AttualitàUFO Space Burger, cos’è il panino a forma di disco volante che sta conquistando l’ItaliaLo UFO Space Burger è un hamburger pressato e sigillato con una forma che richiama un disco volante, nato come trend social e arrivato anche in Italia grazie alla sua resa visiva e alla praticità di consumo.Andrea Bosetti • 15 Gennaio 2026, 17:04 Guarda le VideoricetteSeguici su YouTube Anelli di Zucchine Seguici su YouTube! Anelli di Zucchine Lo UFO Space Burger, spesso chiamato anche “ufo burger” o “space burger”, è un hamburger costruito per assumere la forma di un disco volante grazie a una lavorazione che lo rende “pressato” e sigillato lungo il bordo esterno, creando una crosticina circolare che richiama l’anello tipico dell’immaginario UFO.Il risultato è un panino dall’impatto visivo molto riconoscibile, pensato per essere mostrato e tagliato a metà davanti alla camera con un effetto scenografico immediato, e al tempo stesso progettato per trattenere condimenti e ripieni, riducendo la dispersione di salse e ingredienti durante il morso.Al centro della tendenza non c’è una nuova ricetta universale, ma una tecnica: il panino viene chiuso in modo compatto tramite una pressa o un macchinario dedicato che schiaccia e sigilla, così da trasformare l’hamburger in un oggetto “chiuso”, più ordinato e, soprattutto, più fotogenico.La dinamica ricorda da vicino altri fenomeni recenti nati sui social, ma con una differenza sostanziale: mentre lo smash burger deve la sua identità soprattutto alla tecnica di cottura della carne, qui l’elemento che definisce il prodotto è la trasformazione della forma del panino e la sua “chiusura” meccanica, che rende l’esperienza più controllabile e replicabile come gesto, oltre che come gusto.Le origini più citate del formato rimandano all’Asia e in particolare alla Corea del Sud, con una diffusione documentata a partire dal 2021 nell’area di Seoul, dove sarebbero state brevettate macchine in grado di pressare e sigillare il panino creando la costa esterna tipica della “navicella”.Da lì, nell’arco di pochi anni, lo “space burger” ha iniziato a circolare in modo capillare tra video verticali, recensioni-lampo e contenuti basati su taglio e “reveal”, passando prima per altri mercati asiatici e poi arrivando negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei, dove l’effetto novità è stato amplificato dalla riproducibilità del format.Sul fronte europeo, viene indicato il Regno Unito come uno dei primi approdi di questa estetica nel 2025, con il caso di un locale di Manchester che ha proposto un “Outer Space Burger” e ha contribuito a rendere riconoscibile la sagoma “a disco” anche fuori dal circuito asiatico.In Italia la definizione più ricorrente resta quella di panino “in rampa di lancio”, arrivato attraverso la somma di imitazioni, sperimentazioni e rilanci social, con una dinamica in cui la novità non passa tanto da una singola apertura quanto dalla comparsa simultanea in menù diversi, spesso accompagnata da video di preparazione e da contenuti che insistono sull’effetto “perfettamente chiuso”.L’effetto “chiusura” ha una valenza pratica che viene ripetuta nelle spiegazioni più diffuse: sigillando gli ingredienti, il panino è pensato per essere più gestibile e meno disordinato, con l’obiettivo dichiarato di limitare la fuoriuscita di salse e ripieni, un punto che si sposa bene con la fruizione tipica dello street food contemporaneo e con l’abitudine a consumare il prodotto in mobilità.Allo stesso tempo, l’elemento che ha trasformato lo UFO Space Burger in un oggetto virale è la resa visiva: da chiuso presenta una silhouette compatta, mentre aperto mostra una sezione netta che valorizza stratificazione e colatura, e questa doppia faccia “instagrammabile” è diventata uno dei motori della sua rapida riconoscibilità.La spinta non è arrivata soltanto dalla comunicazione spontanea, perché anche alcuni operatori organizzati hanno iniziato a inserirlo in campagne e menù, contribuendo a standardizzare il nome e a stabilire un immaginario coerente fatto di richiami a spazio, UFO e fantascienza, con un lessico che rimbalza tra “space” e “ufo” a seconda del posizionamento.Un esempio citato nel dibattito online è l’adozione del prodotto in edizione limitata da parte di Hamerica’s, che lo ha presentato come “UFO Burger” con una comunicazione social dedicata e una data di lancio indicata al 6 novembre, valorizzando il tema “atterra” e la logica della disponibilità limitata.La finestra temporale di novembre 2025 viene richiamata anche in ricostruzioni e commenti che descrivono l’arrivo del formato in alcune città italiane proprio in quel periodo, sottolineando come la tracciabilità della “prima volta” sia resa difficile dalla natura social del fenomeno e dalla tendenza di più locali a rivendicare un primato comunicativo.In parallelo si muovono format più strutturati che hanno provato a trasformare la moda in modello replicabile, come Sferico, progetto che si presenta come franchising legato al tema della sfericità e che associa l’UFO Burger a un’identità di marca, richiamando l’origine coreana della “novità” e proponendola come esperienza “spaziale” da portare sul territorio.Il punto centrale, però, resta la natura ibrida del prodotto: lo UFO Space Burger non è un ingrediente specifico, ma un contenitore tecnico che può ospitare combinazioni differenti, dalla carne al pollo fino a varianti più creative, purché la costruzione e la pressatura consentano di ottenere la chiusura e l’anello esterno, cioè i due tratti che lo rendono immediatamente identificabile in foto e video.Questo spiega anche la velocità con cui il formato si adatta ai menù locali: non richiede necessariamente un cambio radicale di materie prime, ma l’introduzione di un gesto e di un attrezzo, e infatti la diffusione è stata accompagnata anche dalla comparsa di presse e gadget per replicare il panino sigillato in casa, un’estensione naturale di ogni trend che nasce e cresce tra reel e tutorial.La narrazione social, in questo caso, ha un ruolo operativo oltre che promozionale, perché il valore del prodotto si gioca in pochi secondi: si vede il panino prima chiuso, poi la lama che affonda, quindi la sezione che rivela gli strati, e questa sequenza diventa un format ripetibile che alimenta curiosità e confronto, spesso indipendentemente dall’originalità della ricetta.La stessa ambiguità terminologica tra “UFO Burger” e “Space Burger” fotografa una diffusione non centralizzata, in cui il naming cambia in base al tono della comunicazione e al contesto del locale, ma la sostanza rimane la medesima: un hamburger pressato e sigillato, pensato per essere più pulito da mangiare e più efficace da mostrare.Nel dibattito che accompagna ogni moda gastronomica, torna anche la questione dell'”autenticità” e dell’origine, ma per un oggetto così legato alla riproduzione social è difficile stabilire una genealogia lineare sul territorio italiano, e infatti circolano ricostruzioni che mettono in fila Corea del Sud, video del 2021 e arrivi scaglionati, senza che emerga un unico luogo certificabile come “primo”.Ciò che appare più chiaro è invece il motivo per cui lo UFO Space Burger stia conquistando l’attenzione: offre un elemento di novità immediatamente visibile, fornisce una risposta pratica al problema del “burger che si smonta” e si presta a diventare contenuto, cioè un prodotto pensato fin dall’inizio per vivere anche fuori dal piatto, nella timeline.In questo senso, l’UFO Space Burger non racconta soltanto una tendenza di consumo, ma un passaggio della ristorazione contemporanea in cui tecnica, comunicazione e gestualità si intrecciano: la pressatura è un gesto di cucina, la sigillatura è una promessa di praticità, la forma “a disco” è un marchio visivo, e la somma di questi fattori spiega la rapidità con cui un panino può trasformarsi in fenomeno nazionale.“Un panino pensato per restare chiuso, ma soprattutto per farsi vedere aperto”: è questa la logica, implicita e ripetuta nei racconti online, che oggi accompagna lo UFO Space Burger nel suo percorso di diffusione in Italia. ‘