Festa della Mamma, perché l’8 maggio non è più la data ufficiale in Italia

Oggi, 8 maggio 2026, molti italiani si chiedono perché la Festa della Mamma non venga più celebrata in questa data, che per decenni ha rappresentato un appuntamento fisso nel calendario emotivo delle famiglie del Paese. La risposta affonda le radici in una decisione adottata nel 2001, quando l’Italia ha ufficialmente spostato la ricorrenza alla seconda domenica di maggio, allineandosi a una prassi già consolidata in numerosi altri Paesi del mondo. Quest’anno, di conseguenza, la Festa della Mamma cadrà il 10 maggio.

Le origini italiane: da Brescia al resto del Paese

Le prime celebrazioni della Festa della Mamma in Italia risalgono al 1952, quando a Brescia la direttrice della Scuola Civica “Angela Contini”, Emma Lubian Missiaia, organizzò la prima edizione della ricorrenza con il supporto del Comune. L’anno successivo, don Otello Migliosi propose di estendere la celebrazione anche in ambito religioso, scegliendo come data di riferimento il giorno 8 maggio, in coincidenza con la commemorazione cattolica della Madonna del Rosario di Pompei. Questa data rimase stabile per quasi mezzo secolo, diventando un riferimento culturale condiviso in tutto il territorio nazionale e radicandosi nell’immaginario collettivo come il giorno delle mamme italiane.

La diffusione della festa al di fuori di Brescia avvenne progressivamente nel corso degli anni Cinquanta. Nel 1958, il senatore Raul Zaccari, allora sindaco di Bordighera, in Liguria, non solo portò i festeggiamenti nella propria città, ma presentò un disegno di legge per istituzionalizzare la ricorrenza a livello nazionale. La proposta non venne accolta dall’assemblea legislativa; significativamente, un disegno analogo è stato ripresentato in Parlamento nel 2024, a testimonianza di quanto il tema resti irrisolto sul piano normativo.

Il cambiamento del 2001: ragioni pratiche e allineamento internazionale

Il passaggio dalla data fissa dell’8 maggio alla seconda domenica del mese è avvenuto per consuetudine nel 2001, senza che nessun provvedimento legislativo lo sancisse formalmente. Le motivazioni alla base di questa trasformazione sono essenzialmente di ordine pratico e culturale: l’8 maggio può cadere in qualsiasi giorno della settimana, rendendo spesso difficile per le famiglie riunirsi per festeggiare la madre in un giorno feriale, con i ritmi lavorativi e scolastici che non si interrompono. Spostare la ricorrenza a una domenica ha reso la celebrazione più accessibile e concretamente partecipata da un maggior numero di nuclei familiari.

Parallelamente, la scelta ha avvicinato l’Italia a un modello già adottato da decenni in Stati Uniti, Canada, Australia e numerosi Paesi europei, dove la Festa della Mamma ricorre anch’essa la seconda domenica di maggio. L’uniformazione a un calendario internazionale ha rafforzato il senso di una celebrazione condivisa, sottraendo la ricorrenza alla dimensione strettamente locale e religiosa che aveva caratterizzato i suoi decenni iniziali in Italia. La coincidenza con il mese mariano – maggio è tradizionalmente dedicato alla Madonna nel calendario cristiano – ha continuato comunque a conferire alla data un alone di significato spirituale e simbolico.

Le radici storiche internazionali

La Festa della Mamma nella sua accezione moderna ha origini statunitensi. Fu Anna Jarvis, attivista della Pennsylvania, a ideare la ricorrenza nei primi anni del Novecento in memoria della propria madre, con l’obiettivo di onorare il ruolo delle donne nella società e nella famiglia. Nel 1914, il presidente Woodrow Wilson la riconobbe ufficialmente come festa nazionale negli Stati Uniti, fissandola proprio alla seconda domenica di maggio. Da quel momento la tradizione si diffuse progressivamente in tutto il mondo occidentale, con alcune varianti locali: in Russia, per esempio, si celebra l’ultima domenica di novembre, mentre nel Regno Unito cade la quarta domenica di Quaresima.

Un dato storico particolarmente significativo riguarda la parabola personale di Anna Jarvis stessa: dopo aver creato la festa, trascorse gran parte della propria vita a combatterla, indignata dalla sua progressiva trasformazione commerciale. Jarvis denunciò pubblicamente l’eccessiva diffusione di regali, fiori e campagne pubblicitarie che, a suo avviso, tradivano lo spirito originario della ricorrenza, concepita come momento di raccoglimento e gratitudine personale, non come occasione di consumo. Una contraddizione che, a distanza di oltre un secolo, continua ad animare il dibattito culturale attorno alla festa.

Una ricorrenza senza legge, ma universalmente sentita

Nonostante la diffusione capillare e il radicamento nella cultura popolare italiana, la Festa della Mamma non è mai stata istituzionalizzata per legge nel nostro Paese. Il disegno di legge presentato da Zaccari nel 1958 non fu approvato, così come i tentativi successivi. Il più recente, avanzato nel 2024 e abbinato a un’analoga proposta per la Festa del Papà, dimostra come la questione del riconoscimento normativo rimanga aperta, pur in assenza di un reale impatto sulla percezione sociale della ricorrenza. La mancanza di una norma non ha in alcun modo ridotto la partecipazione emotiva degli italiani: la seconda domenica di maggio è ormai universalmente riconosciuta come il momento dedicato alle madri, indipendentemente dalla sua natura giuridicamente informale.

La Festa della Mamma si conferma dunque come una ricorrenza in continua evoluzione, capace di adattarsi ai mutamenti della società pur mantenendo intatto il proprio nucleo affettivo. Il passaggio dall’8 maggio alla seconda domenica del mese non ha cancellato la memoria di una tradizione nata a Brescia più di settant’anni fa, ma ha semplicemente risposto all’esigenza di rendere la celebrazione più compatibile con i ritmi della vita contemporanea e con una dimensione sempre più internazionale del sentire comune.