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Il Ritorno delle Cucine Chiuse: Addio Open Space

Dopo vent'anni di dominio degli open space, le cucine chiuse tornano protagoniste del design residenziale: una scelta dettata da esigenze concrete di privacy, controllo acustico e risparmio energetico che ridefinisce gli equilibri della zona giorno contemporanea.
16 Gennaio 2026, 16:07
Il Ritorno delle Cucine Chiuse: Addio Open Space
Anelli di Zucchine
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Anelli di Zucchine

Nel panorama dell’architettura domestica contemporanea si assiste a un’inversione di tendenza che sta ridefinendo gli equilibri della zona giorno: dopo oltre vent’anni di dominio incontrastato degli open space, le cucine chiuse stanno riconquistando il favore di progettisti e committenti. Quella che solo pochi anni fa sarebbe apparsa come una scelta anacronistica si sta affermando come risposta concreta alle esigenze di una quotidianità profondamente mutata, dove la ricerca di privacy, ordine e benessere acustico prevale sulla suggestione degli spazi fluidi e continui che hanno caratterizzato la progettazione residenziale dall’inizio del millennio.

La trasformazione in atto non rappresenta semplicemente un ritorno nostalgico alle planimetrie tradizionali, ma costituisce piuttosto una rielaborazione critica dell’esperienza accumulata negli ultimi decenni di vita negli spazi aperti. Gli studi di architettura registrano un incremento significativo delle richieste di separazione tra cucina e soggiorno, con soluzioni che recuperano il concetto di stanza autonoma pur mantenendo la qualità estetica e funzionale maturata durante l’era dell’open space. Le motivazioni di questo cambiamento affondano le radici in problematiche concrete emerse progressivamente nelle abitazioni di metratura contenuta, dove l’assenza di divisioni ha finito per generare più disagi che vantaggi reali.

Le ragioni del declino dell’open space

L’esperienza quotidiana di chi ha vissuto negli ultimi anni in appartamenti con cucina a vista ha evidenziato criticità strutturali che vanno ben oltre le questioni puramente estetiche. Il primo ordine di problemi riguarda la gestione degli odori: nonostante l’evoluzione tecnologica delle cappe aspiranti, anche i modelli più performanti non riescono a impedire completamente la diffusione nell’ambiente delle esalazioni prodotte dalla cottura, con la conseguenza che tessuti di arredamento, tende e imbottiti assorbono persistentemente i profumi della cucina, richiedendo cicli di lavaggio più frequenti e manutenzione costante. La questione acustica si rivela altrettanto problematica, specialmente nelle famiglie dove convivono ritmi di vita differenti e dove la sovrapposizione di attività diverse nello stesso ambiente genera interferenze continue.

La diffusione capillare del lavoro da remoto, accelerata drammaticamente durante il periodo pandemico, ha rappresentato il punto di rottura definitivo per molti nuclei familiari. Le videochiamate professionali si sono rivelate incompatibili con la presenza simultanea di attività domestiche nello stesso spazio, mentre il funzionamento di elettrodomestici come lavastoviglie, frullatori o estrattori diventa fonte di disturbo per chi necessita di concentrazione o semplicemente desidera momenti di quiete. L’illusione della spaziosità promessa dagli ambienti unici si è spesso trasformata nella realtà di una confusione percettiva permanente, dove l’assenza di confini chiari genera una sensazione di disordine costante che nessun sistema organizzativo riesce a contenere efficacemente.

La nuova cucina abitabile contemporanea

Il ritorno alla cucina separata non significa affatto il recupero pedissequo delle planimetrie novecentesche, ma piuttosto l’elaborazione di un modello ibrido che integra i vantaggi della separazione con le conquiste progettuali dell’epoca recente. Gli architetti stanno sviluppando soluzioni che prevedono la delimitazione fisica della zona cottura attraverso sistemi che non compromettono la luminosità né creano ambienti claustrofobici: le vetrate a tutta altezza rappresentano la soluzione più richiesta, in quanto garantiscono la continuità visiva e il passaggio della luce naturale pur creando una barriera efficace contro odori e rumori. Le pareti scorrevoli costituiscono un’alternativa sempre più apprezzata per chi desidera mantenere la flessibilità di configurazione degli spazi, permettendo di aprire completamente l’ambiente nelle occasioni conviviali e di chiuderlo quando la funzionalità lo richiede.

La cucina come stanza autonoma risponde anche a esigenze di natura psicologica che gli studi di neuroscienze ambientali hanno contribuito a chiarire negli ultimi anni. La possibilità di isolarsi fisicamente in uno spazio dedicato a funzioni specifiche alleggerisce il carico cognitivo legato alla gestione simultanea di stimoli eterogenei, favorendo la concentrazione nelle attività che richiedono attenzione e preservando la qualità del riposo negli spazi adiacenti. La separazione netta tra le diverse funzioni domestiche permette al cervello di operare quella ripartizione che risulta essenziale per il benessere psicofisico, evitando la sovrapposizione caotica di contesti che caratterizza gli ambienti completamente aperti.

Vantaggi pratici e sostenibilità energetica

Oltre alle questioni di comfort abitativo, la scelta di una cucina chiusa comporta vantaggi tangibili sul piano della gestione energetica dell’abitazione. La possibilità di climatizzare selettivamente gli ambienti consente di riscaldare o raffrescare volumi ridotti in tempi rapidi, con un impatto significativo sui consumi e quindi sulle bollette energetiche. Durante la preparazione dei pasti, quando l’attività dei fornelli genera calore, non risulta necessario estendere il condizionamento all’intero open space, mentre nei mesi freddi la riduzione del volume da riscaldare si traduce in un risparmio economico misurabile che nel corso dell’anno raggiunge percentuali considerevoli.

Sul fronte organizzativo, la cucina separata offre la possibilità di gestire il disordine temporaneo senza che questo si rifletta immediatamente sulla percezione dell’intera zona giorno. La pressione psicologica di dover mantenere costantemente in ordine l’area operativa, tipica delle cucine a vista, viene eliminata dalla presenza di una porta che consente di isolare momentaneamente il caos produttivo dalle attività di relax o di rappresentanza. Questa caratteristica risulta particolarmente apprezzata dalle famiglie con bambini o da chi utilizza intensivamente la cucina per preparazioni elaborate che richiedono l’utilizzo simultaneo di numerosi strumenti e ingredienti.

Soluzioni progettuali innovative

I progettisti contemporanei stanno elaborando un ventaglio articolato di soluzioni che permettono di ottenere i benefici della separazione senza ricorrere necessariamente alla muratura tradizionale. Le librerie bifacciali rappresentano una delle opzioni più interessanti, specialmente negli spazi di metratura generosa, in quanto creano una divisione morbida che mantiene la permeabilità visiva pur definendo chiaramente le diverse zone funzionali. I pannelli scorrevoli realizzati con materiali leggeri come il legno lamellare o le resine traslucide consentono di modulare il grado di apertura in base alle esigenze del momento, garantendo la massima flessibilità d’uso senza rinunciare alla possibilità di isolamento quando necessario.

Nei contesti urbani caratterizzati da appartamenti di dimensioni contenute, le soluzioni ibride stanno guadagnando terreno: vetrate con profili minimali che separano fisicamente gli ambienti mantenendo la continuità percettiva, materiali fonoassorbenti integrati nelle strutture divisorie per contenere la propagazione dei rumori, sistemi di ventilazione meccanica controllata che garantiscono il ricambio d’aria senza necessità di aperture dirette. Anche le barriere vegetali costituiscono un’opzione apprezzata da chi desidera un approccio più naturale, con filari di piante ad alto fusto che filtrano simultaneamente suoni e particelle sospese, contribuendo al miglioramento della qualità dell’aria interna.

Verso un nuovo equilibrio abitativo

La tendenza emergente verso la separazione degli spazi domestici si inserisce in un ripensamento più ampio del rapporto tra architettura residenziale e qualità della vita. L’esperienza maturata durante gli anni di massima diffusione degli open space ha dimostrato che la semplice rimozione delle pareti non genera automaticamente abitazioni migliori, ma che occorre invece calibrare attentamente il grado di apertura in funzione delle dimensioni effettive degli ambienti, del numero di occupanti e delle loro abitudini quotidiane. La ricerca di quello che gli psicologi ambientali definiscono igiene percettiva passa attraverso la creazione di spazi definiti che permettano al sistema nervoso di distinguere chiaramente tra contesti funzionali diversi, riducendo la fatica cognitiva associata alla gestione di ambienti caotici e sovrastimolanti.

Il ritorno della cucina chiusa non cancella le conquiste progettuali dell’epoca recente, ma le integra in una visione più articolata e consapevole dell’abitare contemporaneo. Le porte scorrevoli a scomparsa, le vetrate termoisolanti, i materiali fonoassorbenti di nuova generazione rappresentano gli strumenti che permettono di coniugare la separazione funzionale con la luminosità e l’apertura visiva, superando la dicotomia rigida tra open space e compartimentazione tradizionale. Nel panorama del design residenziale del 2026 emerge con chiarezza una lezione fondamentale: prima di abbattere muri o eliminare divisioni occorre interrogarsi con onestà sulle reali modalità di utilizzo dello spazio domestico, privilegiando soluzioni che rispondano concretamente alle esigenze quotidiane piuttosto che inseguire mode effimere o suggestioni puramente estetiche che rischiano di compromettere il benessere abitativo.