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Conad richiama due lotti di riso Carnaroli: cadmio oltre i limiti di legge

Conad richiama due lotti di riso Carnaroli sottovuoto da 1 kg prodotti da Curti S.r.l. a Valle Lomellina per presenza di cadmio oltre i limiti di legge fissati dal Regolamento UE 2023/915 a 0,15 mg/kg.
8 Maggio 2026, 14:58
Conad richiama due lotti di riso Carnaroli: cadmio oltre i limiti di legge

Conad Società Cooperativa ha disposto il richiamo precauzionale di due lotti di riso Carnaroli per risotti a proprio marchio, a causa della presenza di cadmio in concentrazioni superiori ai limiti stabiliti dalla normativa europea vigente. Il provvedimento, adottato sulla base di controlli interni condotti dall’azienda, riguarda le confezioni sottovuoto da 1 kg con i numeri di lotto P26010B08 e P26010B5A e il termine minimo di conservazione (TMC) 30/01/2028. I consumatori in possesso del prodotto sono invitati a non consumarlo e a restituirlo al punto vendita, dove sarà possibile ottenere la sostituzione o il rimborso.

Il riso richiamato è prodotto per Conad da Curti S.r.l., azienda con sede e stabilimento produttivo in via Stazione 113 a Valle Lomellina, in provincia di Pavia, nel cuore della Lomellina, area storicamente vocata alla coltivazione e lavorazione del riso. Curti S.r.l. è una delle principali realtà industriali del settore risiero italiano, con un fatturato stimato superiore ai 100 milioni di euro e tra i 50 e i 249 dipendenti, facente parte del gruppo Euricom. Non è la prima volta che prodotti a base di riso Carnaroli originati dallo stesso stabilimento di Valle Lomellina sono coinvolti in procedure di richiamo legate alla presenza di contaminanti: già nell’ottobre 2023 lo stabilimento Curti era stato interessato da un analogo provvedimento per un lotto di riso Carnaroli a marchio “Carosio”, distribuito dalla catena Lidl Italia.

Il cadmio nel riso: un problema strutturale

Il cadmio è un metallo pesante presente in tracce nella crosta terrestre, nell’acqua e nell’aria, che può accumularsi nei suoli agricoli a causa dell’utilizzo di fertilizzanti fosfatici e di attività industriali. Il riso è notoriamente tra le colture più esposte all’assorbimento di questo elemento: la coltivazione in sommersione favorisce, attraverso processi chimici legati alla riduzione del suolo, la mobilizzazione del cadmio e il suo assorbimento da parte della pianta. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito una dose settimanale tollerabile (TWI) di 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo, una soglia che riflette la preoccupazione scientifica per l’esposizione cronica a questa sostanza attraverso la dieta.

Il Regolamento (UE) 2023/915 fissa il tenore massimo di cadmio nel riso a 0,15 mg/kg, un limite che rappresenta il punto di riferimento legale per tutti gli operatori del settore attivi sul mercato europeo. L’esposizione prolungata a livelli di cadmio superiori a quelli consentiti è associata a effetti tossici significativi, in primo luogo a carico dei reni, con il rischio di sviluppare insufficienza renale nel lungo periodo. L’accumulo cronico di questa sostanza nell’organismo è stato inoltre collegato a danni al sistema nervoso, al sistema immunitario e al sistema riproduttivo, nonché a una progressiva demineralizzazione ossea che aumenta il rischio di fratture. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica il cadmio come cancerogeno certo per l’uomo, con associazioni documentate con tumori al polmone, alla vescica, all’endometrio e alla mammella.

Un problema già segnalato per il Carnaroli Conad

Il richiamo odierno non rappresenta un episodio isolato per il marchio Conad nel segmento del riso Carnaroli. Già nel febbraio 2024, un’indagine condotta da Altroconsumo su venti marche di riso Carnaroli in commercio aveva evidenziato che la maggior parte dei campioni analizzati presentava livelli di cadmio prossimi al limite di legge; in tre casi — tra cui, appunto, il riso Carnaroli a marchio Conad, oltre a quelli a marchio Pam e Mondella-MD — i valori rilevatisi erano superiori al limite precauzionale individuato dall’associazione, circostanza che aveva indotto Altroconsumo a segnalare la situazione al Ministero della Salute. La stessa indagine aveva peraltro confermato che il Carnaroli venduto sotto il marchio Conad veniva prodotto da Curti nello stabilimento di Valle Lomellina, identico per caratteristiche al prodotto commercializzato dallo stesso produttore con il proprio marchio Curtiriso a un prezzo differente.

Il tema della contaminazione da cadmio nel riso italiano è oggetto di attenzione crescente da parte delle autorità scientifiche e dei consumatori. Uno studio pubblicato nel 2025 dall’organizzazione americana Healthy Babies, Bright Futures ha incluso varietà di riso italiano tra i prodotti analizzati, rilevando la presenza di tracce di cadmio e arsenico. Gli esperti sottolineano che il cadmio è in grado di attraversare la barriera placentare e di interferire con lo sviluppo cerebrale del feto, rendendo le donne in gravidanza una categoria particolarmente vulnerabile. Anche i vegetariani, che tendono a consumare quantità relativamente elevate di cereali e legumi, presentano secondo le stime scientifiche un’esposizione media settimanale al cadmio più elevata rispetto alla popolazione generale.

Le indicazioni per i consumatori

A scopo precauzionale, Conad raccomanda di non consumare il riso Carnaroli sottovuoto da 1 kg corrispondente ai lotti P26010B08 e P26010B5A con TMC 30/01/2028. I consumatori che si trovassero in possesso del prodotto oggetto del richiamo sono invitati a riconsegnarlo presso qualsiasi punto vendita Conad dove è stato acquistato: la restituzione darà diritto alla sostituzione con altro prodotto ovvero al rimborso integrale del prezzo pagato, senza necessità di presentare lo scontrino fiscale. Il richiamo è stato avviato su iniziativa della stessa azienda, a seguito di controlli interni, a dimostrazione del funzionamento dei sistemi di autocontrollo previsti dalla normativa europea in materia di sicurezza alimentare.

L’episodio riaccende l’attenzione sulla filiera risiera italiana e sulla necessità di un monitoraggio sistematico e continuo dei livelli di contaminanti nei cereali destinati al consumo umano, in un contesto in cui le pressioni ambientali e le pratiche agronomiche consolidate rendono difficile l’eliminazione completa del rischio. Le autorità sanitarie europee stanno valutando ulteriori revisioni dei limiti massimi consentiti per i metalli pesanti negli alimenti, con l’obiettivo di adeguare la normativa vigente all’evoluzione delle conoscenze scientifiche sulla tossicità di queste sostanze.