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Aumento di peso in menopausa? Affrontalo così!

La riduzione degli estrogeni rallenta il metabolismo e favorisce l’accumulo di grasso viscerale: dieta mediterranea, attività fisica con esercizi di resistenza e un adeguato apporto proteico sono le strategie più efficaci per contrastare l’aumento di peso in menopausa.
24 Aprile 2026, 0:40
Aumento di peso in menopausa? Affrontalo così!

L’aumento di peso in menopausa rappresenta uno degli effetti collaterali più frequenti e documentati della transizione menopausale, un fenomeno che interessa la stragrande maggioranza delle donne e che affonda le sue radici in profondi cambiamenti fisiologici dell’organismo. Comprenderne le cause, i meccanismi biologici sottostanti e le strategie più efficaci per contrastarlo è fondamentale non soltanto per ragioni estetiche, ma soprattutto per la salute metabolica e cardiovascolare della donna.

I meccanismi ormonali alla base del problema

La causa primaria dell’incremento ponderale in questa fase della vita è da ricercarsi nella marcata diminuzione delle concentrazioni di estrogeni che caratterizza la transizione menopausale, accompagnata da quello che i clinici definiscono iperandrogenismo relativo. Gli estrogeni, oltre al loro ruolo riproduttivo, svolgono infatti una funzione regolatrice nei confronti del metabolismo energetico: la loro progressiva riduzione determina un rallentamento del metabolismo basale, stimato in una diminuzione media del 5% del dispendio energetico a riposo, con la conseguenza che l’organismo consuma meno calorie a parità di introito alimentare.

Parallelamente, si verifica una progressiva perdita di massa muscolare – la cosiddetta sarcopenia – che riduce ulteriormente la capacità naturale del corpo di bruciare calorie. I cambiamenti ormonali tipici della menopausa inducono inoltre una aumentata resistenza all’insulina, meccanismo che favorisce l’accumulo di grasso prevalentemente a livello viscerale e addominale: non si tratta soltanto di una questione estetica, poiché il grasso viscerale è metabolicamente attivo e rappresenta un fattore di rischio significativo per patologie cardiovascolari e metaboliche. Gli estrogeni, d’altra parte, sono coinvolti anche nella regolazione dell’appetito, e il loro abbassamento può associarsi a un aumento della sensazione di fame, amplificando così la tendenza all’accumulo di peso.

Quanti chili in più e dove si accumulano

I dati clinici indicano che, in assenza di modifiche allo stile di vita, le donne in menopausa possono registrare un incremento ponderale medio compreso tra 1,5 e 2 chilogrammi per anno, per un totale che nel tempo può raggiungere i 6-7 chilogrammi complessivi. La distribuzione del tessuto adiposo subisce una trasformazione altrettanto rilevante: se in età fertile il grasso tende a depositarsi prevalentemente su fianchi e cosce – la cosiddetta distribuzione ginoide – con la menopausa si assiste a una redistribuzione verso la zona addominale e tronco-viscerale, il modello cosiddetto androide, notoriamente associato a un profilo di rischio metabolico più elevato. Questa modificazione della composizione corporea può avvenire anche in donne che non hanno modificato le proprie abitudini alimentari né interrotto la pratica sportiva, a conferma che il fattore ormonale ha un peso determinante e autonomo.

Il ruolo dell’invecchiamento e dello stile di vita

Non è tuttavia corretto attribuire l’aumento di peso esclusivamente alle fluttuazioni ormonali. L’invecchiamento in sé comporta una fisiologica perdita di massa muscolare, che si traduce in un minore dispendio calorico anche a riposo, e i fattori legati allo stile di vita – dalla qualità e quantità del sonno all’esposizione allo stress cronico, dalla sedentarietà alle abitudini alimentari consolidate – contribuiscono in modo significativo alla variabilità individuale nell’entità dell’aumento ponderale. I fattori genetici, infine, giocano anch’essi un ruolo nel determinare la predisposizione all’accumulo di grasso viscerale e nella risposta del metabolismo alle variazioni ormonali.

Alimentazione: la dieta mediterranea come modello di riferimento

Fra le strategie evidence-based per la gestione del peso in menopausa, l’adozione di un’alimentazione equilibrata rappresenta il primo e imprescindibile punto di intervento. Le linee guida cliniche indicano che un modello alimentare mediterraneo – ricco di legumi, cereali integrali, frutta e verdura, grassi insaturi come l’olio extravergine d’oliva e povero di grassi animali saturi – ha dimostrato efficacia non soltanto nel controllo del peso, ma anche nella prevenzione delle complicanze metaboliche, cardiovascolari e ossee tipiche della menopausa. Gli esperti raccomandano una riduzione calorica moderata, nell’ordine di circa 500 kilocalorie al giorno rispetto al fabbisogno individuale, senza tuttavia ricorrere a regimi ipocalorici estremi che potrebbero accelerare la perdita di massa muscolare e compromettere l’equilibrio nutrizionale.

Una particolare attenzione merita l’apporto proteico, che deve essere adeguato e, se necessario, leggermente aumentato rispetto al periodo pre-menopausale, con l’obiettivo di preservare la massa magra e contrastare la sarcopenia. Le proteine svolgono anche un ruolo favorevole nella regolazione del senso di sazietà, contribuendo a ridurre l’introito calorico complessivo. Ugualmente importante è limitare il consumo di zuccheri raffinati, carboidrati ad alto indice glicemico, cibi ultralavorati e bevande zuccherate, che aggravano la resistenza insulinica già accentuata dalla riduzione degli estrogeni. Un adeguato apporto di calcio – fondamentale in questa fase per la salute ossea – e di acidi grassi omega-3 completa il profilo nutrizionale consigliato.

Attività fisica: la leva più efficace contro sarcopenia e grasso viscerale

Congiuntamente all’alimentazione, l’attività fisica regolare rappresenta lo strumento più potente a disposizione delle donne in menopausa per contrastare sia l’accumulo di grasso viscerale che la perdita di massa muscolare. Le linee guida internazionali, recepite anche dai principali centri clinici italiani, raccomandano una combinazione di esercizi di resistenza – come il sollevamento pesi o gli esercizi con il proprio peso corporeo – e attività aerobica a intensità moderata, quale la camminata a passo sostenuto per almeno 30-40 minuti al giorno. Gli esercizi di resistenza sono particolarmente indicati per stimolare la sintesi proteica muscolare e aumentare il metabolismo basale, riducendo il rischio di sarcopenia.

I benefici dell’attività fisica in menopausa vanno ben oltre il controllo del peso: contribuiscono a migliorare la sensibilità insulinica, a ridurre il rischio cardiovascolare e a contrastare la perdita di densità ossea, oltre ad avere effetti positivi documentati sull’umore, sulla qualità del sonno e sulla sintomatologia vasomotoria, incluse le vampate di calore. La ricerca scientifica ha evidenziato come già una riduzione del 5-10% del peso corporeo si associ a miglioramenti significativi nei sintomi vasomotori della menopausa, sottolineando l’interdipendenza tra controllo del peso e qualità della vita durante questa transizione.

Le opzioni mediche: quando valutare la terapia ormonale

In alcuni casi, le modifiche allo stile di vita da sole non risultano sufficienti a contenere l’incremento ponderale o a gestire la costellazione di sintomi menopausali. In questi contesti, la terapia ormonale sostitutiva – da valutare sempre in stretta consultazione con il medico di fiducia o lo specialista ginecologo, soppesando attentamente benefici e controindicazioni individuali – può rappresentare un’opzione terapeutica che, oltre ad alleviare i principali disturbi della menopausa, contribuisce a ridurre l’accumulo di grasso viscerale e a preservare la massa muscolare. Parallelamente, una consulenza con un nutrizionista o un dietologo può rivelarsi preziosa per costruire un piano alimentare personalizzato che tenga conto delle specifiche esigenze metaboliche della donna in menopausa, ottimizzando i risultati in termini di controllo del peso e di salute complessiva.