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Si Allarga il Richiamo dei Pandori: Nuovi Lotti e Marchi Interessati

Migliaia di pandori di diversi marchi ritirati dal commercio per presenza di frammenti di teflon dagli stampi di cottura: l'intervento dell'ATS Brianza nello stabilimento di Desio.
5 Gennaio 2026, 14:37
Si Allarga il Richiamo dei Pandori: Nuovi Lotti e Marchi Interessati
Anelli di Zucchine
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Un’operazione di vasta portata ha coinvolto la filiera dolciaria italiana nei primissimi giorni del 2026, con il ritiro dal mercato di migliaia di pandori prodotti in uno stabilimento della Brianza. Il Ministero della Salute ha disposto il richiamo immediato di numerosi lotti di pandoro commercializzati sotto diversi marchi, tutti accomunati da una criticità produttiva che configura un rischio fisico per i consumatori: la presenza di frammenti di rivestimento antiaderente degli stampi di cottura all’interno dell’impasto.

L’allerta ha avuto origine da un’ispezione condotta il 31 dicembre 2025 dagli ispettori della Struttura Sicurezza Alimentare dell’Agenzia di Tutela della Salute della Brianza presso lo stabilimento della ditta Zero+4 Srl, situato a Desio, in provincia di Monza e Brianza. Durante i controlli ufficiali, i tecnici hanno accertato una grave non conformità igienico-sanitaria, rilevando la presenza di corpi estranei all’interno dei pandori destinati alla grande distribuzione organizzata. Gli approfondimenti effettuati sul posto hanno permesso di identificare la causa del problema nell’utilizzo scorretto di stampini da forno non idonei alla produzione su scala industriale.

Secondo quanto riportato nella nota ufficiale dell’Agenzia di Tutela della Salute, durante la fase di cottura gli stampi si sfaldavano, rilasciando frammenti di materiale che rimanevano aderenti al prodotto finito. La sostanza in questione è il PTFE, politetrafluoroetilene, comunemente noto come teflon, utilizzato come rivestimento antiaderente negli stampi industriali. Il deterioramento di questi strumenti durante il processo produttivo ha configurato un concreto rischio per la sicurezza dei consumatori, portando all’adozione immediata di provvedimenti straordinari. Gli ispettori hanno disposto il sequestro probatorio dei prodotti ancora presenti nello stabilimento, trasmesso la notizia di reato all’Autorità Giudiziaria e avviato le procedure sanzionatorie nei confronti dell’operatore del settore alimentare per la mancata identificazione e gestione del pericolo.

Parallelamente, in un’ottica di massima tutela della salute pubblica, sono state attivate le procedure di richiamo dei prodotti già immessi sul mercato, con la tempestiva informazione degli uffici competenti regionali e ministeriali. Le stime parlano di circa diecimila pandori potenzialmente contaminati già distribuiti nei supermercati e nei punti vendita della grande distribuzione, non solo in Lombardia ma anche in altre regioni italiane. L’operazione di ritiro ha assunto dimensioni considerevoli, coinvolgendo molteplici marchi commerciali che si rifornivano dallo stesso stabilimento produttivo.

Il primo richiamo pubblicato sul portale del Ministero della Salute il 2 gennaio 2026, sebbene faccia riferimento a due provvedimenti datati 31 dicembre 2025, riguarda il pandoro classico Vergani senza glutine, venduto in confezioni da 600 grammi. Il prodotto è stato confezionato dalla ditta dolciaria Zero+4 Srl per conto di Vergani Srl di Milano. L’azione precauzionale interessa un numero consistente di lotti, tutti quelli con data di scadenza o termine minimo di conservazione compreso tra l’8 aprile 2026 e il 28 maggio 2026. Il motivo del richiamo, specificato chiaramente negli avvisi ministeriali, è la presenza di residui del rivestimento PTFE dello stampo di cottura, con conseguente rischio fisico per chi consuma il prodotto.

Nei giorni successivi, l’allerta si è progressivamente allargata, coinvolgendo altri marchi e tipologie di pandoro prodotti nello stesso stabilimento di Desio. Tra i prodotti richiamati figurano diverse varianti commercializzate con il marchio Piaceri Mediterranei, tutte caratterizzate dalla medesima problematica. Il pandoro al pistacchio Piaceri Mediterranei da 700 grammi è stato ritirato con termine minimo di conservazione compreso tra il 29 gennaio 2026 e il 26 febbraio 2026. Stessa sorte per il pandoro caramello salato Piaceri Mediterranei da 700 grammi, con scadenze analoghe, e per il pandoro crema limone Piaceri Mediterranei da 700 grammi, con termine minimo di conservazione dal 18 febbraio 2026 al 13 aprile 2026.

Altri prodotti del marchio Piaceri Mediterranei interessati dal richiamo includono il pandoro senza lattosio da 650 grammi, con date di scadenza dal 12 febbraio 2026 al 26 febbraio 2026, e il pandoro crema cioccolato da 700 grammi, con termine minimo di conservazione dal 18 febbraio 2026 al 18 aprile 2026. Anche l’Apromé pandoro dolce di natale Piaceri Mediterranei da 650 grammi, con scadenza al 5 aprile 2026, è stato oggetto di richiamo precauzionale da parte del Ministero della Salute.

L’operazione ha coinvolto anche il marchio Novaldo, con il ritiro dal mercato del pandoro farcito al pistacchio da 600 grammi con termine minimo di conservazione al 5 marzo 2026, del pandoro farcito al cioccolato da 600 grammi con identica scadenza, e del pandoro classico senza lattosio da 500 grammi, anch’esso con scadenza al 5 marzo 2026. Tutti questi prodotti condividono lo stesso stabilimento di produzione e la medesima problematica legata al deterioramento degli stampi di cottura durante il processo produttivo.

Il politetrafluoroetilene, meglio conosciuto come teflon, è un materiale ampiamente utilizzato nell’industria alimentare per le sue proprietà antiaderenti. Tuttavia, la sua presenza accidentale negli alimenti costituisce un rischio fisico per i consumatori. Sebbene il PTFE sia considerato chimicamente stabile e inerte a temperature normali, l’ingestione di frammenti solidi può rappresentare un pericolo meccanico, con possibili conseguenze per l’apparato digerente. Il materiale non è destinato al consumo umano e la sua presenza negli alimenti configura una violazione delle norme igienico-sanitarie che regolano la produzione industriale di alimenti.

Gli studi scientifici evidenziano che il PTFE, pur non essendo tossico nelle normali condizioni di utilizzo, può diventare pericoloso quando viene sottoposto a temperature elevate, superiori ai 260 gradi Celsius. A queste temperature il materiale inizia a decomporsi, rilasciando fumi potenzialmente nocivi. Tuttavia, nel caso specifico dei pandori richiamati, il rischio non deriva dalla decomposizione termica del materiale, bensì dalla sua presenza fisica sotto forma di frammenti solidi che si sono staccati dagli stampi durante la cottura e sono rimasti inglobati nell’impasto. L’ingestione accidentale di questi frammenti può causare problemi di diversa natura, rendendo necessario il richiamo precauzionale dei prodotti.

La direttrice generale di ATS Brianza, la dottoressa Paola Palmieri, ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dal personale della Struttura Sicurezza Alimentare, sottolineando come episodi di questo tipo confermino il valore dei controlli ufficiali quale presidio fondamentale di prevenzione primaria e tutela della salute pubblica. L’intervento tempestivo degli ispettori ha permesso di bloccare la distribuzione dei lotti contaminati e di avviare rapidamente le procedure di richiamo, limitando l’esposizione dei consumatori al rischio.

Il Ministero della Salute e le aziende coinvolte raccomandano vivamente ai consumatori che hanno acquistato i pandori richiamati di non consumare il prodotto e di riportarlo al punto vendita dove è stato effettuato l’acquisto per ottenere il rimborso. Non è necessario conservare lo scontrino fiscale per procedere alla restituzione, in quanto la presenza del prodotto richiamato è sufficiente per ottenere il rimborso della somma versata. I punti vendita della grande distribuzione sono stati informati dell’operazione di richiamo e sono tenuti a ritirare immediatamente i prodotti dagli scaffali e a rimborsare i clienti che ne fanno richiesta.

Per verificare se il pandoro acquistato rientra tra quelli richiamati, i consumatori devono controllare attentamente l’etichetta del prodotto, prestando particolare attenzione a tre elementi fondamentali: il marchio commerciale, la data di scadenza o termine minimo di conservazione, e il nome del produttore. Tutti i pandori richiamati sono stati confezionati dalla ditta Zero+4 Srl nello stabilimento di via Lavoratori Autobianchi a Desio, in provincia di Monza e Brianza. Questa informazione è riportata sull’etichetta del prodotto e costituisce un elemento identificativo essenziale per individuare le confezioni interessate dal richiamo.

L’episodio solleva interrogativi sulla gestione dei sistemi di autocontrollo nelle industrie alimentari e sull’adeguatezza degli strumenti utilizzati nei processi produttivi. La normativa vigente impone agli operatori del settore alimentare di identificare preventivamente i pericoli potenziali e di adottare misure adeguate per gestirli, nell’ambito dei cosiddetti piani HACCP. Nel caso specifico dello stabilimento di Desio, l’utilizzo di stampini da forno non idonei alla produzione su scala industriale ha configurato una mancata identificazione del pericolo, con conseguenze rilevanti per la sicurezza alimentare e l’avvio di procedure sanzionatorie da parte delle autorità competenti.

L’operazione di richiamo dei pandori contaminati rappresenta un esempio di come il sistema di controllo della sicurezza alimentare in Italia sia strutturato per intervenire rapidamente in caso di rischi per i consumatori. La collaborazione tra le autorità sanitarie locali, gli uffici regionali e il Ministero della Salute ha permesso di garantire la tracciabilità dei prodotti, il coordinamento istituzionale e la rapidità dell’intervento. L’informazione tempestiva ai consumatori attraverso il portale ministeriale dedicato ai richiami alimentari costituisce un elemento fondamentale per la tutela della salute pubblica, permettendo a chiunque abbia acquistato i prodotti interessati di prendere le opportune precauzioni.

La vicenda dei pandori contaminati si inserisce in un quadro più ampio di vigilanza sulla sicurezza alimentare che vede le autorità sanitarie impegnate in controlli sistematici presso gli stabilimenti di produzione. L’ispezione del 31 dicembre 2025 che ha portato al sequestro dei pandori è stata condotta nell’ambito delle attività ordinarie di controllo ufficiale, volte a verificare il rispetto delle norme igienico-sanitarie e la corretta applicazione delle procedure di autocontrollo da parte degli operatori del settore alimentare. Il risultato dell’ispezione ha evidenziato criticità tali da richiedere un intervento immediato e l’attivazione di tutte le procedure previste dalla normativa per la gestione delle non conformità gravi.

Per i consumatori che necessitano di ulteriori chiarimenti o informazioni sui prodotti richiamati, è possibile rivolgersi direttamente al servizio clienti delle aziende coinvolte o consultare il portale del Ministero della Salute, dove sono pubblicati tutti gli avvisi di richiamo e le schede tecniche dei prodotti interessati. Il portale ministeriale rappresenta uno strumento di facile consultazione che permette di verificare in tempo reale la presenza di allerte alimentari e di prendere visione dei dettagli relativi ai lotti richiamati, alle motivazioni del provvedimento e alle modalità di restituzione del prodotto.

L’allargamento progressivo del richiamo nei giorni successivi alla prima segnalazione testimonia l’attenzione delle autorità sanitarie nell’identificare tutti i prodotti potenzialmente interessati dalla medesima problematica produttiva. L’approccio precauzionale adottato dal Ministero della Salute mira a garantire la massima tutela dei consumatori, estendendo il richiamo a tutte le tipologie di pandoro prodotte nello stesso stabilimento e nello stesso periodo temporale in cui si è verificata l’anomalia negli stampi di cottura. Questo metodo permette di minimizzare il rischio residuo e di offrire ai consumatori la certezza che tutti i prodotti potenzialmente contaminati siano stati rimossi dal mercato.

La vicenda dei pandori richiamati rappresenta un caso emblematico di come la sicurezza alimentare dipenda da molteplici fattori, tra cui la qualità degli strumenti utilizzati nei processi produttivi, l’efficacia dei sistemi di autocontrollo aziendale e la tempestività dei controlli ufficiali da parte delle autorità competenti. L’utilizzo di stampini da forno non idonei, che si sono rivelati inadeguati a sostenere le sollecitazioni termiche e meccaniche della produzione industriale, ha innescato una catena di eventi che ha portato alla contaminazione di migliaia di prodotti e al loro ritiro dal mercato. L’episodio evidenzia l’importanza di garantire che tutti gli strumenti e i materiali a contatto con gli alimenti siano conformi agli standard di sicurezza previsti dalla normativa europea e nazionale.

In conclusione, l’operazione di richiamo dei pandori per presenza di corpi estranei costituisce un intervento necessario per tutelare la salute dei consumatori di fronte a un rischio concreto derivante da una non conformità produttiva. Le autorità sanitarie hanno agito con tempestività per bloccare la distribuzione dei prodotti contaminati e per informare capillarmente i consumatori attraverso i canali istituzionali. I cittadini che hanno acquistato i pandori richiamati sono invitati a verificare attentamente le caratteristiche del prodotto in loro possesso, a non consumarlo e a restituirlo al punto vendita per ottenere il rimborso integrale della somma versata, contribuendo così alla tutela della propria salute e di quella della collettività.