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Stanchezza primaverile e peso che sale, succede anche a te?

L’astenia primaverile colpisce due persone su dieci e può provocare aumento di peso silenzioso attraverso alterazioni ormonali, disturbi del sonno e modifiche nell’appetito legate al cambio di stagione.
6 Maggio 2026, 11:55
Stanchezza primaverile e peso che sale, succede anche a te?

Si chiama “primavera stanca”, o più correttamente astenia primaverile, e colpisce mediamente due persone su dieci tra adulti e bambini, uomini e donne, con l’arrivo della bella stagione. Non si tratta di una patologia riconosciuta, ma di una condizione diffusa e ben documentata, legata alla necessità dell’organismo di adattarsi ai nuovi equilibri imposti dal cambio di stagione, con conseguenze che vanno ben oltre la semplice sensazione di spossatezza e che, in molti casi, si traducono in un aumento di peso apparentemente inspiegabile.

La spring fatigue — come viene denominata in ambito scientifico internazionale — è al centro di un crescente interesse da parte della ricerca medica. Christine Blume, ricercatrice del Centro di cronobiologia delle Cliniche psichiatriche universitarie, ha recentemente contribuito a fornire una spiegazione biologica a quella che, in passato, veniva spesso liquidata come una semplice impressione soggettiva, chiarendo come l’allungamento progressivo delle giornate e il conseguente riadattamento dei ritmi circadiani rappresentino un vero e proprio stress fisiologico per l’organismo.

I meccanismi biologici alla base del fenomeno

Durante i mesi invernali, il corpo tende a rallentare: si dorme di più, si accumulano riserve energetiche e spesso si riduce l’attività fisica. Con la primavera, viene invece richiesto uno sforzo opposto, che non sempre avviene in modo graduale né indolore. Il cambiamento delle ore di luce altera la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia, provocando sonnolenza diurna, frequenti risvegli notturni e una persistente sensazione di affaticamento. Parallelamente, le oscillazioni nella sintesi di serotonina — neurotrasmettitore che regola l’umore — possono generare irritabilità, sbalzi emotivi e un aumentato desiderio di cibi ricchi di zuccheri semplici, un meccanismo compensatorio che il cervello attiva per ripristinare rapidamente i livelli di energia percepiti come insufficienti.

A questo si aggiunge la componente gastrointestinale, spesso sottovalutata: il cosiddetto asse intestino-cervello, ovvero la rete di comunicazione bidirezionale tra il sistema nervoso enterico e quello centrale, subisce alterazioni significative durante i periodi di transizione stagionale. Ne derivano gonfiore addominale, crampi, variazioni dell’alvo e nausea, sintomi che possono indurre scelte alimentari compensatorie scorrette, amplificando il rischio di accumulo di tessuto adiposo.

Perché si ingrassa senza accorgersene

Il legame tra astenia primaverile e aumento di peso è più sottile di quanto si possa immaginare, e si articola su più livelli. In primo luogo, la stanchezza cronica riduce la soglia di autocontrollo alimentare: quando ci si sente esausti, il cervello tende a privilegiare fonti di energia immediata, ricorrendo con maggiore frequenza a carboidrati raffinati, dolci e cibi ad alta densità calorica. In secondo luogo, i disturbi del sonno — tipici dell’astenia primaverile — interferiscono con la produzione di legrina e grelina, gli ormoni che regolano rispettivamente il senso di sazietà e quello di fame, spostando l’equilibrio verso un maggiore appetito percepito anche in assenza di un reale fabbisogno calorico.

In terzo luogo, il calo dell’umore e la sensazione di svogliatezza riducono la propensione all’attività fisica, con un conseguente abbassamento del dispendio energetico giornaliero. Molte persone colpite da astenia primaverile descrivono una progressiva riduzione delle abitudini sportive proprio nei mesi di marzo, aprile e maggio, proprio quando ci si aspetterebbe il contrario. Il risultato è un bilancio energetico passivo che, nel tempo, favorisce l’accumulo di peso, spesso senza che il soggetto ne sia consapevole, poiché l’aumento avviene in modo graduale e non è accompagnato da variazioni visibili immediate.

I sintomi da non sottovalutare

L’astenia primaverile si manifesta con un quadro sintomatologico variegato che, nella sua forma più completa, comprende sonnolenza diurna persistente, difficoltà di concentrazione, mancanza di energia e svogliatezza generalizzata. A questi si affiancano disturbi del sonno che vanno dall’insonnia ai frequenti risvegli notturni, irritabilità, ansia, sbalzi d’umore e un’alterazione della percezione dell’appetito che può oscillare tra inappetenza e fame eccessiva. Sul versante gastrointestinale, compaiono gonfiore, dolori addominali, crampi e irregolarità dell’alvo, spesso attribuiti erroneamente ad altre cause.

È importante sottolineare che, sebbene si tratti di una condizione passeggera e non classificabile come patologia, la sua sovrapposizione con stati di stress psicologico preesistenti o con condizioni di salute croniche può amplificarne notevolmente gli effetti. Le persone cosiddette meteoropatiche, ovvero particolarmente sensibili ai mutamenti climatici, tendono a manifestare sintomi più intensi e prolungati, che finiscono per interferire con le normali abitudini di vita e con le attività quotidiane.

Alimentazione e integrazione: le strategie raccomandate

La gestione dell’astenia primaverile passa in primo luogo da un adeguamento del piano alimentare, che deve rispondere alle aumentate esigenze di micronutrienti e al maggiore fabbisogno energetico dell’organismo in fase di riadattamento. È consigliabile privilegiare verdure a foglia verde come cime di rapa, bietole, rucola e lattuga, ricche di vitamine e sali minerali fondamentali per il corretto funzionamento del metabolismo cellulare. La frutta di stagione e la frutta secca, in particolare noci, mandorle e semi di girasole, forniscono invece importanti acidi grassi essenziali e sostanze antiossidanti utili a contrastare lo stress ossidativo tipico dei periodi di transizione.

Particolare attenzione va riservata all’apporto di triptofano, amminoacido essenziale precursore della serotonina, che si trova in alimenti come banane, cioccolato fondente, latticini e legumi. Sul fronte dei macronutrienti, i carboidrati complessi — provenienti da pasta, pane e farine integrali, oltre che dai legumi — andrebbero introdotti preferibilmente in giorni alterni, in modo da garantire un rilascio graduale di glucosio nel sangue senza indurre picchi glicemici che, paradossalmente, aggravano la sensazione di stanchezza. È altresì raccomandabile limitare i cibi troppo grassi e difficili da digerire, come le carni rosse e i dolci industriali, che appesantiscono il lavoro digestivo e riducono la disponibilità energetica percepita.

Il ruolo degli integratori e del medico di base

Nel caso in cui i sintomi siano particolarmente intensi o persistenti, è opportuno rivolgersi al medico di medicina generale prima di procedere con qualsiasi forma di integrazione o modifica dietetica significativa. Il professionista può valutare la necessità di esami ematochimici specifici — come emocromo, dosaggio del ferro, della vitamina D e degli ormoni tiroidei — per escludere cause organiche sottostanti che potrebbero mimare o aggravare l’astenia stagionale. In presenza di un quadro di semplice stanchezza primaverile senza patologie concomitanti, il medico potrà suggerire integratori a base di omega-3, utili per il benessere del sistema nervoso, magnesio, che contribuisce alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento muscolare, e potassio, fondamentale per il corretto equilibrio idroelettrolitico.

L’idratazione rappresenta un ulteriore fattore spesso trascurato: con l’aumento delle temperature primaverili, il fabbisogno idrico giornaliero aumenta, e una leggera disidratazione può accentuare sensibilmente la sensazione di stanchezza e offuscare le capacità cognitive. Bere acqua a sufficienza durante la giornata, distribuendo l’assunzione in modo regolare e non concentrandola solo durante i pasti, contribuisce a sostenere il metabolismo e a mantenere adeguati livelli di energia.

Attività fisica: il paradosso della stanchezza che si combatte muovendosi

Uno degli aspetti più controintuitivi dell’astenia primaverile è che uno dei rimedi più efficaci per contrastarla è proprio l’attività fisica moderata, anche quando la spossatezza sembra rendere ogni sforzo insostenibile. L’esercizio aerobico leggero — come una camminata di trenta minuti al giorno, la bicicletta o il nuoto — stimola la produzione di endorfine e serotonina, favorisce la regolazione del ritmo circadiano e migliora la qualità del sonno notturno, incidendo positivamente su quasi tutti i sintomi dell’astenia stagionale. Anche dal punto di vista del controllo del peso, mantenere un livello minimo di movimento quotidiano durante la transizione primaverile è fondamentale per prevenire quell’accumulo graduale e silenzioso di grasso corporeo che caratterizza il fenomeno della primavera stanca nella sua componente metabolica.