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Maxi richiamo di latte formulato Nestlé in Italia: tutti i dettagli sui lotti interessati

Nestlé ha avviato in Italia e in Europa un richiamo volontario e precauzionale di numerosi lotti di latte formulato per neonati, per la possibile presenza della tossina cereulide prodotta da Bacillus cereus, senza casi confermati di malattia ma con il ritiro di prodotti Nan, Nidina, Prenan e formule specialistiche per garantire la massima tutela della salute infantile.
8 Gennaio 2026, 15:45
Maxi richiamo di latte formulato Nestlé in Italia: tutti i dettagli sui lotti interessati
Anelli di Zucchine
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Un maxi richiamo precauzionale di latte formulato per l’infanzia a marchio Nestlé sta interessando in queste ore anche il mercato italiano, dopo le verifiche condotte dalle autorità sanitarie europee su un ingrediente risultato potenzialmente contaminato da una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus, la cereulide, sostanza associata a episodi di intossicazione alimentare acuta con sintomi gastrointestinali come nausea e vomito.L’azienda ha annunciato un richiamo volontario e su larga scala di numerosi lotti di formule per lattanti e prodotti specifici per neonati, precisando che si tratta di una misura assunta in applicazione del principio di precauzione e che, allo stato attuale, non risultano casi confermati di malattia correlati al consumo dei prodotti coinvolti.

Secondo quanto comunicato da Nestlé Italiana in una nota diffusa il 5 gennaio 2026, il provvedimento riguarda alcuni lotti di prodotti formulati per l’infanzia commercializzati nel nostro Paese, con interessamento in particolare delle linee di latte per neonati a marchio Nan, Nidina e Prenan, che rappresentano una parte significativa del mercato delle formule per lattanti in Italia. L’azienda, in stretto coordinamento con le autorità competenti, ha pubblicato sul proprio sito l’elenco dei lotti oggetto di richiamo, corredato da immagini delle confezioni per facilitarne l’immediato riconoscimento da parte delle famiglie e degli operatori del settore, invitando esplicitamente i consumatori a non utilizzare i prodotti interessati e a restituirli nei punti vendita.

Il richiamo non si limita al solo territorio italiano, ma si inserisce in un’operazione di portata europea, che coinvolge oltre dieci stabilimenti di produzione nel mondo e più di 800 prodotti, commercializzati con denominazioni diverse a seconda dei mercati nazionali, come Beba e Alfamino in Germania e in altri Paesi. L’intervento è stato innescato da controlli effettuati dalle autorità austriache, che hanno rilevato in due lotti tracce di cereulide, la tossina emetica associata a Bacillus cereus, sebbene in concentrazioni giudicate talmente basse da non costituire, secondo il Ministero della Salute austriaco, un pericolo concreto per la salute pubblica; la dimensione della filiera coinvolta ha tuttavia spinto Nestlé ad ampliare il raggio del richiamo a titolo strettamente cautelativo.

L’origine del problema viene ricondotta a un difetto tecnico nelle procedure di pulizia presso un fornitore esterno, che avrebbe determinato la contaminazione microbiologica di uno degli ingredienti chiave impiegati nella produzione delle formule per l’infanzia, in particolare degli oli di acido arachidonico e di alcune miscele lipidiche utilizzate per completare il profilo nutrizionale dei prodotti destinati ai neonati. Nestlé ha reso noto di avere avviato verifiche approfondite su tali ingredienti lungo l’intera catena di approvvigionamento e di avere bloccato in via preventiva l’utilizzo dei lotti sospetti, estendendo poi il richiamo a tutti i prodotti che potrebbero averne fatto uso nel periodo temporale interessato.

L’elemento centrale di preoccupazione riguarda la cereulide, una tossina termostabile prodotta da ceppi di Bacillus cereus capaci di dare luogo a forme di intossicazione alimentare, caratterizzate in genere da un quadro sintomatologico rapido con comparsa di nausea, vomito e crampi addominali, spesso entro poche ore dall’ingestione dell’alimento contaminato. Le autorità sanitarie britanniche, citate nei resoconti internazionali, hanno sottolineato che questa tossina non viene verosimilmente inattivata dall’uso di acqua bollente né dalla normale preparazione del latte in polvere, una caratteristica che aumenta l’attenzione da parte dei servizi di sicurezza alimentare quando la possibile esposizione riguarda categorie vulnerabili come i lattanti.

Nonostante queste considerazioni di carattere microbiologico, i livelli di cereulide rilevati nei lotti analizzati risultano, secondo le autorità che hanno condotto le indagini, inferiori alle soglie considerate critiche e non risultano, al momento, segnalazioni di disturbi o ricoveri collegabili direttamente al consumo dei prodotti Nestlé oggetto di richiamo. La stessa azienda ribadisce che la scelta di procedere al ritiro dal mercato è stata assunta in assenza di casi clinici confermati, con l’obiettivo di garantire il massimo livello di tutela possibile in una fascia di popolazione particolarmente delicata come quella dei neonati, in cui anche rischi potenziali vengono valutati con estrema cautela dalle autorità regolatorie.

Il provvedimento odierno si colloca nel solco di una serie di interventi analoghi avviati negli ultimi mesi, a partire dal dicembre 2025, quando erano stati richiamati in Italia due lotti di latte in polvere Nidina Optipro 1 per una possibile contaminazione microbiologica, con successiva estensione dei richiami a livello europeo per altre varianti di latte artificiale a marchio Nestlé. Anche in quella occasione, come ricordato dagli avvisi del Ministero della Salute e dai comunicati dell’azienda, la ragione indicata era una potenziale deviazione microbiologica dell’ingrediente, senza evidenze di patologie attribuibili ai prodotti distribuiti, ma con l’esplicita raccomandazione ai consumatori di non utilizzare le confezioni interessate e di restituirle ai punti vendita per il rimborso o la sostituzione.

In parallelo a questi episodi, negli anni recenti il tema della sicurezza del latte formulato per lattanti è stato al centro di altre allerte internazionali legate a differenti contaminanti microbiologici, come il batterio Cronobacter sakazakii o i casi di botulismo infantile associati a formule prodotte da altre aziende, circostanze che hanno contribuito a sensibilizzare ulteriormente autorità e industria sulla necessità di interventi rapidi e di ampio respiro in presenza anche solo di sospetti di contaminazione. Il richiamo lanciato in questi giorni da Nestlé si inserisce quindi in un contesto regolatorio in cui i controlli sui prodotti destinati alla prima infanzia risultano particolarmente stringenti e prevedono procedure codificate di comunicazione al pubblico, di tracciabilità dei lotti e di ritiro tempestivo dalle catene distributive al primo emergere di criticità lungo la filiera produttiva.

Nel caso specifico del mercato italiano, gli operatori della distribuzione sono stati chiamati a rimuovere dagli scaffali tutte le confezioni corrispondenti ai lotti indicati da Nestlé, sia per quanto riguarda il latte in polvere sia le formulazioni pronte all’uso in forma liquida, con conseguente aggiornamento dei sistemi di tracciabilità interni e delle comunicazioni esposte al pubblico nei punti vendita. Le autorità sanitarie nazionali, sulla scorta delle informazioni condivise a livello europeo, monitorano l’andamento della situazione, mantenendo i canali di segnalazione aperti per eventuali casi sospetti e verificando che le procedure di richiamo vengano rispettate in modo uniforme sull’intero territorio, inclusi i piccoli esercizi e le farmacie che commercializzano formule specialistiche per neonati con bisogni nutrizionali particolari.

Un ulteriore aspetto di rilievo riguarda i prodotti rivolti a neonati con condizioni specifiche, come le formule destinate ai bambini allergici o prematuri, ambito in cui Nestlé ha disposto richiami aggiuntivi per alcuni lotti di latte formula dedicato, sempre con il medesimo riferimento al possibile rischio legato alla presenza di cereulide. In questi segmenti particolarmente sensibili, il ritiro dei prodotti assume un impatto significativo sull’organizzazione delle forniture ospedaliere e sull’approvvigionamento da parte delle famiglie, rendendo necessario un dialogo costante fra strutture sanitarie, produttore e autorità regolatorie per garantire soluzioni alternative sicure e tempestive.

Nestlé, nel proprio comunicato, sottolinea di avere rafforzato i protocolli interni di qualità e sicurezza, con un ampliamento dei controlli sui fornitori e sugli ingredienti considerati a rischio, nonché con la revisione delle procedure di pulizia e sanificazione degli impianti lungo la catena produttiva. L’azienda afferma di mantenere un contatto diretto con le autorità di sicurezza alimentare dei vari Paesi coinvolti, mettendo a disposizione i risultati delle analisi effettuate e aggiornando progressivamente l’elenco dei lotti richiamati, in modo da garantire una copertura quanto più possibile completa anche in presenza di una filiera articolata su scala globale.

Per le famiglie che hanno acquistato latte formulato Nestlé nelle ultime settimane, l’indicazione è di verificare con attenzione la data di scadenza, il numero di lotto e la denominazione del prodotto riportati sulla confezione, confrontandoli con le informazioni pubblicate sui canali ufficiali dell’azienda e sui portali istituzionali, e di evitare l’utilizzo dei prodotti eventualmente rientranti nel richiamo, seguendo le istruzioni per la restituzione. Sul piano sanitario, le autorità ribadiscono l’importanza di segnalare eventuali disturbi gastrointestinali insorti dopo il consumo di formule per lattanti, pur in assenza di un collegamento certo con i lotti coinvolti, in modo da consentire una sorveglianza epidemiologica accurata in una fase in cui il richiamo viene attuato proprio per prevenire la comparsa di casi clinici legati all’esposizione alla tossina cereulide.

L’episodio contribuisce a riportare al centro del dibattito la questione dei controlli sugli ingredienti utilizzati nelle formule per lattanti, settori in cui le catene di fornitura globali, la specializzazione produttiva degli stabilimenti e l’uso di componenti funzionali ad alto valore nutrizionale richiedono sistemi di monitoraggio sempre più sofisticati e integrati a livello internazionale. In questo quadro, l’azione di richiamo adottata da Nestlé, pur in assenza di casi di malattia associati, rappresenta un banco di prova per l’efficacia delle procedure di tracciabilità, per la trasparenza nella comunicazione ai consumatori e per la capacità di coordinamento tra autorità nazionali e operatori privati nel gestire in modo rapido e rigoroso ogni sospetta criticità legata alla sicurezza alimentare dei prodotti destinati ai più piccoli.