AttualitàIl succo di cetriolini di Jannik Sinner: serve davvero?Il pickle juice usato da Sinner durante gli Internazionali 2026 funziona davvero: esperti confermano l’effetto antispasmodico neuronale del succo di cetriolini, con controindicazioni per ipertesi e gastrici.Andrea Bosetti • 22 Maggio 2026, 12:03Durante gli Internazionali BNL d’Italia 2026, le telecamere hanno inquadrato più volte Jannik Sinner mentre sorseggiava dalla panchina un liquido verde dall’aspetto singolare, suscitando la curiosità di appassionati e addetti ai lavori. Non si trattava di un’invenzione dell’ultimo minuto: il cosiddetto pickle juice, ovvero il succo di cetriolini sott’aceto, è ormai da anni un presidio fisso nella strategia di idratazione e gestione degli sforzi del tennista altoatesino, comparso sulle panchine dei più importanti tornei del circuito ATP. A svelare pubblicamente il “segreto” è stato Paolo Calabresi, direttore marketing di Enervit, l’azienda che fornisce la nutrizione sportiva a Sinner, intervistato da ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio 1.Cos‧è il pickle juice e perché Sinner lo usa“Quando le partite diventano più impegnative, lui sa benissimo che in certi momenti di fatica ci sono alcuni prodotti che lo possono aiutare”, ha dichiarato Calabresi, precisando che il prodotto utilizzato a Roma è stato formulato appositamente per l’atleta da Enervit. La ricetta, spiega il responsabile marketing, ha alla base acqua, sale e magnesio, ingredienti che amplificano il sapore acido e salato tipico del liquido in cui vengono conservati i cetrioli. Il meccanismo di azione è duplice: da un lato fornisce una ricarica immediata di elettroliti, dall’altro sfrutta un fenomeno neurofisiologico. “Basta tenere questo liquido in bocca e così i crampi vengono interrotti”, ha spiegato Calabresi, descrivendo quello che in ambito scientifico viene definito come un blackout neuronale: lo stimolo acido e salato proveniente dalla cavità orale impegna i recettori sensoriali in misura tale da interferire con il segnale nervoso responsabile del crampo, poiché il cervello non è in grado di processare simultaneamente due impulsi neurologici di tale intensità.La scienza dietro il rimedioLa comunità scientifica ha dedicato crescente attenzione al pickle juice negli ultimi anni, con risultati che, pur promettenti, richiedono ancora una piena validazione. Una ricerca pubblicata sul Journal of Strength and Conditioning Research ha evidenziato che il succo di sottaceti è particolarmente efficace nel contrastare i crampi muscolari, attribuendo il merito principalmente all’acido acetico contenuto nel liquido, che sembra avere un effetto diretto nel ridurre la comparsa e l’intensità del disturbo. Un precedente esperimento del 2010 aveva già mostrato risultati significativi: il liquido dei cetrioli sembrava ridurre la durata media di un crampo da 85 a 50 secondi, con sollievo percepibile già entro 35 secondi dall’ingestione, un effetto ben più rapido rispetto all’acqua normale. È proprio questa rapidità d’azione a convincere i ricercatori che il meccanismo principale non sia il reintegro di elettroliti — processo fisiologicamente troppo lento — bensì la risposta neurosensoriale innescata dall’acidità del liquido a contatto con la mucosa orale e faringea.L’ex tennista australiano Sam Groth, commentando in diretta televisiva su Channel 9, ha descritto il meccanismo in termini accessibili al grande pubblico: “Colpisce il riflesso orofaringeo, che impedisce ai nervi di infiammarsi prevenendo i crampi. Il sodio all’interno riesce a bloccare il riflesso nervoso che li provoca”. Lo stesso Daniil Medvedev — che ha utilizzato il rimedio in occasione di svariate partite — ne ha sintetizzato l’ambivalenza con una battuta destinata a restare: “Serve contro i crampi, ma è disgustoso”. Il pickle juice si colloca così in una zona di confine tra empirismo sportivo e ricerca biomedica, con le evidenze disponibili che ne supportano l’uso situazionale senza tuttavia elevar’elo a panacea universale.Cosa dice il medico espertoInterpellata dal Fatto Quotidiano, la dottoressa Dominici ha tracciato un profilo scientifico equilibrato del rimedio: “Le evidenze mostrano che piccole quantità di pickle juice possono ridurre la durata di un crampo già in atto, ma non grazie al reintegro di elettroliti. L’effetto sembra legato a un riflesso nervoso innescato dall’acidità”. La specialista ha però precisato che nei soggetti non atleti l’efficacia è modesta e transitoria, e che il rimedio non ha valore preventivo strutturale: i crampi dipendono più spesso dalla fatica neuromuscolare che da carenze di sali, e l’assunzione di potassio o magnesio nell’immediato non modifica un crampo già in corso. Il succo di cetriolini, in quest’ottica, va inteso come un aiuto di emergenza, non come una strategia di prevenzione a lungo termine.Anche il nutrizionista Gabrielli, citato da Cookist.it, ha confermato la plausibilità del rimedio definendolo “decisamente realtà”, sottolineando come il succo di cetriolini agisca alla radice delle cause principali del crampo muscolare, ovvero disidratazione e perdita di elettroliti, fornendo una ricarica d’emergenza immediata grazie alla propria natura di salamoia concentrata. La dose efficace per un adulto si aggira intorno ai 60-70 millilitri — pari a circa 1 millilitro per chilo di peso corporeo — da assumere in piccoli sorsi lenti, possibilmente non appena si avverte la tensione muscolare che precede il crampo conclamato. Va precisato, tuttavia, che i meccanismi esatti e l’entità del beneficio non sono ancora stati del tutto chiariti dalla letteratura scientifica, e che le prove disponibili, per quanto incoraggianti, non sono ancora da considerarsi definitive.I rischi e le controindicazioniNonostante l’apparente semplicità del rimedio, il pickle juice non è privo di controindicazioni e va maneggiato con prudenza. L’elevato contenuto di sodio lo rende sconsigliato a chi soffre di ipertensione, patologie renali o segue una dieta iposodica: in questi soggetti, l’assunzione potrebbe aggravare la ritenzione idrica e squilibrare i parametri pressori. La componente acida — dovuta principalmente all’aceto — può risultare aggressiva per la mucosa gastrica, controindicando l’uso a chi è affetto da gastrite o reflusso gastroesofageo, specie durante sforzi fisici intensi che già di per sé alterano la motilità gastrointestinale. La dottoressa Dominici ha ammonito contro il rischio di un uso improprio del rimedio come sostituto dell’acqua o di integratori specifici, evidenziando che il falso senso di sicurezza che può derivarne porta a trascurare la vera prevenzione, che resta imperniata su una corretta idratazione, un’alimentazione equilibrata e un programma di allenamento adeguato.Un prodotto su misura per SinnerCiò che distingue il caso di Sinner da un semplice ricorso a un rimedio popolare è la dimensione scientifica e personalizzata dell’approccio. Enervit ha formulato per l’atleta una versione del pickle juice ottimizzata nelle concentrazioni di sodio, magnesio e acido acetico, inserendola all’interno di una più ampia strategia energetica e di idratazione pensata per le specifiche esigenze fisiche del numero uno al mondo. “Lui lo utilizza soltanto all’occorrenza”, ha tenuto a precisare Calabresi, a sottolineare come non si tratti di una bevanda di consumo regolare ma di un presidio da attivare in momenti precisi, quando la stanchezza accumulate nel corso di un match prolungato mette a rischio l’integrità muscolare dell’atleta. Questa modalità d’uso — puntuale, misurata, integrata in un protocollo più ampio — rappresenta la vera differenza tra un utilizzo efficace del rimedio e un ricorso improvvisato che potrebbe non portare i benefici sperati o, peggio, causare effetti indesiderati.Il fenomeno del pickle juice, insomma, non è né una moda passeggera né una trovata pubblicitaria: è il prodotto di una convergenza tra tradizione sportiva, ricerca scientifica ancora in evoluzione e personalizzazione medica di alto livello. Il fatto che atleti di primo piano come Sinner e Medvedev lo adottino sistematicamente ne attesta l’utilità pratica, ma il consiglio degli esperti resta univoco: usarlo con cognizione di causa, in dosi contenute, solo in fase acuta e sempre nell’ambito di una strategia complessiva di cura del corpo che non può essere delegata a nessuna singola bevanda, per quanto efficace essa possa rivelarsi sul campo.