AttualitàSalmonella, Maxi Richiamo: 18 lotti di Uova da Non ConsumareIl Ministero della Salute richiama per Salmonella enteritidis 18 lotti di uova Latteria Chiuro prodotte a Mese (SO) e una confettura extra di mirtilli.Andrea Bosetti • 30 Ottobre 2026, 13:48Il Ministero della Salute ha pubblicato sul proprio portale dedicato agli avvisi di sicurezza alimentare due nuovi provvedimenti di richiamo accomunati dalla medesima motivazione, ovvero la presenza di Salmonella, che interessano un numero consistente di lotti di uova da allevamento a terra commercializzate in Lombardia con il marchio di una cooperativa lattiero-casearia valtellinese, andando ad aggiungersi a una serie di segnalazioni analoghe che nelle ultime settimane hanno riguardato in modo ricorrente il comparto delle uova fresche.Il provvedimento di maggiore portata riguarda 18 lotti di uova medie da allevamento a terra di categoria A a marchio Latteria Chiuro, ritirati dal mercato a seguito del riscontro di Salmonella enteritidis, uno dei sierotipi più frequentemente associati alle tossinfezioni alimentari di origine avicola in Europa. Il prodotto oggetto del richiamo è commercializzato in confezioni da sei uova e appartiene ai lotti identificati con i codici 241026, 251026, 261026, 271026, 281026, 291026, 311026, 011126, 021126, 031126, 041126, 051126, 071126, 081126, 091126, 101126, 111126 e 121126, ai quali corrispondono date di scadenza comprese tra il 24 ottobre 2026 e il 12 novembre 2026, secondo una progressione che riflette la produzione quotidiana dello stabilimento nell’arco di circa tre settimane.I tempi di pubblicazione dell’avviso rappresentano uno degli aspetti più rilevanti della vicenda, dal momento che il documento predisposto dall’operatore reca la data del 23 ottobre 2026, mentre la sua diffusione sul sito istituzionale del Ministero è avvenuta soltanto nel tardo pomeriggio del 29 ottobre 2026, con uno scarto di sei giorni che ha prodotto come conseguenza diretta il superamento della data di scadenza per quasi un terzo dei lotti coinvolti al momento in cui l’informazione è divenuta accessibile ai consumatori. Si tratta di una circostanza che riguarda in particolare le confezioni con scadenza compresa tra il 24 e il 29 ottobre, le quali, verosimilmente, sono state in larga parte già acquistate e consumate prima che il richiamo venisse reso pubblico attraverso il canale ministeriale. Dal punto di vista della filiera, le uova richiamate sono state prodotte per conto della Latteria Sociale di Chiuro Sca dall’azienda La Quercia Società Cooperativa Sociale, il cui stabilimento di produzione si trova in località Prescat 1, nel comune di Mese, in provincia di Sondrio, ed è identificato dal marchio ITK034XUE riportato sull’avviso. La Latteria di Chiuro, realtà cooperativa storicamente radicata in Valtellina e nota principalmente per la produzione e la distribuzione di formaggi e latticini, commercializza con il proprio marchio anche prodotti di altri conferitori locali, tra cui, appunto, le uova di provenienza valchiavennasca oggetto del provvedimento.Un richiamo che si ripete sulla stessa produzione: il Ministero della Salute aveva infatti già segnalato in precedenza il ritiro per Salmonella delle medesime uova, in quel caso vendute con il marchio La Quercia, elemento che indica come la contaminazione riscontrata non sia circoscritta a un singolo canale distributivo ma interessi a monte l’allevamento o il centro di imballaggio, con il conseguente coinvolgimento di tutte le referenze riconducibili allo stesso stabilimento indipendentemente dall’etichetta con cui sono state immesse sul mercato. In casi di questo tipo, le procedure di autocontrollo e le verifiche disposte dalle autorità sanitarie competenti sul territorio portano generalmente all’estensione progressiva del richiamo a ulteriori lotti o marchi man mano che vengono ricostruiti i flussi di distribuzione.La Salmonella enteritidis è un batterio Gram-negativo appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae, che colonizza frequentemente l’intestino del pollame e può contaminare le uova sia attraverso il guscio, per contatto con materiale fecale, sia per via transovarica, ossia all’interno dell’uovo stesso prima della deposizione, caratteristica che rende questo sierotipo particolarmente rilevante sotto il profilo della sicurezza alimentare. L’infezione nell’uomo, denominata salmonellosi, si manifesta tipicamente con sintomi gastrointestinali quali diarrea, febbre, crampi addominali, nausea e vomito, che compaiono in genere tra le 6 e le 72 ore successive all’ingestione dell’alimento contaminato e si risolvono nella maggior parte dei casi spontaneamente nell’arco di alcuni giorni, mentre nei soggetti appartenenti alle categorie più vulnerabili, come bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza e persone immunodepresse, il decorso può risultare più severo e richiedere un intervento medico.Il rischio associato al consumo di uova contaminate è legato soprattutto alle preparazioni che prevedono l’utilizzo di uova crude o poco cotte, come maionese fatta in casa, tiramisù, zabaione, creme non pastorizzate o uova alla coque, poiché la cottura completa, che porti l’alimento a una temperatura interna sufficiente per un tempo adeguato, è in grado di inattivare il batterio. Proprio per questa ragione la normativa europea sulla commercializzazione delle uova di categoria A impone specifiche condizioni di conservazione e una durata massima di 28 giorni dalla deposizione, mentre i piani nazionali di controllo della salmonellosi negli allevamenti avicoli prevedono campionamenti periodici obbligatori finalizzati a individuare precocemente la presenza dei sierotipi considerati di rilevanza per la salute pubblica.La procedura di richiamo prevista dalla normativa comunitaria, e in particolare dal Regolamento (CE) n. 178/2002 sulla sicurezza alimentare, attribuisce all’operatore del settore alimentare la responsabilità primaria di ritirare dal mercato i prodotti non conformi e, qualora questi abbiano già raggiunto il consumatore finale, di informarlo in modo efficace, mentre al Ministero della Salute spetta la pubblicazione degli avvisi trasmessi dalle aziende in una sezione dedicata del proprio portale istituzionale. Secondo la prassi indicata negli avvisi di richiamo, i prodotti appartenenti ai lotti segnalati non devono essere consumati e possono essere restituiti al punto vendita presso il quale sono stati acquistati, ottenendone di norma il rimborso o la sostituzione anche in assenza dello scontrino.