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Vacanze a tutti i costi, gli italiani si sono indebitati per oltre 170 milioni per andare in ferie

Cresce il ricorso al credito per finanziare le ferie: 170 milioni nei primi mesi del 2026. Un segnale di cambiamento nei consumi che riflette fragilità economiche e nuove pressioni sociali.
15 Luglio 2026, 17:08
Vacanze a tutti i costi, gli italiani si sono indebitati per oltre 170 milioni per andare in ferie

C’è un’Italia che lamenta il caro vita, l’erosione del potere d’acquisto e l’incertezza economica, e un’altra – spesso la stessa – che non rinuncia alle vacanze, neppure a costo di indebitarsi. I dati parlano chiaro: nei primi cinque mesi del 2026 sono stati erogati circa 170 milioni di euro in prestiti personali destinati esclusivamente alle ferie. Una cifra significativa, seppur in calo rispetto ai oltre 200 milioni dello stesso periodo del 2025, che fotografa un fenomeno sempre più radicato e, per certi versi, preoccupante.

Secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto EMG, oltre 28 milioni di italiani prevedono di partire quest’anno, con una spesa media di 939 euro a persona per trasporti e alloggi. Fin qui nulla di sorprendente. Ciò che invece merita una riflessione più profonda è il ricorso crescente al credito per sostenere una spesa che, per sua natura, dovrebbe essere discrezionale. I prestiti per vacanze rappresentano poco più dell’1% del totale delle richieste, ma il loro peso è aumentato del 42% rispetto al 2019. Un segnale evidente di un cambiamento culturale prima ancora che economico.

Indebitarsi per un investimento, per la casa o per la formazione può avere una logica. Farlo per pochi giorni di svago, invece, appare una scelta difficilmente giustificabile sul piano della sostenibilità finanziaria personale. Eppure accade, sempre più spesso. Chi ricorre a questi finanziamenti chiede in media 5.400 euro, da restituire in circa 50 rate mensili da 132 euro. In altre parole, si continua a pagare una vacanza ben oltre il ricordo delle stesse.

Colpisce anche il profilo anagrafico dei richiedenti: l’età media scende a 38 anni, con oltre un quinto delle domande provenienti da giovani tra i 25 e i 30 anni. Una generazione cresciuta in un contesto di precarietà lavorativa e redditi incerti, ma al tempo stesso esposta a una pressione sociale sempre più forte, alimentata dai modelli irrealistici veicolati dai social network. Il viaggio non è più solo un’esperienza personale, ma diventa uno strumento di rappresentazione, un contenuto da esibire, spesso a prescindere dalle reali possibilità economiche.

Il confronto con le generazioni precedenti è inevitabile. I nostri nonni e, in larga parte, anche i nostri genitori, concepivano il debito come un’eccezione, non come una scorciatoia. Le vacanze erano un lusso da concedersi solo se sostenibile, non un diritto da finanziare a rate. L’idea di indebitarsi per un viaggio sarebbe apparsa, allora, non solo imprudente ma quasi incomprensibile.

Oggi, invece, sembra prevalere una logica opposta: si anticipa il consumo e si rimanda il costo, spesso senza una reale consapevolezza delle conseguenze. In un contesto già segnato da inflazione, tassi di interesse non trascurabili e margini di risparmio ridotti, questo tipo di comportamento rischia di aggravare ulteriormente la fragilità finanziaria delle famiglie.

Il fenomeno, in definitiva, non è solo una questione di numeri ma di mentalità. Dietro quei 170 milioni di euro c’è una trasformazione profonda nel rapporto tra italiani e denaro, tra desiderio e possibilità. E la sensazione è che, in molti casi, il prezzo più alto non sia quello del viaggio, ma quello – ben più duraturo – del debito contratto per sostenerlo.