AttualitàInverno con la Neve in Pianura? Ecco cosa dicono le prime previsioni e le aree più esposteLe mappe hanno acceso il primo segnale, ma la vera sorpresa potrebbe emergere soltanto quando l’inverno mostrerà la sua traiettoria: basterà un incastro preciso per cambiare tutto.Andrea Bosetti • 21 Settembre 2026, 12:05L’inverno 2026-2027 potrebbe riportare la neve fino alle pianure italiane? È la domanda che comincia a circolare con l’avvicinarsi della stagione fredda, alimentata dalle prime elaborazioni stagionali e dal rapido rafforzamento di El Niño nel Pacifico equatoriale. Le indicazioni disponibili, tuttavia, non permettono ancora di prevedere singole nevicate, date precise o città coinvolte: descrivono esclusivamente lo scenario atmosferico medio atteso tra dicembre 2026 e febbraio 2027, lasciando ancora completamente aperta la possibilità di brevi ma importanti irruzioni fredde.Le proiezioni stagionali elaborate attraverso il sistema multimodello europeo mostrano, per l’inverno nel suo complesso, una maggiore probabilità di temperature superiori alle medie su gran parte dell’Europa, Italia compresa. Si tratta di un segnale ormai ricorrente negli ultimi anni e coerente con un contesto climatico nel quale le stagioni fredde risultano mediamente meno rigide rispetto al passato, ma questo non significa necessariamente trascorrere tre mesi senza freddo o senza neve.Una previsione stagionale più mite, infatti, rappresenta la media di dicembre, gennaio e febbraio e può comprendere lunghe fasi temperate interrotte da episodi freddi anche intensi. Per vedere la neve in pianura non serve necessariamente un inverno gelido dall’inizio alla fine: può essere sufficiente una breve discesa di aria continentale, accompagnata dalla formazione di una depressione sul Mediterraneo capace di richiamare umidità sopra uno strato d’aria molto fredda presente nei bassi livelli.Sul fronte delle precipitazioni, le prime elaborazioni lasciano intravedere una stagione potenzialmente più umida su diverse zone dell’Europa centrale, mentre il segnale appare più incerto sul Mediterraneo. Per l’Italia sarà quindi determinante la posizione delle depressioni: un inverno mite e piovoso favorirebbe soprattutto la neve sulle Alpi e sull’Appennino, mentre eventuali irruzioni fredde ben sincronizzate con l’arrivo delle perturbazioni potrebbero abbassare temporaneamente la quota neve fino alle pianure settentrionali e alle conche interne del Centro.Le aree che potrebbero avere più occasioni per vedere la neveIn caso di irruzioni fredde provenienti dall’Europa orientale, le pianure con le maggiori possibilità resterebbero quelle del Piemonte, soprattutto tra le province di Cuneo, Torino, Asti e Alessandria, dove l’aria fredda può ristagnare più facilmente nei bassi strati. Opportunità potrebbero aprirsi anche sulla Lombardia occidentale e meridionale, coinvolgendo potenzialmente Pavese, Lodigiano, Cremonese, Milanese e Mantovano, sebbene nei grandi centri urbani l’isola di calore renda l’accumulo nevoso sempre più difficile.Un’altra zona da osservare sarebbe l’Emilia, dalle pianure di Piacenza e Parma fino a Reggio Emilia, Modena e Bologna. In questo settore la neve può arrivare quando una depressione si approfondisce tra il Mar Ligure e l’alto Tirreno, richiamando aria umida sopra il cuscino freddo precedentemente formatosi in Pianura Padana. La Romagna, invece, sarebbe maggiormente esposta in presenza di correnti fredde nordorientali e di precipitazioni provenienti dall’Adriatico.Più incerta la situazione sulle pianure di Veneto e Friuli-Venezia Giulia, dove Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Pordenone e Udine potrebbero vedere neve soltanto con un’irruzione continentale sufficientemente intensa e duratura. La vicinanza dell’Adriatico e la maggiore facilità con cui l’aria mite riesce a infiltrarsi nei bassi strati possono infatti trasformare rapidamente la neve in pioggia.Al Centro, le possibilità riguarderebbero soprattutto le vallate interne di Toscana, Umbria, Marche e Lazio, mentre sul versante adriatico eventuali correnti gelide dai Balcani potrebbero portare rovesci nevosi a quote molto basse tra Romagna, Marche, Abruzzo e Molise. Per raggiungere temporaneamente anche le coste e le pianure della Puglia settentrionale servirebbe invece una configurazione decisamente più rara, con aria molto fredda in ingresso attraverso l’Adriatico e precipitazioni sufficientemente organizzate.Non è dunque possibile affermare oggi che l’inverno 2026-2027 sarà nevoso nelle pianure italiane, così come sarebbe sbagliato escludere completamente questa eventualità sulla base delle anomalie termiche stagionali. Le prime indicazioni favoriscono un inverno complessivamente mite, ma le nevicate a bassa quota dipenderanno da episodi della durata di pochi giorni, impossibili da individuare con diversi mesi di anticipo. Soltanto a circa sette-dieci giorni di distanza sarà possibile riconoscere una reale irruzione fredda, mentre città, accumuli e quota neve potranno essere definiti con affidabilità appena tre-cinque giorni prima.