AttualitàEpatite A, Cosa non Mangiare: Gli Alimenti a RischioIn Campania 133 casi di epatite A accertati al 18 marzo 2026, con 43 ricoverati al Cotugno di Napoli. La Regione intensifica i controlli sui molluschi bivalvi e raccomanda di evitare cibi crudi e di vaccinarsi.Giorgio Loda • 20 Marzo 2026, 14:53 Guarda le VideoricetteSeguici su YouTube Anelli di Zucchine Seguici su YouTube! Anelli di Zucchine L’emergenza sanitaria legata all’epatite A non accenna a rallentare in Campania. Al 18 marzo 2026, la Regione ha ufficialmente registrato 133 casi complessivi dall’inizio dell’anno, un dato che segna un incremento netto rispetto alle medie stagionali storiche e che ha spinto Palazzo Santa Lucia a varare misure straordinarie di controllo e sorveglianza epidemiologica. Il focolaio principale si concentra su Napoli e il suo hinterland, dove l’ospedale Cotugno — centro di riferimento regionale per le malattie infettive — ha registrato 43 pazienti ricoverati, una cifra che i clinici della struttura definiscono “estremamente insolita” per il mese di marzo, al punto da sospendere i trasferimenti da altri presidi ospedalieri per saturazione dei posti disponibili.La Regione Campania ha disposto il rafforzamento delle attività di controllo lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi, coinvolgendo i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e la rete tecnico-scientifica della Direzione Generale per la Tutela della Salute. Il comunicato n. 136 del 19 marzo 2026, diramato da Palazzo Santa Lucia, richiama alla “massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, della sorveglianza epidemiologica e dell’informazione ai cittadini”, sottolineando l’urgenza di un approccio coordinato tra istituzioni sanitarie e popolazione.Il profilo del virus e le modalità di trasmissioneIl virus responsabile dell’infezione è il HAV (Hepatitis A Virus), un agente patogeno a trasmissione oro-fecale che si diffonde principalmente attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale infetto. A differenza di altre forme di epatite virale, l’epatite A non cronicizza ma può determinare una fase acuta di malattia clinicamente significativa, con coinvolgimento epatico, astenia marcata e, nei casi più gravi, ittero. La trasmissione interumana diretta è possibile in contesti di scarsa igiene personale o in ambienti comunitari come scuole, mense e strutture assistenziali.Nella dinamica dell’attuale focolaio campano, un ruolo centrale è attribuito al consumo di molluschi bivalvi — cozze, vongole, ostriche — organismi filtratori capaci di concentrare le particelle virali presenti nelle acque in cui vivono e si sviluppano. Le autorità sanitarie hanno altresì identificato come veicoli a rischio i frutti di bosco surgelati, la verdura a foglia larga consumata cruda, l’acqua di provenienza non controllata e in generale tutti gli alimenti che non vengono sottoposti a trattamento termico adeguato prima del consumo.Cosa non mangiare: gli alimenti a rischioIl principale vettore alimentare del contagio nell’attuale emergenza campana è rappresentato dai molluschi bivalvi crudi o non completamente cotti. L’errore più diffuso tra i consumatori consiste nel ritenere sufficiente la semplice apertura delle valve durante la cottura come indicatore di sicurezza igienica: le autorità sanitarie regionali sono state esplicite nel chiarire che tale apertura non costituisce garanzia di inattivazione del virus HAV. La cottura deve proseguire in modo uniforme su tutto il mollusco, raggiungendo temperature tali da garantire la distruzione delle particelle virali.Analoga attenzione deve essere posta sui frutti di bosco surgelati — fragole, lamponi, mirtilli, more — che non devono in nessun caso essere consumati allo stato crudo per guarnire dolci, yogurt o macedonie. Le indicazioni degli esperti prevedono che questi prodotti vengano portati a ebollizione a 100°C per almeno 2 minuti prima di qualsiasi utilizzo alimentare, poiché solo la cottura garantisce la distruzione delle particelle virali eventualmente presenti. L’acquisto deve avvenire esclusivamente presso rivenditori autorizzati, evitando prodotti privi di etichettatura o provenienti da canali non ufficiali.Le norme igieniche e comportamentaliAccanto alle restrizioni alimentari, le autorità regionali hanno ribadito l’importanza di una serie di comportamenti preventivi di carattere igienico-sanitario. Il havaggio accurato delle mani con acqua e sapone, prima di preparare o consumare cibi e dopo l’uso dei servizi igienici, rimane la misura più elementare e al tempo stesso più efficace per interrompere la catena di trasmissione oro-fecale. Frutta e verdura destinate al consumo crudo devono essere lavate accuratamente sotto abbondante acqua corrente potabile, eliminando ogni residuo di contaminazione superficiale.In cucina è fondamentale adottare il principio della separazione degli alimenti crudi dai cotti, sanificando con cura taglieri, coltelli e superfici di lavoro dopo ogni utilizzo con prodotti che entrino in contatto con cibi non trattati termicamente. Le autorità raccomandano inoltre di utilizzare esclusivamente acqua di provenienza sicura e controllata non solo per bere, ma anche per lavare gli alimenti e preparare il ghiaccio, evitando fonti idriche di dubbia origine. Chi manifesta sintomi compatibili con un’infezione gastrointestinale o con l’epatite A — nausea, vomito, dolori addominali, ittero, urine scure — non deve preparare cibo per altre persone fino a valutazione medica.La vaccinazione: la misura più efficaceLa Regione Campania, nel comunicato ufficiale diramato il 19 marzo, ha ribadito con forza che la vaccinazione contro l’epatite A rimane la misura preventiva più efficace disponibile, in particolare per i contatti diretti di casi confermati e per le categorie di popolazione a maggiore rischio. In caso di esposizione recente al virus, la valutazione medica deve essere tempestiva: la vaccinazione post-esposizione — e, in situazioni selezionate, la somministrazione di immunoglobuline — è tanto più efficace quanto più precocemente viene effettuata rispetto al momento del contatto con il virus.Le autorità sanitarie invitano chiunque abbia consumato molluschi crudi o alimenti potenzialmente contaminati nelle ultime settimane a monitorare attentamente la propria sintomatologia e a rivolgersi senza indugio al medico di base o ai Servizi di Prevenzione dell’ASL di competenza territoriale in caso di comparsa di sintomi sospetti. La diagnosi precoce, la corretta informazione e i comportamenti alimentari prudenti rimangono i pilastri della strategia regionale per il contenimento dell’attuale focolaio.