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Nestlé cede le acque premium: San Pellegrino, Acqua Panna e Perrier sono in vendita

Nestlé avvia la cessione del 50% della divisione acque europee, che include San Pellegrino, Acqua Panna e Perrier, per una valutazione di circa 5 miliardi di euro. KKR e CD&R tra i principali candidati acquirenti.
30 Marzo 2026, 17:31
Nestlé cede le acque premium: San Pellegrino, Acqua Panna e Perrier sono in vendita

Il colosso svizzero dell’agroalimentare Nestlé ha avviato formalmente il processo di cessione della propria divisione acque minerali europee, un’operazione che coinvolge alcuni dei marchi più iconici del settore a livello globale: San Pellegrino, Acqua Panna, Perrier e Levissima. La valorizzazione complessiva del perimetro si attesta attorno ai 5 miliardi di euro, con la possibilità che il gruppo elvetico mantenga una quota di minoranza al termine della transazione, strutturata come cessione del 50% del business.

La decisione affonda le radici in una riflessione strategica avviata già alla fine del 2024, quando la nuova leadership guidata dal CEO Philipp Navratil — insediatosi nel settembre di quell’anno — ha confermato l’intenzione di ristrutturare il portafoglio del gruppo, concentrando le risorse su categorie ad alto potenziale di crescita come il caffè, il pet care, la nutrizione e gli snack. La divisione acque, pur rappresentando un asset di qualità riconosciuta a livello internazionale, è considerata non più centrale rispetto alle priorità industriali di lungo periodo del gruppo.

L’avvio ufficiale del processo competitivo di vendita è avvenuto nei primi giorni del 2026, con Rothschild & Co nominata advisor dell’operazione. Gli investitori interessati sono stati invitati a presentare le proprie offerte preliminari entro la fine di gennaio, secondo quanto riportato da fonti vicine alla trattativa citate da Bloomberg. Il meccanismo finanziario prevede un ricorso al debito compreso tra 2 e 3 miliardi di euro, strutturato sotto forma di leveraged loan denominati sia in euro che in dollari, pari a circa quattro-sei volte l’EBITDA della divisione, stimato intorno ai 500 milioni di euro.

I pretendenti: fondi internazionali in corsa

L’interesse manifestato dal mercato è stato immediato e significativo, con diversi grandi fondi di private equity che hanno avanzato la propria candidatura. Tra i nomi più ricorrenti figurano KKR e CD&R (Clayton, Dubilier & Rice), quest’ultimo già noto per la gestione di asset nel settore alimentare e dei beni di consumo, con un portafoglio complessivo superiore agli 80 miliardi di dollari. Nella lista dei potenziali acquirenti compare anche One Rock Capital, fondo statunitense che ha già maturato esperienza diretta nell’universo Nestlé attraverso l’acquisizione, nel 2021, dei marchi di acqua nordamericani del gruppo. Alcune fonti hanno anche ipotizzato la possibilità di un’alleanza paritaria tra un fondo francese e uno americano, sul modello della joint venture Froneri, già adottata da Nestlé per la divisione gelati.

A fine marzo 2026, la trattativa ha registrato una significativa accelerazione: secondo fonti finanziarie, l’operazione sarebbe entrata nella fase avanzata di selezione, con KKR e CD&R in prima linea. Il modello di cessione contemplato rimane quello di una partnership paritaria al 50%, che consentirebbe a Nestlé di mantenere una presenza nel settore pur alleggerendosi dell’onere gestionale diretto, in linea con la strategia di focalizzazione del gruppo.

Le performance dei marchi

Nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2025, la divisione Nestlé Waters ha registrato ricavi per circa 3 miliardi di euro, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso intervallo dell’anno precedente. Tuttavia, dietro questa apparente stabilità si celano dinamiche profondamente divergenti tra i singoli marchi. San Pellegrino e Acqua Panna hanno mostrato una crescita solida, guadagnando quote di mercato nei rispettivi segmenti di riferimento, confermandosi come asset di assoluto rilievo nel panorama delle acque minerali premium a livello mondiale.

Ben diversa la situazione di Perrier, che ha attraversato un periodo di difficoltà legate a problemi produttivi e a una crisi reputazionale di notevole portata. Al centro della vicenda, l’utilizzo di trattamenti di filtraggio non consentiti dalla normativa vigente in materia di acque minerali naturali, una circostanza che aveva innescato contenziosi legali in Francia. La questione è stata recentemente risolta con una sentenza che ha autorizzato la prosecuzione della commercializzazione di Perrier come “acqua minerale naturale”, pur lasciando un’ombra sull’immagine del marchio che i nuovi potenziali acquirenti dovranno tenere in considerazione nelle proprie valutazioni.

Una strategia di lungo corso

La cessione della divisione acque non rappresenta un evento isolato, bensì l’ultimo capitolo di una più ampia stagione di riposizionamento strategico avviata da Nestlé negli ultimi anni. Il gruppo, che ha sede a Vevey, in Svizzera, ha progressivamente dismesso o ridimensionato le partecipazioni in settori giudicati non più coerenti con il proprio core business, privilegiando categorie a maggior margine e con prospettive di crescita strutturalmente più favorevoli. La decisione di aprire il capitale della divisione acque a investitori istituzionali esterni rientra in questa logica, consentendo al gruppo di liberare risorse finanziarie da riallocare verso i comparti ritenuti più strategici.

L’operazione assume un rilievo particolare anche sotto il profilo industriale italiano, dal momento che San Pellegrino e Acqua Panna sono marchi profondamente radicati nel territorio nazionale — la prima nelle sorgenti orobiche della Val Brembana, in provincia di Bergamo, la seconda sulle colline toscane del Mugello — e rappresentano due delle etichette italiane più esportate e riconosciute nel mondo. Il loro eventuale passaggio sotto il controllo di un fondo di private equity internazionale pone interrogativi legittimi sulla continuità degli investimenti produttivi in Italia e sulla tutela dell’identità territoriale che ha storicamente costituito il principale asset di posizionamento di entrambi i brand.

L’esito definitivo della trattativa, atteso nel corso dei prossimi mesi, definirà non solo il futuro assetto proprietario di alcuni tra i marchi di acqua minerale più noti al mondo, ma contribuirà anche a delineare la nuova fisionomia di un gruppo come Nestlé, impegnato in una delle più significative operazioni di ribilanciamento del portafoglio della propria storia recente.