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Pandoro Classico Ritirato dal Mercato: Marchio e Lotti Interessati

Il Ministero della Salute dispone il ritiro di lotti di Pandoro Classico senza glutine Vergani per la presenza di frammenti di teflon dovuti al deterioramento degli stampi di cottura.
3 Gennaio 2026, 0:44
Pandoro Classico Ritirato dal Mercato: Marchio e Lotti Interessati
Anelli di Zucchine
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Il Ministero della Salute, attraverso il proprio portale dedicato agli avvisi di sicurezza e ai richiami di prodotti alimentari, ha diffuso nella giornata di venerdì 2 gennaio 2026 una nuova e preoccupante allerta che coinvolge uno dei dolci simbolo delle festività natalizie appena trascorse. Oggetto del provvedimento di ritiro immediato dagli scaffali è il Pandoro Classico Senza Glutine commercializzato con il noto marchio Vergani, un nome storico della tradizione dolciaria milanese, a causa di un grave rischio fisico per i consumatori derivante dalla possibile presenza di corpi estranei all’interno dell’impasto. La notifica, che fa seguito a un’attività ispettiva urgente condotta dalle autorità sanitarie lombarde proprio nelle ultime ore dell’anno, ha fatto scattare le procedure di emergenza per il recupero delle confezioni già distribuite presso la grande distribuzione organizzata e i punti vendita al dettaglio.

Nello specifico, il provvedimento riguarda diverse partite di Pandoro Classico Senza Glutine venduto in confezioni da 600 grammi, prodotte fisicamente non direttamente dall’azienda titolare del marchio, bensì dalla ditta Zero+4 S.r.l. all’interno dello stabilimento situato a Desio, in provincia di Monza e Brianza. I lotti interessati dal richiamo sono identificabili attraverso le date di scadenza o termine minimo di conservazione, che coprono un arco temporale piuttosto ampio compreso tra l’8 aprile 2026 e il 28 maggio 2026. Questa finestra temporale suggerisce che la produzione compromessa sia stata realizzata nel pieno del periodo di massima attività pre-natalizia, quando le linee produttive lavorano a pieno regime per soddisfare la domanda del mercato. L’allerta non è scattata a seguito di segnalazioni da parte dei consumatori, come talvolta accade, bensì grazie all’intervento diretto e tempestivo degli ispettori della Struttura Sicurezza Alimentare dell’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) della Brianza, i quali hanno effettuato un controllo approfondito presso il sito produttivo proprio il 31 dicembre 2025, scoprendo le irregolarità che hanno portato al blocco immediato della merce.

La natura del rischio, classificato come “fisico” nelle schede ufficiali del Ministero, è legata al rinvenimento di frammenti di materiale plastico antiaderente all’interno del prodotto finito. Dalle verifiche tecniche condotte in loco è emerso che gli stampi utilizzati per la cottura dei pandori, rivestiti in PTFE (politetrafluoroetilene, comunemente noto come teflon), versavano in condizioni di deterioramento tali da cedere parti del rivestimento durante il processo di cottura ad alte temperature. Il fenomeno dello sfaldamento della pellicola antiaderente ha fatto sì che piccoli pezzi di materiale si staccassero dalle pareti degli stampi finendo per inglobarsi nell’impasto del dolce in lievitazione, rendendoli di fatto invisibili all’esterno ma potenzialmente pericolosi al momento del consumo. L’ingestione di tali corpi estranei, oltre a rappresentare un rischio immediato di soffocamento o lesioni al cavo orale e all’apparato digerente qualora i frammenti presentino bordi taglienti o dimensioni significative, pone interrogativi anche sulla salubrità chimica del materiale distaccatosi, sebbene la preoccupazione primaria delle autorità in questa fase sia quella di evitare l’assunzione fisica dei residui.

Le conseguenze amministrative e giudiziarie per i responsabili della produzione sono state immediate e severe, proporzionate alla gravità della negligenza riscontrata in una fase così delicata della filiera alimentare. A seguito dell’ispezione di San Silvestro, i funzionari dell’ATS Brianza hanno proceduto al sequestro probatorio di tutte le scorte ancora presenti in magazzino e hanno trasmesso una notizia di reato alla competente Procura della Repubblica, ipotizzando violazioni delle norme sulla sicurezza alimentare e sulla corretta gestione dei processi produttivi. Contestualmente, sono state avviate le procedure sanzionatorie amministrative nei confronti dell’operatore del settore alimentare, al quale viene contestata la mancata identificazione e gestione di un pericolo che avrebbe dovuto essere rilevato attraverso le ordinarie procedure di autocontrollo HACCP, obbligatorie per legge per prevenire esattamente questo tipo di contaminazioni. Il fatto che gli stampi si stessero sgretolando durante la cottura implica, secondo le prime valutazioni, una mancata manutenzione o un utilizzo di attrezzature giunte al termine del loro ciclo vitale senza che venissero tempestivamente sostituite.

L’azienda Vergani, marchio storico che affida parte della sua produzione specializzata (come quella senza glutine) a laboratori terzi certificati, si trova ora a dover gestire una complessa operazione di ritiro dal mercato che coinvolge, secondo le stime diffuse dalla stampa locale brianzola, circa diecimila unità di prodotto potenzialmente già acquistate dai consumatori o presenti nelle dispense delle famiglie italiane dopo le feste. La diffusione del prodotto attraverso i canali della Grande Distribuzione Organizzata rende l’operazione di richiamo particolarmente capillare, richiedendo la collaborazione attiva delle catene di supermercati che devono esporre apposita cartellonistica per avvisare la clientela. Il Ministero della Salute raccomanda tassativamente a chiunque sia in possesso di una confezione di Pandoro Classico Senza Glutine Vergani con le scadenze indicate di non consumare assolutamente il prodotto e di riportarlo al punto vendita d’acquisto, dove si avrà diritto al rimborso o alla sostituzione della merce, anche in assenza dello scontrino fiscale data la natura sanitaria dell’allerta.

Questo episodio riaccende i riflettori sulla cruciale importanza dei controlli ufficiali lungo tutta la filiera agroalimentare, controlli che non si fermano nemmeno durante i giorni di festa e che garantiscono la tutela della salute pubblica intercettando criticità che sfuggono ai sistemi di controllo interni delle aziende. Il caso del pandoro contaminato da teflon evidenzia come la sicurezza alimentare non riguardi esclusivamente gli aspetti microbiologici o la qualità delle materie prime, ma coinvolga anche l’idoneità e la manutenzione degli impianti industriali e dei materiali che entrano in contatto con gli alimenti (MOCA), un ambito tecnico spesso sottovalutato ma capace di generare rischi concreti per l’utente finale. Mentre le indagini proseguiranno per accertare le precise responsabilità e l’estensione temporale del difetto produttivo, resta l’invito alla massima prudenza per i consumatori, affinché verifichino con attenzione i codici e le date riportate sulle confezioni di dolci natalizi ancora da consumare nelle proprie abitazioni.