AttualitàAllarme caldo, Garattini: “Proteggiamo il cervello e mangiamo meno”Il presidente dell’Istituto Mario Negri mette in guardia dai rischi neurologici del caldo estremo e indica alimentazione sobria, idratazione costante e revisione delle terapie antipertensivi come misure prioritarie.Andrea Bosetti • 1 Luglio 2026, 11:49L’Italia affronta un’estate segnata da temperature eccezionalmente elevate e il professor Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano e figura di riferimento della farmacologia italiana, ha scelto di intervenire pubblicamente per richiamare l’attenzione sui rischi reali che queste condizioni atmosferiche comportano per la salute umana, con particolare riguardo alla protezione del sistema nervoso centrale e alla gestione dell’alimentazione nei periodi di stress termico elevato.Intervenendo nel programma televisivo La volta buona su Rai 1, condotto da Caterina Balivo, Garattini ha sottolineato con nettezza la natura inedita del fenomeno in corso: “Siamo di fronte a una situazione nuova”, ha dichiarato il farmacologo, precisando che “questo caldo intenso è nuovo, non è qualcosa che abbiamo già vissuto in passato” e che, di conseguenza, l’insieme delle conoscenze scientifiche di cui disponiamo si basa su esperienze di calori relativamente meno estremi, rendendo ancora più necessaria la prudenza da parte della popolazione.Il cervello, organo prioritario da proteggereAl centro dell’analisi di Garattini c’è la vulnerabilità del cervello all’ipertermia. Il sistema nervoso centrale, per il corretto svolgimento delle sue funzioni, richiede condizioni di temperatura corporea interna strettamente regolate e scostamenti anche moderati da questi parametri possono determinare conseguenze funzionali rilevanti, con effetti che spaziano dalle alterazioni cognitive acute fino a esiti più gravi nei soggetti fragili. “Bisogna stare molto attenti, perché il cervello è molto sensibile al caldo e possiamo avere dei danni che possono essere anche importanti”, ha dichiarato il professore, sottolineando l’urgenza di limitare al massimo l’esposizione diretta alle alte temperature.In questo quadro, la raccomandazione operativa di Garattini è di uscire “solo quando la temperatura è più bassa”, preferibilmente nelle prime ore del mattino o nelle ore serali, quando il calore accumulato durante le ore centrali della giornata inizia a dissiparsi, e comunque di farlo “ben protetti”. Il farmacologo ha poi chiarito un equivoco comune che riguarda l’utilizzo delle creme solari: “Non dimentichiamo che utilizzare le creme con la protezione solare è utile per la cute, ma non per gli altri organi”, ha spiegato, evidenziando come la protezione cutanea, pur indispensabile per prevenire danni da raggi ultravioletti, non costituisca in alcun modo una difesa sistemica dall’ipertermia e non tuteli strutture come il cervello, il cuore o il rene dagli effetti del caldo eccessivo.Alimentazione sobria e idratazione correttaSul piano dell’alimentazione, il presidente del Mario Negri ha fornito indicazioni orientate alla riduzione del carico metabolico complessivo nelle giornate di afa intensa. L’organismo sottoposto a stress termico impegna una quota significativa delle proprie risorse energetiche nel mantenimento della temperatura corporea entro i valori fisiologici e un pasto abbondante impone al sistema digestivo uno sforzo aggiuntivo che può compromettere ulteriormente la capacità termoregolativa. Garattini ha quindi invitato a “non esagerare, mangiare sempre un po’ meno di quello che ognuno di noi si sentirebbe di gustare”, privilegiando frutta e verdura di stagione, alimenti idratanti e facilmente digeribili, riducendo i consumi di carni rosse, alimenti ultra-processati e grassi saturi.Per quanto riguarda l’idratazione, il farmacologo ha ribadito l’importanza di bere acqua con regolarità, senza attendere la comparsa dello stimolo della sete, che nelle persone anziane tende a presentarsi in ritardo rispetto alla comparsa dei primi segni di disidratazione. Ha inoltre rivalutato il consumo moderato di caffè, chiarendo che una tazzina di espresso contiene circa 30 mg di caffeina e apporta sostanze antiossidanti, rendendo accettabili anche tre o quattro assunzioni quotidiane, purché collocate in un regime di idratazione adeguata. Di segno opposto il giudizio sugli alcolici: il professore ha ribadito la loro natura vasodilatante e cancerogena, ricordando che in condizioni di caldo estremo il consumo di bevande alcoliche accentua la disidratazione e altera ulteriormente i meccanismi di termoregolazione, rendendo opportuno eliminarli o ridurli drasticamente.Farmaci antipertensivi: la necessità di rivedere le dosiUno degli aspetti più rilevanti dell’intervento di Garattini riguarda la gestione terapeutica in condizioni di calore estremo, con riferimento specifico ai farmaci che agiscono sulla pressione arteriosa. Il caldo provoca vasodilatazione periferica, determinando una riduzione della pressione sanguigna anche nelle persone che non soffrono di ipotensione in condizioni normali; nei pazienti che già assumono antipertensivi, questo meccanismo può risultare in un abbassamento eccessivo della pressione, con rischio di sincopi, cadute e altri eventi avversi. “Se si prendono farmaci antipertensivi o farmaci che agiscono anche indirettamente sulla pressione, bisogna rivolgersi al proprio medico e chiedere parere, perché potrebbe essere molto utile, spesso è necessario diminuire le dosi”, ha dichiarato il professore, indicando nel confronto con il medico curante il passaggio irrinunciabile per gestire correttamente la terapia durante le ondate di calore.La stessa avvertenza si estende ad altri principi attivi, come i diuretici, che aumentano la perdita di liquidi e di sali minerali e possono accentuare gli effetti della disidratazione, o certi psicofarmaci che interferiscono con i meccanismi di termoregolazione centrale. La complessità di queste interazioni rende la comunicazione medico-paziente particolarmente critica nei mesi estivi, soprattutto per le fasce di popolazione più anziane e polifarmacologizzate.Un caldo “nuovo” nel contesto del cambiamento climaticoLe osservazioni di Garattini si inseriscono in un contesto epidemiologico e climatico che rende questo tipo di comunicazione scientifica sempre meno episodica e sempre più strutturale. I dati del Sistema Nazionale di Sorveglianza della Mortalità e della Morbosità estiva, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, documentano ogni anno un eccesso di mortalità nelle fasce di età avanzata durante le ondate di calore, con un incremento significativo degli accessi al pronto soccorso per patologie correlate al caldo, tra cui colpi di calore, stati confusionali acuti, scompensi cardiovascolari e squilibri idroelettrolitici. Le proiezioni dei modelli climatici indicano che fenomeni di questo tipo sono destinati ad aumentare in frequenza e intensità nel corso dei prossimi decenni, rendendo necessario un adattamento progressivo tanto dei comportamenti individuali quanto dei sistemi di prevenzione istituzionale.In questo scenario, la posizione espressa da Garattini – 97 anni, ancora attivo nella ricerca farmacologica presso il Mario Negri – assume un valore che trascende la contingenza della singola estate e si configura come un invito a incorporare stabilmente nella cultura sanitaria collettiva la consapevolezza dei rischi legati alle alte temperature, con particolare attenzione alla protezione delle persone più vulnerabili: anziani che vivono soli, soggetti con patologie croniche, bambini piccoli e lavoratori esposti all’aperto. La premessa da cui parte il farmacologo – che questo caldo è “nuovo” e non trova riscontro nei dati storici di riferimento – implica che le strategie di adattamento debbano essere ripensate in chiave prospettica e non semplicemente ricalcare le pratiche consolidate in contesti climatici meno estremi.