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Pandori senza glutine, Nuova Estensione del Richiamo: Nuovi Lotti Coinvolti

Si amplia il richiamo precauzionale dei pandori senza glutine prodotti dalla Zero+4 Srl di Desio dopo che un'ispezione dell'ATS Brianza ha rilevato frammenti di teflon dagli stampi di cottura nell'impasto, coinvolgendo oltre trenta prodotti di marchi Vergani, Piaceri Mediterranei, Novaldo e Senza Peccato.
8 Gennaio 2026, 15:24
Pandori senza glutine, Nuova Estensione del Richiamo: Nuovi Lotti Coinvolti
Anelli di Zucchine
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Si estende progressivamente il richiamo precauzionale dei pandori senza glutine. Dopo i primi provvedimenti adottati dal Ministero della Salute nei confronti di diversi lotti prodotti nello stabilimento brianzolo della Zero+4 Srl, i supermercati Coop hanno pubblicato ulteriori comunicazioni riguardanti nuove confezioni a marchio Senza Peccato. La vicenda, che ha preso avvio il 31 dicembre con un’ispezione dell’Agenzia di Tutela della Salute della Brianza presso lo stabilimento di Desio, in provincia di Monza e Brianza, ha portato al ritiro dal mercato di oltre trenta prodotti commercializzati con differenti marchi.

La problematica riscontrata riguarda la presenza di residui del rivestimento in PTFE, comunemente noto come teflon, proveniente dagli stampi utilizzati nella fase di cottura. Durante le verifiche condotte dagli ispettori della Struttura Sicurezza Alimentare dell’ente sanitario lombardo, è emerso che gli stampini da forno si sfaldavano durante il processo di cottura ad alte temperature, rilasciando frammenti di materiale antiaderente che rimanevano aderenti alla superficie dei dolci natalizi. Tale circostanza ha configurato un rischio fisico concreto per i consumatori, rendendo necessario l’immediato sequestro dei prodotti presenti nello stabilimento e l’attivazione delle procedure di richiamo per quelli già immessi sul mercato e distribuiti attraverso la grande distribuzione organizzata.

I prodotti coinvolti nel richiamo appartengono a quattro marchi differenti, tutti realizzati dalla medesima azienda produttrice nello stabilimento ubicato in via Lavoratori Autobianchi a Desio. Il marchio Piaceri Mediterranei risulta interessato con sei diverse referenze: il pandoro senza glutine al pistacchio da 700 grammi con termini minimi di conservazione compresi tra il 29 gennaio e il 26 febbraio 2026, il pandoro al caramello salato da 700 grammi con scadenza al 23 febbraio 2026, il pandoro con crema al limone da 700 grammi con termini tra il 18 febbraio e il 13 aprile 2026, il pandoro con crema al cioccolato sempre da 700 grammi con date dal 18 febbraio al 18 aprile 2026, il pandoro senza lattosio da 650 grammi con scadenze dal 12 febbraio al 26 febbraio 2026, e infine il dolce di Natale aproteico Apromé da 650 grammi con termine minimo al 5 aprile 2026.

Per quanto concerne il marchio Novaldo, il richiamo riguarda tre tipologie di prodotto: il pandoro senza glutine farcito al pistacchio da 600 grammi con scadenza al 5 marzo 2026, il pandoro farcito al cioccolato da 600 grammi con identico termine di conservazione, e il pandoro classico senza lattosio da 500 grammi sempre con scadenza fissata al 5 marzo 2026. Il brand Vergani presenta invece il pandoro classico senza glutine da 600 grammi in due diverse confezioni: quella verde con il lotto numero 224088 e scadenza all’8 maggio 2026, già segnalato anche dalla catena Esselunga, e quella azzurra con i lotti 217666 e 229560 e termini minimi di conservazione compresi tra l’8 aprile e il 28 maggio 2026, comunicati anche da Iper, Eataly e Conad.

L’ultimo aggiornamento riguarda proprio il marchio Senza Peccato, per il quale Coop ha diffuso il richiamo precauzionale di due prodotti: il pandoro classico senza glutine e senza lattosio in confezioni da 500 grammi con termini minimi di conservazione compresi tra il 18 febbraio e l’11 maggio 2026, e il pandoro farcito al cioccolato da 500 grammi con scadenze dal 25 febbraio al 14 marzo 2026. Questo ampliamento del richiamo si inserisce in un quadro già delineato dai precedenti provvedimenti ministeriali, configurando una situazione che interessa un numero considerevole di prodotti destinati a persone con particolari esigenze alimentari, come chi soffre di celiachia o intolleranza al lattosio.

La gravità della situazione è stata sottolineata dalla dottoressa Paola Palmieri, direttore generale dell’Agenzia di Tutela della Salute della Brianza, che ha espresso apprezzamento per la professionalità e la prontezza dimostrate dal personale della Struttura Sicurezza Alimentare nell’individuazione della criticità. La presenza di frammenti di PTFE negli alimenti rappresenta infatti un pericolo per la salute dei consumatori, in quanto l’ingestione di questi residui può comportare rischi fisici. Il politetrafluoroetilene, pur non essendo di per sé classificato come sostanza cancerogena secondo l’American Cancer Society, può risultare problematico quando si degrada o viene ingerito sotto forma di particelle solide, soprattutto se negli stampi utilizzati in produzione erano presenti residui di acido perfluoroottanoico, sostanza considerata possibilmente cancerogena dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e classificata nel gruppo 2B.

Le autorità sanitarie raccomandano vivamente ai consumatori che abbiano acquistato i pandori interessati dal richiamo di non consumarli in alcun modo. I prodotti possono essere restituiti presso il punto vendita dove sono stati acquistati, anche senza presentazione dello scontrino fiscale, per ottenere il rimborso completo o la sostituzione con altro prodotto. La procedura di richiamo alimentare, regolamentata dal Regolamento europeo 178 del 2002, prevede che l’operatore del settore alimentare debba informare tempestivamente l’autorità competente, i clienti commerciali e i consumatori finali attraverso la pubblicazione di avvisi nei punti vendita e sul portale ufficiale del Ministero della Salute, garantendo la completa tracciabilità dei lotti coinvolti.

L’azienda Zero+4 Srl, costituita nel 2009 da un gruppo di maestri pasticceri e tecnici specializzati con esperienza decennale nel settore della pasticceria dietetica, è da oltre quindici anni specializzata nella produzione di dolci senza glutine destinati alla grande distribuzione organizzata italiana ed europea. Lo stabilimento di Desio, che impiega circa quaranta persone tra uffici e produzione, è certificato secondo gli standard internazionali IFS e BRC, certificazioni richieste dalla grande distribuzione per garantire alti livelli di sicurezza alimentare e qualità dei processi produttivi. I prodotti dell’azienda brianzola vengono commercializzati in Italia con i marchi Senza Peccato e all’estero con il brand Dessert Manifattura Milano, raggiungendo mercati in Germania, Austria, Belgio, Olanda, Polonia, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovenia, America e Australia.

La vicenda solleva interrogativi sulla gestione dei controlli qualità all’interno dello stabilimento produttivo e sulla tempestività nell’identificazione delle criticità legate al deterioramento degli strumenti di cottura. L’Agenzia di Tutela della Salute ha disposto il sequestro probatorio dei prodotti ancora presenti nello stabilimento, ha trasmesso la notizia di reato all’autorità giudiziaria e ha avviato le procedure sanzionatorie nei confronti dell’operatore del settore alimentare per la mancata identificazione e gestione del pericolo. Parallelamente, sono state attivate le procedure di richiamo dei prodotti già distribuiti, con tempestiva informazione degli uffici competenti regionali e ministeriali, assicurando tracciabilità, coordinamento istituzionale e rapidità di intervento.

Secondo le stime dell’Agenzia di Tutela della Salute, circa diecimila pandori sarebbero attualmente in circolazione sul territorio nazionale, con una distribuzione che interessa non soltanto la Lombardia ma anche altre regioni italiane attraverso le principali catene della grande distribuzione organizzata. Il Fatto Alimentare, portale specializzato nella segnalazione di richiami e allerte alimentari, ha comunicato che dal primo gennaio 2026 sono stati registrati sei richiami per un totale di trentaquattro prodotti di diverse aziende e marchi, evidenziando come la problematica dei pandori senza glutine rappresenti una porzione significativa delle allerte alimentari di inizio anno.

La questione assume particolare rilevanza considerando che i prodotti richiamati sono destinati a persone con celiachia o intolleranza al lattosio, categorie di consumatori che già affrontano limitazioni significative nelle scelte alimentari e che ripongono particolare fiducia nei prodotti certificati come sicuri e idonei alle proprie esigenze nutrizionali. La celiachia colpisce circa l’uno per cento della popolazione italiana, rendendo indispensabile il consumo di alimenti privi di glutine per evitare danni all’intestino tenue. La presenza di prodotti non conformi agli standard di sicurezza alimentare in questo segmento di mercato rappresenta quindi non soltanto un rischio sanitario, ma anche una violazione della fiducia dei consumatori che si affidano alle certificazioni e ai controlli previsti dalla normativa europea.

Il settore dei prodotti senza glutine ha registrato negli ultimi anni una crescita costante, sia per l’aumento delle diagnosi di celiachia sia per la diffusione di scelte alimentari orientate verso regimi dietetici percepiti come più salutari. Le aziende che operano in questo comparto sono tenute al rispetto di rigorosi protocolli produttivi per evitare contaminazioni crociate con il glutine e garantire che i livelli di questa proteina non superino i venti milligrammi per chilogrammo, soglia stabilita dalla normativa europea per poter etichettare un prodotto come senza glutine. La presenza di frammenti di materiale proveniente dagli stampi di cottura rappresenta una problematica differente rispetto alla contaminazione da glutine, ma altrettanto grave in termini di sicurezza alimentare, configurando un rischio fisico anziché chimico o biologico.

Le procedure di ritiro e richiamo degli alimenti non conformi costituiscono uno strumento fondamentale nel sistema di sicurezza alimentare europeo, basato sul principio della responsabilità primaria degli operatori del settore alimentare nella garanzia della sicurezza dei prodotti immessi sul mercato. Il Regolamento 178 del 2002 stabilisce infatti che quando un operatore ritiene che un alimento non sia conforme ai requisiti di sicurezza, deve immediatamente avviare le procedure per ritirarlo dal mercato, informare le autorità competenti e i consumatori finali, e collaborare con le autorità nelle azioni intraprese per evitare o ridurre i rischi causati dall’alimento che ha fornito. La pubblicazione degli avvisi di richiamo sul portale del Ministero della Salute rappresenta lo strumento ufficiale attraverso cui i consumatori vengono informati dei prodotti potenzialmente pericolosi, consentendo loro di verificare se hanno acquistato prodotti interessati dal richiamo e di adottare le opportune precauzioni.

La questione dei rivestimenti antiaderenti in PTFE utilizzati nell’industria alimentare non è nuova nel dibattito sulla sicurezza alimentare. Il politetrafluoroetilene, brevettato negli anni Trenta del Novecento e commercializzato con il nome Teflon, ha rappresentato una rivoluzione tecnologica nell’ambito delle superfici antiaderenti, trovando applicazione non soltanto nelle padelle e pentole domestiche ma anche negli stampi industriali utilizzati per la cottura di prodotti da forno. La questione critica non riguarda tanto il PTFE in sé, quanto piuttosto i composti chimici utilizzati nella sua produzione, in particolare l’acido perfluoroottanoico, sostanza che diversi studi hanno associato a effetti negativi sulla salute umana, tra cui un possibile aumento del rischio di alcuni tipi di tumore, malattie della tiroide, ipercolesterolemia e altre patologie.

Molti produttori hanno progressivamente eliminato l’utilizzo del PFOA nei processi di produzione del PTFE, adottando formulazioni alternative considerate più sicure. Tuttavia, i rivestimenti antiaderenti rimangono soggetti a deterioramento nel tempo, soprattutto quando esposti ripetutamente ad alte temperature, come avviene negli stampi industriali utilizzati per la cottura di prodotti da forno. La situazione riscontrata nello stabilimento di Desio evidenzia proprio questa problematica: gli stampi utilizzati per la produzione dei pandori si sfalda durante la cottura, rilasciando frammenti che aderivano alla superficie del prodotto finito. Questa circostanza suggerisce una mancata manutenzione o sostituzione degli strumenti di cottura, oltre a possibili carenze nei controlli qualità interni volti a individuare tempestivamente la presenza di corpi estranei nei prodotti finiti.

Il caso dei pandori senza glutine si inserisce in un quadro più ampio di richiami alimentari che hanno caratterizzato l’inizio del 2026. Oltre ai dolci natalizi, il Ministero della Salute ha infatti diffuso il richiamo precauzionale di diversi lotti di mozzarella di bufala campana DOP per sospetto superamento dei limiti di legge relativi all’aflatossina M1, micotossina che può svilupparsi nel latte e nei suoi derivati quando gli animali vengono nutriti con mangimi contaminati da funghi del genere Aspergillus. L’aflatossina M1 è classificata come sostanza potenzialmente cancerogena e il suo consumo oltre determinati limiti può comportare rischi per la salute umana, in particolare per il fegato. Anche in questo caso, le autorità hanno disposto il ritiro precauzionale dei prodotti e raccomandato ai consumatori di non consumare le confezioni appartenenti ai lotti segnalati.

La questione della sicurezza alimentare rimane centrale nelle politiche europee e nazionali di tutela della salute pubblica. Il sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi, istituito a livello europeo, consente uno scambio rapido di informazioni tra gli Stati membri quando vengono individuati rischi diretti o indiretti per la salute umana derivanti dal consumo di alimenti o mangimi. Questo sistema permette di coordinare le azioni di ritiro e richiamo a livello transnazionale quando i prodotti interessati sono stati distribuiti in più paesi, garantendo una risposta rapida ed efficace alle emergenze alimentari. Nel caso specifico dei pandori senza glutine prodotti dalla Zero+4 Srl, la distribuzione dei prodotti riguarda principalmente il mercato italiano, sebbene l’azienda commercializzi abitualmente i propri prodotti anche all’estero attraverso diverse catene della grande distribuzione organizzata europea.

I consumatori che hanno acquistato i pandori appartenenti ai lotti richiamati e che li hanno già consumati, anche parzialmente, prima della diffusione degli avvisi di richiamo possono rivolgersi al proprio medico curante per segnalare eventuali disturbi o preoccupazioni legate all’ingestione di possibili frammenti di materiale estraneo. In caso di ingestione di piccole particelle di PTFE, generalmente il materiale attraversa il tratto gastrointestinale senza essere assorbito dall’organismo, ma la presenza di frammenti di dimensioni maggiori potrebbe teoricamente causare irritazioni o lesioni meccaniche delle mucose. L’entità del rischio dipende dalla quantità e dalle dimensioni dei frammenti eventualmente presenti nei singoli prodotti, informazioni che non sono state specificate negli avvisi di richiamo pubblicati dal Ministero della Salute.

La vicenda solleva interrogativi anche sul ruolo delle certificazioni internazionali di sicurezza alimentare come BRC e IFS, di cui lo stabilimento di Desio risulta dotato. Questi standard, sviluppati e sostenuti dalla grande distribuzione organizzata, definiscono requisiti rigorosi per la corretta gestione degli aspetti igienici in tutte le fasi dei processi di gestione, produzione e distribuzione dell’industria di trasformazione alimentare. Le certificazioni prevedono l’applicazione delle buone pratiche di fabbricazione, l’adozione di un sistema HACCP completo, l’implementazione di un sistema qualità documentato, il controllo di prodotto e di processo, e l’esistenza di specifiche dettagliate per materie prime, prodotto finito e materiali di imballaggio. Il fatto che una criticità così significativa sia sfuggita ai controlli interni fino all’ispezione dell’Agenzia di Tutela della Salute pone questioni sulla reale efficacia dei sistemi di autocontrollo implementati dall’azienda e sulla frequenza e profondità degli audit condotti dagli enti di certificazione.

La risposta delle autorità sanitarie al problema riscontrato è stata tempestiva e conforme ai protocolli previsti dalla normativa vigente. L’immediato sequestro dei prodotti presenti nello stabilimento, la trasmissione della notizia di reato all’autorità giudiziaria, l’avvio delle procedure sanzionatorie e l’attivazione del richiamo dei prodotti già distribuiti rappresentano le azioni standard previste in situazioni di questo tipo, finalizzate a minimizzare l’esposizione dei consumatori a prodotti potenzialmente pericolosi e a responsabilizzare gli operatori del settore alimentare nel garantire la sicurezza dei prodotti immessi sul mercato. La pubblicazione degli avvisi di richiamo sul portale del Ministero della Salute e la diffusione della cartellonistica nei punti vendita delle catene coinvolte costituiscono gli strumenti principali attraverso cui l’informazione raggiunge i consumatori finali, consentendo loro di verificare se hanno acquistato prodotti interessati dal richiamo e di restituirli per ottenere il rimborso o la sostituzione.