AttualitàIl Tortarello, cos’è il melone che sembra un cetrioloIl Tortarello (Cucumis melo var. flexuosus) è una varietà di melone tipica di Abruzzo, Molise e Puglia che si consuma immaturo come un cetriolo: più digeribile, mai amaro e ricco di acqua, è un ortaggio antico che rischia di scomparire.Andrea Bosetti • 17 Giugno 2026, 11:48Nell’immaginario collettivo italiano, il cetriolo occupa da secoli un posto fisso sulle tavole estive. Eppure, nelle campagne dell’Abruzzo, del Molise e della Puglia, un ortaggio antico e prezioso lo sostituisce quasi integralmente: il Tortarello (Cucumis melo var. flexuosus), una pianta rustica erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, che all’aspetto ricorda sorprendentemente un cetriolo ma che, sul piano botanico, è una varietà di melone. Un ortaggio di antichissima tradizione, riscoperto oggi anche dall’alta cucina, che rischia tuttavia di scomparire per la progressiva riduzione delle coltivazioni a scala familiare.Un frutto di melone travestito da ortaggioIl nome scientifico Cucumis melo var. flexuosus è sinonimo del gruppo Cucumis flexuosus Linn, e nel corso dei secoli questa pianta è stata catalogata con nomi popolari assai evocativi: Cocomero di Turchia, Cocomero Serpentino, Cocomero Torto, Popone Serpentino. La caratteristica morfologica più evidente è la forma allungata e leggermente ritorta, con colorazione esterna verde che varia dal chiaro allo scuro a seconda della varietà. Le sue origini sono antichissime: alcune popolazioni locali coltivate nel territorio pugliese sono considerate dagli studiosi come traccia di antiche cultivar dell’epoca egizia, di cui non sono disponibili esemplari nelle principali collezioni di germoplasma. Ciò conferisce a questo ortaggio un valore storico e genetico che va ben al di là del semplice utilizzo gastronomico.La pianta è molto vigorosa e produttiva, a rapido accrescimento, e si presta particolarmente alle coltivazioni biologiche. I frutti vengono raccolti ancora immaturi, generalmente tra giugno e settembre-ottobre, circa quaranta-cinquanta giorni dopo il trapianto delle piantine. La raccolta avviene in modo scalare e, a differenza del melone dolce destinato al consumo come frutta, il tortarello viene staccato dalla pianta quando ancora non ha sviluppato la dolcezza tipica della maturazione avanzata. Maturo, invece, il suo sapore si fa delicato e ricorda quello del melone classico, rendendolo adatto anche alla preparazione di sorbetti o al consumo come frutto a fine pasto.Le tre varietà italianeIn Italia si coltivano principalmente tre varietà, ciascuna con caratteristiche proprie e legata a un territorio specifico. Il Tortarello Abruzzese è di colore verde chiaro, con lunghezza che va dai 45 agli 80 centimetri; presenta un aspetto ritorto, in particolare nella parte terminale del frutto, e la buccia non tomentosa è solcata da scanalature longitudinali. I frutti si raccolgono solitamente attorno ai 40-50 cm di lunghezza. La produzione si concentra prevalentemente in provincia di Chieti, in particolare nel Vastese e nella calda valle del Trigno, dove è diffuso anche in territorio molisano, tanto che in quelle zone il tortarello sostituisce quasi integralmente la coltivazione e il consumo del cetriolo comune. Localmente viene chiamato turtarelle in Abruzzo e turtanelle in Molise, mentre in provincia di Teramo lo si conosce come melancola o melancolo.Il Tortarello Verde Barese, coltivato prevalentemente in Puglia, si distingue per il colore verde scuro e per una leggera peluria caduca sulla buccia. Si consuma allo stesso modo della varietà abruzzese e appartiene alla stessa cerchia di ortaggi cucurbitacei non dolci tipici del sud Italia, tra cui si annoverano anche il carosello e il barettiere, diffusi soprattutto nel Leccese. Il Tortarello Siciliano, infine, detto localmente cocòmmero o cetrangolo, è molto simile per caratteristiche e sapore al tortarello barese, ma si distingue per un diametro decisamente più sottile, non superiore ai 4-6 centimetri. Ognuna di queste varietà racconta l’identità agricola del proprio territorio e rappresenta un patrimonio di biodiversità coltivata che merita attenzione e tutela.Perché preferirlo al cetrioloIl tortarello presenta numerosi vantaggi rispetto al cetriolo tradizionale. Innanzitutto, è molto raramente amaro, un difetto che invece può caratterizzare il cetriolo comune, specie se non correttamente coltivato o raccolto fuori tempo. La buccia è commestibile e saporita e può essere consumata senza pelarla, rendendo più semplice e rapida la preparazione. Sul piano della digeribilità, il tortarello è generalmente considerato superiore al cetriolo, una caratteristica che lo rende adatto anche a chi soffre di disturbi gastrointestinali legati a quest’ultimo. Contiene un’alta percentuale di acqua, il che gli conferisce proprietà diuretiche, depurative e rinfrescanti, particolarmente apprezzate nei mesi estivi. Il prodotto è particolarmente gradito al consumatore per l’assenza del sapore amaro, la sensazione di freschezza e la buona digeribilità, caratteristiche che lo rendono adatto a un’ampia platea di consumatori.Uso in cucina e ricette tradizionaliL’utilizzo più classico e diffuso del tortarello è la preparazione di insalate crude, in cui viene tagliato a fettine sottili con l’aiuto di una mandolina e condito con olio extravergine di oliva, sale e aceto. La ricetta tradizionale del Vastese e dell’Abruzzo prevede il consumo crudo del tortarello insieme al pomodoro, condito semplicemente con olio e sale. Alcune varianti territoriali prevedono l’aggiunta di aglio, cipolla, origano, sedano e peperoni verdi, creando un piatto di grande freschezza e semplicità. Il tortarello può essere consumato anche da solo, come spuntino estivo, con un pizzico di sale, alla stessa stregua di come si mangia uno spicchio di cetriolo fresco. La sua versatilità lo rende adatto inoltre a preparazioni più elaborate: può sostituire il cetriolo nella salsa tzatziki greca, ottenendo un risultato di gusto fresco e leggermente più dolce, o essere utilizzato come ingrediente di piatti a base di pomodori maturi, cipolle rosse, peperoni e capperi.La raccolta scalare che si estende da giugno a settembre-ottobre consente una disponibilità prolungata nel corso dell’estate, garantendo ai consumatori una materia prima sempre fresca. Nel contesto dell’attuale riscoperta degli ortaggi antichi e dei prodotti tipici locali da parte della gastronomia d’autore, il tortarello ha guadagnato crescente attenzione anche tra gli chef, che ne apprezzano la semplicità d’uso, le proprietà organolettiche e la capacità di evocare sapori e memorie territoriali profondi. Nonostante questo rinnovato interesse, l’ortaggio rimane ancora poco conosciuto al di fuori delle aree di produzione tradizionale, coltivato prevalentemente su scala familiare, e la sua sopravvivenza dipende in larga misura dalla volontà delle comunità locali di mantenere viva una tradizione agricola millenaria.