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L’OMS chiede aumento del 50%su alcol, zuccheri e tabacco entro il 2035

L'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l'iniziativa 3 by 35 per incrementare i prezzi attraverso la tassazione e raccogliere mille miliardi di dollari in dieci anni
4 Febbraio 2026, 17:09
L’OMS chiede aumento del 50%su alcol, zuccheri e tabacco entro il 2035
Anelli di Zucchine
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Anelli di Zucchine

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato nel luglio del 2025 una delle sue iniziative fiscali più ambiziose degli ultimi decenni, denominata 3 by 35, con l’obiettivo di spingere tutti i paesi del mondo ad aumentare di almeno il 50% i prezzi reali di tabacco, alcol e bevande zuccherate entro il 2035 attraverso l’introduzione o il potenziamento di tasse sanitarie specifiche. La presentazione è avvenuta durante la conferenza delle Nazioni Unite sul finanziamento per lo sviluppo tenutasi a Siviglia, in Spagna, e rappresenta la prima volta nella storia dell’organizzazione che viene proposto un obiettivo così specifico e quantificato per tutte e tre le categorie di prodotti considerate dannose per la salute pubblica.

L’iniziativa si fonda su una base scientifica solida che dimostra come il consumo di questi prodotti stia alimentando l’epidemia globale di malattie non trasmissibili, responsabili di oltre il 75% di tutti i decessi a livello mondiale. Secondo i dati dell’OMS, ogni anno le malattie croniche non trasmissibili causano circa 41 milioni di morti, di cui 17,9 milioni attribuibili a patologie cardiovascolari, 9,3 milioni a tumori, 4,1 milioni a malattie respiratorie croniche e 2 milioni al diabete. Il dato più preoccupante emerge dall’analisi della distribuzione geografica di questi decessi, con il 77% che si verifica nei paesi con reddito pro capite medio o basso, evidenziando come la crisi sanitaria colpisca in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili.

Il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha sottolineato durante la presentazione dell’iniziativa come le tasse per la salute rappresentino uno strumento vincente sia per le persone che per le economie nazionali, in quanto contribuiscono a prevenire le malattie e a salvare vite riducendo il consumo di prodotti dannosi, generando al contempo miliardi di dollari di entrate che i governi possono reinvestire in sanità e sviluppo. L’obiettivo quantitativo dell’iniziativa è particolarmente ambizioso ma secondo l’organizzazione assolutamente raggiungibile, prevedendo di raccogliere mille miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, risorse che potrebbero supplire in parte al grave danno finanziario inferto dall’uscita degli Stati Uniti dall’organizzazione, completata formalmente il 22 gennaio 2026 dopo un anno di preavviso seguito all’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump.

Jeremy Farrar, direttore generale aggiunto dell’OMS con delega alla promozione della salute e alla prevenzione e controllo delle malattie, ha dichiarato che le tasse sanitarie rappresentano uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle autorità sanitarie globali, sottolineando come queste misure fiscali riducano il consumo di prodotti nocivi e generino entrate che i governi possono reinvestire in assistenza sanitaria, istruzione e protezione sociale. Farrar, che ha ricoperto il ruolo di Chief Scientist dell’OMS tra il 2023 e il 2025 prima di assumere l’attuale incarico, porta con sé un’esperienza ventennale nella ricerca sulle malattie infettive emergenti e nella direzione del Wellcome Trust, una delle più importanti fondazioni biomediche al mondo.

Le proiezioni elaborate dall’organizzazione indicano che un aumento una tantum del 50% del prezzo di tabacco, alcol e bevande zuccherate potrebbe prevenire 50 milioni di morti premature nei prossimi 50 anni, un dato che evidenzia l’enorme impatto potenziale di questa misura fiscale sulla salute pubblica globale. Le stime economiche elaborate dai tecnici dell’OMS suggeriscono che se tutti i paesi alzassero la tassazione delle tre categorie fino al 50% nei tempi previsti, i ricavi nei primi cinque anni potrebbero arrivare a 3,7 trilioni di dollari, pari a circa 740 miliardi di dollari all’anno, cifre che potrebbero sostenere nuove iniziative dedicate alla salute globale e compensare la perdita dei contributi statunitensi, che nel biennio 2024-2025 ammontavano a quasi un miliardo di dollari su un budget totale di 6,5 miliardi.

L’iniziativa si inserisce in un contesto storico favorevole che dimostra la fattibilità concreta di cambiamenti su larga scala nelle politiche fiscali sanitarie. Tra il 2012 e il 2022, quasi 140 paesi hanno aumentato le tasse sul tabacco, con un conseguente aumento medio dei prezzi reali di oltre il 50%, dimostrando che una trasformazione significativa è possibile quando esiste la volontà politica. Esperienze internazionali condotte in paesi come Colombia e Sudafrica hanno mostrato come i governi che hanno introdotto tasse sanitarie abbiano registrato sia una riduzione dei consumi che un aumento delle entrate pubbliche, fornendo evidenze empiriche dell’efficacia di queste misure.

Per quanto riguarda le bevande zuccherate, oltre 130 giurisdizioni in quasi 120 paesi e territori hanno già implementato forme di sugar tax, con risultati significativi in termini di riduzione dei consumi. Studi condotti in cinque città americane hanno documentato una riduzione media del 33% nelle vendite di bevande zuccherate dopo l’introduzione della tassazione, mentre in Polonia, dopo l’implementazione della sugar tax nel 2021, i prezzi delle bibite sono aumentati del 36% e i consumi sono calati del 20%. Il caso del Regno Unito è considerato particolarmente emblematico, in quanto la formula innovativa della tassa introdotta nel 2018 con il nome di Soft Drinks Industry Levy ha indotto i produttori a modificare le loro ricette riducendo la quantità di zuccheri utilizzati nelle bevande, risultando nei tre anni successivi in un dimezzamento della quantità di zucchero consumata dai bambini attraverso bibite analcoliche e in una riduzione di circa un terzo negli adulti.

Nell’area europea tuttavia solo il 19% dei paesi ha adottato la sugar tax, precisamente dieci su 53, tra cui Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Principato di Monaco, Norvegia, Portogallo e Regno Unito. L’Italia si trova in una posizione particolare, con la sugar tax che è stata rinviata ripetutamente e che secondo le ultime disposizioni dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2026, dopo otto rinvii consecutivi dalla sua approvazione iniziale nel 2019 con il governo Conte. La situazione italiana risulta particolarmente paradossale considerando che il paese registra il più alto tasso di persone obese e sovrappeso in Europa, con il 9,4% di cittadini obesi e il 40% in sovrappeso, e soprattutto il dato allarmante del 20,4% di bambini obesi, che colloca l’Italia al secondo posto in Europa per obesità infantile.

Per quanto riguarda l’alcol, almeno 167 paesi applicano tasse sulle bevande alcoliche, ma in molti casi le imposte non tengono il passo dell’inflazione o dell’aumento del reddito, con il risultato che birra, vino e superalcolici restano relativamente economici, incentivando non solo consumi regolari ma anche comportamenti rischiosi come la guida in stato di ebbrezza, episodi di violenza e incidenti stradali. Un rapporto pubblicato dall’OMS nel gennaio 2026 ha lanciato un allarme specifico sul fatto che bevande zuccherate e alcol stanno diventando progressivamente più economici in termini reali in molti paesi, nonostante l’applicazione di tasse specifiche, a causa dell’incapacità dei sistemi fiscali di adeguarsi all’inflazione e all’aumento dei redditi medi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si offre di assistere concretamente i governi nell’impostazione delle migliori politiche fiscali di questo tipo, basandosi su decenni di studi scientifici e cercando di costituire una base comune per armonizzare le diverse strategie a livello internazionale. L’iniziativa è supportata da una collaborazione tra diversi partner globali e ha ricevuto l’appoggio pubblico di leader mondiali come la presidente delle Isole Marshall Hilda Heine, la prima ministra delle Barbados Mia Amor Mottley, l’ex prima ministra neozelandese Helen Clark e l’imprenditore e filantropo Mike Bloomberg, che hanno tutti sottolineato durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del settembre 2025 come le tasse sanitarie rappresentino una strategia vincente per persone ed economie.

La tempistica dell’iniziativa assume un significato particolare nel contesto della perdita dei finanziamenti statunitensi, che hanno contribuito per il 14,53% al budget dell’organizzazione nel biennio 2024-2025 con quasi un miliardo di dollari tra contributi fissi e volontari. L’amministrazione americana deve all’OMS circa 260 milioni di dollari in contributi arretrati relativi agli esercizi 2024 e 2025, cifre che l’attuale governo contesta come obbligo vincolante per il recesso. In questo scenario finanziario complesso, la capacità dell’iniziativa 3 by 35 di generare entrate significative potrebbe rappresentare una risorsa fondamentale per mantenere l’operatività dell’organizzazione e sostenere programmi sanitari essenziali in tutto il mondo.

L’economista sanitario dell’OMS Guillermo Sandoval ha spiegato che in termini pratici il prezzo di un prodotto tassato in un paese a reddito medio potrebbe aumentare da 4 dollari attuali a 10 dollari entro il 2035, tenendo conto dell’inflazione, un incremento sostanziale ma calibrato per ottenere l’effetto deterrente desiderato senza creare mercati illegali di dimensioni significative. L’organizzazione sta inoltre contemplando raccomandazioni fiscali più ampie, incluse imposte sugli alimenti ultra-processati, in attesa che l’agenzia finalizzi una definizione precisa di tali alimenti nei prossimi mesi, sebbene Sandoval abbia riconosciuto che è prevedibile una forte resistenza da parte delle industrie coinvolte.

L’iniziativa deve tuttavia confrontarsi con diverse sfide implementative, tra cui la presenza in molti paesi di accordi di investimento a lungo termine con l’industria che limitano gli aumenti delle tasse sul tabacco e possono compromettere gli obiettivi sanitari nazionali. L’OMS incoraggia esplicitamente i governi a rivedere ed evitare tali esenzioni per sostenere un efficace controllo del tabacco e proteggere la salute pubblica, sottolineando come molti paesi continuino paradossalmente a fornire incentivi fiscali alle industrie che producono prodotti dannosi per la salute, una contraddizione che mina gli sforzi di prevenzione.

L’efficacia delle tasse sanitarie si basa su un meccanismo duplice che agisce simultaneamente sul lato della domanda e dell’offerta. Da un lato, l’aumento dei prezzi rende i prodotti meno accessibili economicamente, in particolare per i giovani e per le fasce di popolazione a reddito più basso, che risultano essere le più sensibili alle variazioni di prezzo. Dall’altro, la prospettiva di tassazioni crescenti incentiva i produttori a riformulare i loro prodotti riducendo le sostanze dannose, come dimostrato dal caso britannico dove molte aziende hanno ridotto significativamente il contenuto di zucchero nelle bevande per evitare le aliquote fiscali più elevate previste per i prodotti con maggiori concentrazioni di zuccheri aggiunti.

Tedros Adhanom Ghebreyesus ha ribadito nel febbraio 2026, durante una riunione dell’Executive Board dell’OMS, che il 2025 è stato un anno di svolta ma anche uno dei più difficili per l’organizzazione, e ha indicato l’iniziativa 3 by 35 come uno degli strumenti chiave per mobilitare risorse interne e sostenere i paesi nel mantenimento dei servizi sanitari essenziali, riducendo la dipendenza dagli aiuti esterni e rafforzando il finanziamento domestico della sanità. Il direttore generale ha citato diversi paesi che nel 2025 e all’inizio del 2026 hanno introdotto o aumentato imposte su questi prodotti, lodando in particolare il Montenegro per aver incrementato le tasse sui prodotti del tabacco del 61,4%, definendola una misura coraggiosa per proteggere la salute pubblica.

L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di politiche di prevenzione delle malattie non trasmissibili che l’OMS sta promuovendo a livello globale, riconoscendo che il 60% dei decessi legati a queste patologie è associato a fattori di rischio prevenibili come fumo, alcol, dieta malsana e inattività fisica, mentre il 40% deriva da cause potenzialmente curabili. La pandemia di COVID-19 ha rallentato i progressi verso gli obiettivi fissati per il 2025 e il 2030, ma dieci paesi hanno già raggiunto una riduzione del 25% della mortalità prematura grazie all’implementazione di politiche efficaci, dimostrando che risultati significativi sono ottenibili quando esiste un impegno politico sostenuto e basato sull’evidenza scientifica.