AttualitàRichiamo del ghiaccio contaminato, si allarga l’elenco dei lotti ritiratiAl 10 giugno il richiamo del ghiaccio contaminato coinvolge i marchi Blues, Selex e Ghiaccio Facile, tutti legati al lotto B130426 prodotto da Premium Italia Srl.Andrea Bosetti • 10 Giugno 2026, 9:05Il richiamo del ghiaccio alimentare contaminato si è esteso nelle ultime ore a più marchi della grande distribuzione, dopo la segnalazione di un rischio microbiologico legato alla presenza di enterococchi intestinali oltre i limiti consentiti. Al 10 giugno risultano coinvolti i marchi Blues, Selex e Ghiaccio Facile, tutti riconducibili alla stessa filiera produttiva e interessati da avvisi pubblicati tra fine maggio e inizio giugno.L’elemento che accomuna i tre richiami è il lotto B130426, con termine minimo di conservazione fissato al 13 aprile 2028. In base alle indicazioni diffuse dagli avvisi di richiamo e rilanciate dagli operatori del settore alimentare, il prodotto non deve essere consumato e va restituito al punto vendita per rimborso o sostituzione.Il primo provvedimento ha riguardato il ghiaccio a cubetti Blues, venduto nei supermercati Eurospin in confezioni da un chilogrammo. Successivamente l’allerta si è ampliata al ghiaccio alimentare a cubetti Selex, in confezioni da due chilogrammi, e al ghiaccio Facile, commercializzato in confezioni da un chilogrammo. In tutti i casi la produzione è attribuita a Premium Italia Srl, con sede a Quarto d’Altino, nella città metropolitana di Venezia.La presenza di enterococchi oltre soglia è il motivo richiamato negli avvisi ufficiali. Si tratta di un indicatore di non conformità igienico-sanitaria che, secondo la normativa richiamata nei provvedimenti, rende il prodotto incompatibile con i requisiti previsti per il ghiaccio destinato al contatto alimentare. Le confezioni interessate sono state nel frattempo rimosse dai banchi frigo, ma resta l’invito a verificare con attenzione etichetta, marca, peso, lotto e data di scadenza nel caso di acquisto già effettuato.Il caso ha attirato attenzione anche perché riguarda un prodotto spesso percepito come marginale rispetto ad altri alimenti, ma che in realtà entra direttamente nel consumo umano, sia per raffreddare bevande sia per l’uso in contesti di ristorazione e somministrazione. Proprio per questo il richiamo non va sottovalutato: il ghiaccio alimentare, come ogni prodotto destinato all’ingestione indiretta o diretta, deve rispettare standard microbiologici rigorosi.Al momento, la sequenza dei ritiri mostra una dinamica chiara: un primo avviso, poi la progressiva emersione di altri marchi collegati allo stesso produttore e allo stesso lotto. La ricostruzione disponibile al 10 giugno indica dunque un quadro in evoluzione, ma con un perimetro già ben definito sul piano operativo. I consumatori che abbiano acquistato confezioni compatibili con i dati indicati sono invitati a non utilizzarle e a rivolgersi al negozio di riferimento.Il tema ha assunto rilievo perché i tre marchi coinvolti coprono canali distributivi differenti, dal discount alla grande distribuzione organizzata, e rendono evidente come il ritiro di un singolo lotto possa avere effetti immediati e trasversali sul mercato. La concentrazione della produzione in un unico stabilimento ha favorito una risposta uniforme da parte delle catene interessate, che hanno avviato le procedure di rimozione del prodotto in tempi ravvicinati.La vicenda conferma infine l’importanza del monitoraggio pubblico degli avvisi di sicurezza alimentare, perché il valore informativo del richiamo non riguarda soltanto il singolo prodotto ma la capacità di ricostruire rapidamente la filiera, identificare il lotto e prevenire un utilizzo improprio. In questo caso la combinazione tra marchio, formato, lotto e scadenza consente di delimitare con precisione le confezioni coinvolte e di distinguere quelle ritirate da eventuali prodotti analoghi non interessati dal provvedimento.Per i consumatori, il punto decisivo resta uno solo: controllare l’etichetta e, in caso di corrispondenza con i dati segnalati, non usare il ghiaccio e restituirlo al punto vendita. La misura è precauzionale, ma la natura microbiologica del richiamo impone un’attenzione immediata e rigorosa.