AttualitàChiacchiere di Carnevale: Gli Errori da Evitare per Farle PerfetteDalla temperatura degli ingredienti alla scelta della farina fino alla tecnica di frittura: ecco come ottenere sfoglie perfette evitando gli sbagli più comuniAndrea Bosetti • 13 Febbraio 2026, 15:02 Guarda le VideoricetteSeguici su YouTube Anelli di Zucchine Seguici su YouTube! Anelli di Zucchine Le chiacchiere rappresentano uno dei simboli più riconoscibili del Carnevale italiano, attraversando la penisola da nord a sud con denominazioni che variano secondo le tradizioni regionali. Conosciute come bugie in Piemonte, crostoli in Veneto, galani, lattughe, cenci in Toscana o frappe nel Lazio, queste sfoglie fritte mantengono una sostanziale coerenza nella preparazione, pur presentando leggere variazioni nella forma e negli ingredienti aromatizzanti. La struttura di base prevede farina, burro, uova, zucchero e un componente alcolico, elementi che concorrono a creare quella texture caratteristica fatta di leggerezza, friabilità e croccantezza che distingue una chiacchiera ben riuscita da una mediocre.Nonostante la loro presenza capillare nei supermercati, nelle pasticcerie e nei panifici durante il periodo carnevalesco, molti scelgono di cimentarsi nella preparazione domestica, spinti dal desiderio di replicare le ricette familiari tramandate o semplicemente dalla soddisfazione di realizzare un dolce tradizionale con le proprie mani. La ricetta, tuttavia, nasconde insidie che possono compromettere il risultato finale, trasformando quello che dovrebbe essere un dolce aereo e fragrante in un prodotto pesante, unto o eccessivamente duro. La tradizione vuole che le chiacchiere vengano fritte, benché le versioni al forno o in friggitrice ad aria stiano guadagnando consensi tra chi cerca alternative meno caloriche, pur consapevole che il sapore e la consistenza non potranno mai eguagliare completamente l’originale.La TemperaturaIl primo errore riguarda la temperatura degli ingredienti di partenza, un aspetto spesso sottovalutato ma determinante per la riuscita dell’impasto. Utilizzare uova e burro direttamente dal frigorifero costituisce un errore che compromette l’amalgama degli ingredienti, creando grumi e rendendo la lavorazione più difficoltosa. Il burro freddo fatica a incorporarsi uniformemente nella farina, mentre le uova troppo fredde non riescono a legarsi adeguatamente con gli altri componenti. La soluzione consiste nel prelevare le uova dal frigorifero almeno trenta minuti prima della preparazione, lasciandole raggiungere la temperatura ambiente, mentre il burro va fatto ammorbidire fino a renderlo malleabile ma non liquido. Questo accorgimento permette di ottenere un impasto liscio e omogeneo, privo di quelle irregolarità che si ripercuoterebbero negativamente sulla cottura, generando zone più spesse alternate a parti eccessivamente sottili.La FarinaLa scelta della farina rappresenta il secondo punto critico nella preparazione delle chiacchiere, anche se fortunatamente si tratta di una decisione meno vincolante rispetto ad altre preparazioni lievitate che richiedono farine con caratteristiche specifiche. La forza della farina, ovvero la quantità di glutine che determina la capacità di assorbire liquidi e la tenacità dell’impasto, influisce sul risultato finale ma non in modo così drastico come si potrebbe pensare. Alcuni maestri pasticceri, come Iginio Massari, preferiscono utilizzare farina manitoba, una farina forte che conferisce maggiore croccantezza e favorisce la formazione delle caratteristiche bolle durante la frittura. Altri professionisti, tra cui Luca Montersino e Sal De Riso, consigliano invece una classica farina 00 debole, che facilita la lavorazione dell’impasto e produce chiacchiere più friabili. La bollosità della sfoglia, tuttavia, dipende principalmente da altri fattori quali lo spessore sottilissimo della sfoglia, il corretto riposo dell’impasto, la presenza di alcol e una frittura eseguita con parametri precisi. La farina influisce sul carattere finale del dolce ma non costituisce l’elemento determinante.Il LievitoLa questione del lievito genera spesso dubbi tra chi si avvicina per le prime volte alla preparazione delle chiacchiere. Nella ricetta tradizionale il lievito non compare, poiché il rigonfiamento durante la cottura non deriva da un processo di lievitazione chimica o biologica, bensì dalla formazione di vapore all’interno dell’impasto quando questo entra in contatto con l’olio bollente. Alcune varianti moderne prevedono l’aggiunta di lievito chimico per dolci in piccole dosi, con l’obiettivo di aumentare la friabilità del prodotto finito, ma si tratta di un ingrediente non essenziale e la sua assenza non pregiudica in alcun modo il successo della preparazione. Chi segue le ricette tradizionali può quindi escludere completamente il lievito dalla lista della spesa senza preoccupazioni.L’alcolL’alcol costituisce un ingrediente fondamentale che non può essere omesso, nonostante alcuni possano essere tentati di eliminarlo per questioni di preferenza personale o per destinare le chiacchiere a un pubblico che non consuma sostanze alcoliche. La componente alcolica, che può essere vino bianco, grappa, rosolio, rum, cognac, brandy o liquore all’anice a seconda delle tradizioni regionali e familiari, svolge una funzione chimica precisa durante la frittura. L’alcol evapora rapidamente quando l’impasto viene immerso nell’olio bollente, creando vapore che spinge la sfoglia a gonfiarsi e formando quelle bolle caratteristiche che rendono le chiacchiere leggere e fragranti. Alcuni aromatizzano ulteriormente l’impasto con vaniglia, cannella o scorza di limone grattugiata, ma difficilmente si trova una ricetta che non preveda almeno un goccio di alcol, elemento che fa la differenza tra una chiacchiera piatta e compatta e una aerata e croccante.Tempo di RiposoIl riposo dell’impasto rappresenta una fase che molti principianti tendono a saltare per fretta, senza rendersi conto che questo passaggio risulta cruciale per la buona riuscita della preparazione. Una volta amalgamati tutti gli ingredienti e formata la palla di impasto, è indispensabile avvolgerla nella pellicola trasparente e lasciarla riposare a temperatura ambiente per almeno trenta minuti. Durante questo periodo il glutine che si è sviluppato durante la lavorazione ha modo di rilassarsi, rendendo la sfoglia più elastica e meno propensa a ritirarsi quando viene stesa. Saltare questo passaggio significa trovarsi con un impasto tenace e difficile da assottigliare, che tende a rimbalzare indietro appena il matterello o la macchina sfogliatrice allentano la pressione, impedendo di raggiungere quello spessore sottilissimo che costituisce la chiave per delle chiacchiere perfette.Spessore della PastaLo spessore della sfoglia rappresenta probabilmente l’aspetto più critico dell’intera preparazione, quello che separa un risultato mediocre da uno eccellente e che richiede pratica e dimestichezza. Le chiacchiere devono essere stese fino a raggiungere uno spessore che non superi i due millimetri, un obiettivo che può sembrare semplice sulla carta ma che richiede pazienza e tecnica nell’esecuzione. Chi utilizza il matterello deve lavorare con movimenti decisi ma delicati, stendendo l’impasto dal centro verso l’esterno e ruotando periodicamente la sfoglia per mantenere uno spessore uniforme. La macchina sfogliatrice facilita notevolmente il compito, permettendo di ottenere risultati più costanti con minor fatica fisica. Un trucco utilizzato dai pasticceri consiste nel ripiegare la sfoglia su se stessa diverse volte durante il processo di assottigliamento, creando strati che favoriranno la formazione delle bolle durante la frittura. Una sfoglia troppo spessa produce chiacchiere pesanti e poco fragranti, che assorbono eccessivo olio e risultano gommose al palato invece che leggere e croccanti.La FritturaLa frittura costituisce il momento conclusivo in cui tutti gli sforzi precedenti trovano compimento o vengono vanificati. Una frittura eseguita correttamente produce chiacchiere dorate, asciutte e croccanti, mentre una frittura approssimativa genera dolci unti, molli e poco appetibili. La scelta dell’olio rappresenta il primo elemento da considerare: è necessario utilizzare un grasso con punto di fumo elevato e sapore neutro, caratteristiche che si trovano nell’olio di semi di arachidi, considerato ideale per questo tipo di preparazione. L’olio deve essere abbondante e mantenuto a una temperatura compresa tra centosettanta e centosettantacinque gradi centigradi, controllabile con precisione solo attraverso un termometro da cucina. Chi non dispone di questo strumento può effettuare una prova empirica immergendo un piccolo pezzo di sfoglia: se questo galleggia immediatamente circondato da bollicine minute la temperatura è corretta, mentre se affonda significa che l’olio non ha ancora raggiunto il calore sufficiente. Le chiacchiere vanno fritte poche alla volta per evitare di abbassare eccessivamente la temperatura dell’olio, girandole con delicatezza per garantire una doratura uniforme su entrambi i lati. Una volta estratte, vanno disposte distanziate su carta assorbente, evitando di sovrapporle per permettere all’olio in eccesso di colare via completamente. Solo dopo che si saranno raffreddate e asciugate potranno essere spolverate con abbondante zucchero a velo, il tocco finale che completa queste sfoglie dorate simbolo della tradizione carnevalesca italiana.